"VIA CRUCIS" 2008 al Colosseo

Nella testimonianza del Cardinale Zen la memoria di un popolo

RITAGLI    La "corona" dei martiri cinesi    SPAZIO CINA
sovrastava ieri sera il "Colosseo
"

L'abbraccio tra Benedetto XVI e il Card. Joseph Zen, Arcivescovo di Hong Kong.

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 22/3/’08)

«All’età di 16 anni mi accusarono di essere nelle mani delle potenze "capitaliste" straniere, per essere addestrato come "agente speciale". Un’accusa grave, in quei tempi di "repressione" verso la comunità cattolica di Shanghai. A motivo di ciò, non ho più potuto fare ritorno nella mia famiglia in Cina». Il cardinale Joseph Zen – che ha scritto, per volontà del Papa, i testi della "Via Crucis" al "Colosseo" – ha alle spalle una sua "Via Crucis". Una storia di controlli subìti, di limitazioni imposte dal "regime", di amici minacciati, di tanti conoscenti imprigionati e spesso uccisi... La sua è l’esperienza di molti cattolici cinesi.
Non a caso, presentando il testo delle sue meditazioni, il vescovo di
Hong Kong scrive: «Il Papa ha voluto che io portassi al "Colosseo" la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani».
Se "in tante parti del mondo la Sposa di Cristo sta attraversando l’ora tenebrosa della persecuzione", il "calvario" della Chiesa cinese ha una sua terribile e sorprendente "unicità". Zen ieri sera, con parole asciutte, lo ha riproposto come "icona" di ogni persecuzione "anticristiana".
Che la cifra del "martirio" sia per lui un tratto distintivo della missione affidatagli, lo ricordò lui stesso all’indomani del "Concistoro" che due anni fa lo fece cardinale: «Il colore rosso che indosso esprime la disponibilità di un cardinale a versare il proprio sangue. Ma non è il mio sangue che è stato versato: sono il sangue e le lacrime dei numerosi eroi senza nome della Chiesa "ufficiale" e "sotterranea" che hanno sofferto per essere fedeli alla Chiesa».
A chi avrà pensato ieri sera il vescovo di Hong Kong, mentre in "mondovisione" sfilavano le immagini della "Via Crucis" al "Colosseo"? Molti volti si saranno affacciati nella memoria di Zen, lui che di "martiri viventi" ne ha conosciuti moltissimi (e ancora ne conosce, giacché l’ora della "prova" non è terminata). Uno, in particolare, ci piace pensare abbia trovato un posto speciale nel cuore e nella memoria del cardinale: quello di
Martina Zhu, una donna di Shanghai talmente provata che i cattolici locali chiamarono "l’addolorata". Difficile non immaginare che la sua storia – di incredibile fede e immenso dolore – non abbia "proiettato" una qualche "luce" sulle riflessioni del cardinale, specie quando – a commento della "nona stazione" (l’incontro di Gesù con le donne di Gerusalemme) – egli invitava a pensare "alle mamme di tanti giovani perseguitati e imprigionati a causa di Cristo". Martina Zhu è una di loro. Rimasta vedova con otto figli, ne vide quattro prendere la strada del sacerdozio e farsi "Gesuiti". Con l’eccezione di Michele, che si trovava a Roma, tutti furono imprigionati l’8 settembre 1955. Il maggiore, Francesco Saverio, era ai "lavori forzati" già da due anni. Ebbene: Martina per quasi tre anni si recò a trovare ciascuno dei figli nelle diverse prigioni in cui erano richiusi. A piedi, facendo chilometri di strada. Insultata dalle guardie, incoraggiava i figli ad accettare le sofferenze, conservando la fiducia in Dio. Finché vennero trasferiti in "campi di lavoro" in province lontane e per oltre vent’anni mamma Martina non li poté più rivedere. Furono liberati all’inizio degli anni Ottanta. Tranne uno, Francesco Saverio, che morì in carcere.
Come tanti, troppi sui "compagni di fede".