Le innovazioni tecnologiche hanno pesanti ripercussioni etiche anche nel Sud del mondo.
Gerolamo Fazzini
("Mondo e Missione", Giugno-Luglio 2007)
Nel suo ultimo libro, "Biodifferenze", la nota attivista indiana
Vandana Shiva si scaglia contro l’incalzante processo di brevettazione dei
geni umani in corso. La Shiva si è distinta nelle battaglie in difesa del
diritto all’accesso all’acqua e contro gli "ogm", che l’hanno
resa un’ icona "no-global". Che oggi si muova sulla trincea della
lotta alla manipolazione genetica, è una notizia. Di più: la spia di una nuova
sensibilità.
Lo spettro della schedatura genetica è il tema al centro anche di "Next",
l’ultimo "thriller" e "best-seller" annunciato di Michael
Crichton (il medico-romanziere di "Jurassic Park"), da poco uscito
anche in Italia.
Terza notizia. Nell’Amazzonia brasiliana sta sorgendo un "Centro di
bioetica" promosso dalla diocesi di Belém. Un lusso incomprensibile, dirà
qualcuno: con tutti i problemi più scottanti che assediano il «polmone verde
del mondo»… Padre Fabrizio Meroni, missionario del Pime e responsabile dell’iniziativa,
spiega che il Centro nasce con l’intento di dare corpo a quell’"ecologia
umana" di cui parla la dottrina sociale della Chiesa, nella quale le
istanze della bioetica (a favore della vita umana dal concepimento alla morte
naturale) e la tutela dell’ambiente si uniscono in armonia anziché apparire
ambiti distanti e conflittuali. Tale «ecologia umana» è urgente
elaborare, nel concreto delle situazioni, a ogni latitudine. Amazzonia compresa.
Ancora. è appena uscito per i "tipi" della Emi un ponderoso volume,
"Bioetica, religioni e missioni", che, per la prima volta in modo
organico, affronta il nesso fra l’impegno missionario e le sfide poste dalla
biotecnologia. Lo firmano padre Giuseppe Buono, missiologo, del Pime, e una
docente universitaria, Patrizia Pelosi, che hanno messo le loro rispettive
competenze a servizio di un’unica causa, nell’intento di rispondere a questa
domanda: che ripercussioni hanno sotto il profilo etico le odierne acquisizioni
scientifiche e, soprattutto, le applicazioni tecnologiche sempre più
sorprendenti che toccano vari Paesi del Sud del mondo (Cina, India, Brasile,
Sudafrica…)?
Anche la missione "ad gentes" appare chiamata in causa da queste
trasformazioni, che non sarebbe eccessivo chiamare epocali, veri e propri
«nuovi segni dei tempi». Non si tratta, beninteso, di rendere i missionari
"tuttologi", obbligandoli a misurarsi con la scienza, i suoi
linguaggi, le sue dinamiche… Nemmeno si tratta di abbracciare temi di moda,
quasi che scopo della missione fosse inseguire le novità del momento per il
gusto di essere moderni.
La questione è ben più semplice e seria. Quando parliamo di manipolazioni
genetiche, di tecnologie sempre più sofisticate il cui utilizzo è slegato
da imperativi etici, di multinazionali all’opera per mettere le mani sulle
«chiavi della vita», siamo in presenza di un’emergenza che riguarda da
vicino il cuore dell’umano. Di come oggi conosciamo l’uomo.
Nel recente viaggio del Papa
in Brasile e durante
l’assemblea dei vescovi ad Aparecida il tema della vita, delle minacce vecchie
e nuove all’esistenza umana, è emerso ripetutamente e con forza. Qualche mese
fa, inoltre, è stata annunciata la pubblicazione di un nuovo documento della
Santa Sede in tema di bioetica.
La missione, dunque, non può sottrarsi a questa sfida. Anche perché la
battaglia in difesa dell’umano - dalle mire di una tecnologia arrogante e
invadente e da un mercato sempre più spregiudicato - potrebbe radunare credenti
di varie tradizioni religiose, accomunati dalla medesima persuasione: che,
cioè, l’uomo creatura di Dio non debba superare i limiti posti dal Creatore.
Pena dar forma a un mondo apparentemente più «a immagine dell’uomo» perché
da lui plasmato, manipolato. In realtà, semplicemente e terribilmente, più
"dis-umano".