Singolare intervista di un "leader" della Chiesa patriottica
Specchietti per le allodoleGerolamo
Fazzini
("Avvenire",
25/7/’07)
«Non posso parlare in
questo momento. È un po’ complicato». La prudentissima risposta offerta ieri
da Benedetto
XVI ai
giornalisti circa l’ipotesi – al momento "futuribile" – di un viaggio del
Papa in Cina suggerisce grande cautela nel commentare le reazioni delle
autorità politiche di Pechino dopo la pubblicazione della "Lettera
ai cattolici nella Repubblica popolare cinese".
Una cosa è dato sapere (chi scrive lo ha appreso da diverse fonti autorevoli):
sinora l’accoglienza della Lettera da parte dei "nuovi mandarini" è
stata tutto sommato positiva. Non si sono verificate, almeno sin qui, reazioni
polemiche registratesi in altri casi.
Ha fatto eccezione la dichiarazione all’agenzia cattolica "Ucanews"
di Liu Bainian, formalmente vicepresidente dell’"Associazione patriottica
dei cattolici cinesi", di fatto eminenza grigia dell’organismo creato dal
Partito per controllare la vita dei cattolici cinesi. Nonostante egli sappia
bene (e la Lettera papale affermi chiaramente) che le ordinazioni episcopali
senza autorizzazione pontificia violano la disciplina canonica e rappresentano
un "vulnus" all’unità della Chiesa, il 3 luglio scorso Liu Bainian aveva detto
che «continueremo a eleggere e ordinare i vescovi autonomamente. Nessuno può
fermarci».
Ebbene, lo stesso Liu Bainian ieri al corrispondente da Pechino di "Repubblica" ha
sorprendentemente confidato: «Spero con tutte le mie forze di poter vedere un
giorno il Papa qui a Pechino, a celebrare la Messa per noi cinesi».
Ora, qualsiasi cattolico – cinese o meno – non può non rallegrarsi di
fronte a un auspicio del genere. Se nel gennaio 1998 ebbe luogo un "viaggio
impossibile" come quello nella Cuba di Fidel Castro, non si può proibire
certo alla Provvidenza di prepararci sorprese per il futuro.
Il punto è capire la credibilità di chi formula tale ipotesi. A quel che ci
risulta svolgendo il lavoro giornalistico, diremo che Liu Bainian ha
rappresentato finora più un ostacolo che un acceleratore rispetto alla
normalizzazione della situazione della Chiesa cattolica in Cina. Non più tardi
di due giorni fa, il cardinale Joseph Zen, vescovo di Hong Kong, ci esprimeva
forti riserve sull’operato del vicepresidente dell’Associazione patriottica.
E ne aveva ben donde. Il Liu Bainian che su "Repubblica" proclama «noi
riconosciamo l’autorità unica del Papa in materia di religione» è lo stesso
che avvalla (c’è chi dice ispira) le ordinazioni illegittime di vescovi.
Interpellato dal giornalista Rampini, Liu Bainian concede che «la Santa Sede è
l’unica rappresentante di Gesù in terra e come cattolici dobbiamo seguirla»,
salvo puntualizzare: «Ciò che noi dobbiamo affermare è la nostra indipendenza
politica ed economica, altrimenti resteremo una Chiesa coloniale».
La realtà è profondamente diversa: episcopato e clero cinese sono da tempo
autoctoni, quello che Liu Bainian intende è che la Chiesa deve essere
indipendente, ossia sottomessa al Partito comunista.
Forse al suddetto personaggio, che con l’uscita su uno dei principali
quotidiani italiani cerca di accreditarsi come precursore di nuovi sentieri, non
farebbe male rileggersi attentamente la Lettera di Benedetto XVI. Laddove dice
chiaramente: «La pretesa di alcuni organismi, voluti dallo Stato ed estranei
alla struttura della Chiesa, di porsi al di sopra dei vescovi stessi e di
guidare la vita della comunità ecclesiale, non corrisponde alla dottrina
cattolica. (…) Anche la dichiarata finalità dei suddetti organismi di attuare
"i principi di indipendenza e autonomia, autogestione e amministrazione
democratica della Chiesa", è inconciliabile con la dottrina cattolica, che
fin dagli antichi simboli di fede professa la Chiesa "una, santa, cattolica
e apostolica"». Più chiaro di così…