Se la conversione torna a
fare notizia
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Il Battesimo di Magdi
Cristiano Allam ha riacceso il "dibattito"
su una questione "cruciale" per la fede.
La conversione è un dono della "Grazia" e come tale va letto.
Gerolamo
Fazzini
("Mondo
e Missione", Maggio 2008)
Negli ultimi tempi (si pensi
alla vicenda di Tony
Blair, alle
polemiche sulla nuova preghiera per gli ebrei, per arrivare al Battesimo di
Magdi Cristiano Allam) il "tema-conversione" è tornato
prepotentemente alla "ribalta". Talvolta si è intrecciato con l’accusa
di "proselitismo" rivolta ai cristiani (ne parliamo, in riferimento
all’India e all’Algeria, anche in questo numero). Onde cogliere il senso
profondo e autentico di tale evento - perché di evento di "Grazia" si
tratta - ci pare utile sgombrare il campo da malintesi ed equivoci.
Nessuno nega che la conversione sia - come ha scritto lo stesso Magdi
Allam il giorno di
Pasqua sul "Corriere" - «una svolta radicale e definitiva rispetto al
passato». Basterebbe leggere San Paolo, "prototipo" del convertito
che si fa «apostolo delle genti», e le pagine bellissime in cui descrive la
novità decisiva, rivoluzionaria, dell’incontro personale con Cristo. Ma
quando Magdi Allam, in prima pagina sul più diffuso quotidiano italiano, scrive
che «la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento
e storicamente "conflittuale"», siamo un passo oltre l’entusiasmo del
"neo-battezzato". Il pericolo, in espressioni del genere e nell’eco
da essa prodotta, è che venga annullato il valore delle tradizioni religiose
non cristiane, con un brusco ritorno al "pre-conciliare" «extra
Ecclesiam nulla salus». Diversa, è la descrizione che altri convertiti fanno
del rapporto con il loro credo di provenienza. John
Wu, intellettuale
cinese approdato al cattolicesimo, annota: «Ogni conversione appartiene alla
grazia di Dio. Ma è incontestabile che Dio si sia servito a mio riguardo di una
parte degli insegnamenti di Confucio, di Laozi e del Buddha per aprire i miei
occhi alla Luce che è venuta in questo mondo». Analoghe le riflessioni di Claire
Ly, buddhista
cambogiana che ha abbracciato la fede in Cristo.
Mentre, dunque, riaffermiamo l’unicità di Cristo Salvatore dell’uomo e del
mondo, ci preme non perdere per strada lettera e spirito della "Nostra
Aetate", che al n.3 recita: «La Chiesa guarda con stima i musulmani che
adorano l’unico Dio». Ci ferisce l’impressione che taluni, anche in casa
cattolica, pratichino una "contabilità" poco evangelica per la quale, col
Battesimo di Allam, avremmo un cristiano in più e un "infedele" in meno. Come se
l’evangelizzazione si risolvesse in una sfida ad ingrossare le fila dei
rispettivi gruppi religiosi.
Cosa direbbe Annalena
Tonelli, uccisa in
Somalia nel 2003 da "fondamentalisti" islamici, dopo aver «gridato il
Vangelo con la vita» sulla scia di Charles
de Foucauld? Nel suo
"testamento spirituale" troviamo queste parole: «Che significa
conversione? Per cinque anni ci avevano sbattuto in faccia che noi non saremmo
mai andate in Paradiso perché non dicevamo: "Non c’è Dio all'infuori di
Dio e Muhamad è il suo profeta". Poi successe un episodio grave che mise a
rischio la nostra vita e allora la gente cominciò a dire che sicuramente anche
noi saremmo andate in Paradiso. A Borama pregano intensamente perché mi
converta al "musulmanesimo". Ma aggiungono che comunque Dio sa ed io
andrò in Paradiso anche se rimarrò cristiana».
Annalena - che ha "convertito" all’unico Dio moltissime persone con
la sua testimonianza di fede "genuina" in Cristo - era stata, a sua
volta, «convertita» dai suoi vicini: «Il dono più straordinario, per cui io
ringrazierò Dio e loro in eterno, è il dono dei miei "nomadi" del
deserto. Mussulmani, mi hanno insegnato la fede, l’abbandono incondizionato,
la resa a Dio, una resa che non ha nulla di "fatalistico", una resa
"rocciosa" e "arroccata" in Dio, una resa che è fiducia e amore». Un
messaggio più attuale che mai.