L’AFRICA TRA GUERRA E CORRUZIONE
Un’esiziale "morsa"
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strangola il Sud del mondo
Gerolamo
Fazzini
("Avvenire",
12/10/’07)
Due mani -
guerra e corruzione – "strangolano" sul nascere lo sviluppo dell’Africa.
Implacabili, attanagliano in una "morsa" il futuro del continente più
"a rischio" del mondo. Finché i Paesi africani e la comunità
internazionale insieme, ognuno con la sua quota di responsabilità, non
scioglieranno quella morsa fatale, il "Rinascimento africano" rimarrà
un’impresa incompiuta.
A conclusioni del genere si arriva ineluttabilmente incrociando la lettura di
due documenti recenti. Il primo, "I miliardi perduti dell’Africa",
è uno studio di "Oxfam", una delle più potenti "Ong" al
mondo: illustra le conseguenze pesantissime, in termini economici - oltre che,
ovviamente, umani - che i numerosi conflitti hanno prodotto negli ultimi anni
sul tessuto sociale del continente. Se i calcoli di "Oxfam" sono
esatti (ma potrebbero essere sbagliati per difetto…), negli ultimi 15 anni
(tra il 1990 e il 2005) i costi delle guerre che hanno sconvolto 23 Paesi
africani - ammonterebbero a circa 290 miliardi di dollari. Una cifra
"astronomica", ma verosimile se si tien conto delle spese militari,
dei contraccolpi terribili sulla sanità, delle ripercussioni gigantesche sullo
sviluppo e sull’istruzione. Quando un Paese sciupa la sua "meglio
gioventù" facendole imbracciare un "kalashnikov" anziché
indossare una tuta o un camice, i risultati non possono che essere disastrosi,
persino paradossali. Già, perché quei 290 miliardi di dollari sono una somma
che si avvicina a quella stanziata con gli aiuti internazionali.
Non meno inquietante l’ultimo rapporto dell’"Unctad" dedicato allo
sviluppo economico in Africa. Non è una novità che molti dittatori e politici
africani abbiano accumulato beni nell’ordine di milioni di dollari o euro,
specie quanti possono contare su risorse naturali che, opportunamente gestite,
potrebbero invece assicurare alla popolazione uno "standard" dignitoso
di vita. Pensiamo all’Angola, uscita da una lunga guerra civile: con la
vendita del petrolio, di cui è molto ricca, avrebbe la possibilità di
risollevarsi in pochi anni dalla miseria. Oppure al "gigante-Nigeria",
in testa alle classifiche mondiali per produzione di "oro nero", ma
incapace di innestare un circolo virtuoso. L’"Unctad" lancia l’"Sos":
la fuga di capitali dall’Africa è a livelli di collasso. Per ogni euro
prestato in aiuti, due euro prendono la via delle "cassaforti
europee". Troppo.
Scandalosamente troppo.
Che speranze possono esserci - dirà, a questo punto, l’uomo della strada -
davanti a un continente così "sfregiato" dalla violenza e dalla
"cupidigia"? Un continente in cui conflitti tribali sono stati spesso
strumentalizzati per coprire interessi economici di potenze straniere, con la
connivenza di "leader" locali? Un continente in cui la classe politica
è così corrotta da generare sfiducia, tanto nei cittadini quanto nella
comunità internazionale?
La risposta è, a mio avviso, duplice. Primo: c’è speranza di cambiamento
solo incidendo sulla mentalità, il che significa innescando meccanismi di
sviluppo autentico, basato sull’uomo prima che sulle risorse tecniche o sugli
aiuti economici (pur importanti e ancora insufficienti).
Secondo: guerra e corruzione (problemi concretissimi) non devono diventare alibi
per chiudere il cuore e il portafoglio. Chi ha a cuore la solidarietà con i
popoli dell’Africa sa che c’è una società civile locale che va crescendo e
una rete di presenze amiche in ogni angolo del continente, dal missionario al
volontario della "Ong". Gente di cui fidarsi. Gente con cui allearsi,
per continuare nel sogno (possibile) di risollevare l’Africa dalle sue ferite.