INSIEME AL PAPA…

RITAGLI    L’uomo è uno solo. No al «derby dei valori»    DOCUMENTI

Ingabbiare la dottrina sociale cristiana in schemi ideologici
è una tentazione frequente e pericolosa.
Ne va di mezzo la verità della persona e del Vangelo.

Gerolamo Fazzini
("Mondo e Missione", Febbraio 2008)

Non è un bello spettacolo un Papa dipinto - a seconda delle convenienze - come integralista o dialogante, «verde» o "anti-ambientalista", critico del capitalismo o alleato dell’Occidente, difensore dell’embrione oppure delle vittime della "globalizzazione".
È accaduto, ancora, di recente. C’è chi ha ripreso l’omelia dell’
Epifania rilanciandola come una sorta di «santo manifesto» contro la globalizzazione. «Non si può dire - osserva il Papa - che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro. I conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale».
A un’attenta lettura, però, è facile scoprire che l’obiettivo principale del Santo Padre, mentre denuncia i guasti di un sistema economico "disumano" e spietato, è il "deficit" di speranza spirituale che l’ha originato. Tant’è che la "terapia" proposta da
Benedetto XVI non è una generica "ascesi" o la tanto sbandierata «decrescita», quanto un salto di qualità nella fede. Il Papa non offre "ricette" sociologiche o economiche, ma propone la conversione: «C’è bisogno di una speranza più grande, che permetta di preferire il bene comune di tutti al lusso di pochi e alla miseria di molti. Questa grande speranza può essere solo Dio, quel Dio che possiede un volto umano». Ancora: «Se c’è una grande speranza, si può perseverare nella sobrietà. Se manca la vera speranza, si cerca la felicità nell’ebbrezza, nel superfluo, negli eccessi, e si rovina se stessi e il mondo».
Non vogliamo ergerci a giudici dell’operato altrui, bensì ricordare una volta di più - a voce alta - che l’orizzonte della Chiesa - quando interviene in merito alle questioni sociali, economiche, politiche - è, al tempo stesso, ampio e profondo, sorretto da una solida "antropologia" e non dettato da convenienze del momento.
Vogliamo ribadire che no, al «derby dei valori» non ci stiamo. Non ci stiamo a dover scegliere se tutelare i diritti dell’embrione o difendere il bambino africano malato di "Aids", se combattere «di più» l’eutanasia o avere a cuore il destino ecologico del pianeta. Come se in tutti questi casi non fosse in gioco l’uomo nella sua globalità.
Nel discorso al
"Corpo diplomatico", poche settimane fa, Papa Ratzinger è stato, ancora una volta, esplicito: «La Santa Sede non si stancherà di riaffermare tali principi e tali diritti fondati su ciò che è permanente ed essenziale alla persona umana. È un servizio che la Chiesa desidera rendere alla vera dignità dell’uomo, creato ad immagine di Dio». E ha aggiunto: «Mi rallegro che l’"Assemblea generale delle Nazioni Unite" abbia adottato una risoluzione chiamando gli Stati ad istituire una moratoria sull’applicazione della pena di morte e io faccio voti che tale iniziativa stimoli il dibattito pubblico sul carattere sacro della vita umana».
"Repubblica" s’è subito premurata di commentare che il Papa appoggiava strumentalmente la moratoria sull’aborto promossa dall’«ateo devoto» Giuliano Ferrara, direttore del "Foglio". Ma se qualcuno si fosse spinto poco più in là, avrebbe incontrato altre espressioni non meno forti e solo in apparenza di segno diverso. Ha detto il Papa: «La pace è un impegno e un modo di vita che esige che si soddisfino le legittime attese di tutti, come l’accesso al cibo, all’acqua e all’energia, alla medicina e alla tecnologia, come pure il controllo dei cambiamenti climatici. Solo così si può costruire l’avvenire dell’umanità; soltanto così si favorisce lo sviluppo integrale per oggi e per domani».
Delle due l’una: o Benedetto XVI si serve di due "ghost writer" diversi (uno «di sinistra», l’altro «di destra»), oppure è tempo che si smetta di "incasellare" l’annuncio cristiano in "gabbie ideologiche".