LUCI A ORIENTE
Era un grande desiderio della fondatrice. Potrebbe realizzarsi tra gli anziani di Qingdao.
Sulla porta della Cina le suore di TeresaLe Missionarie
della Carità hanno chiesto di aprire una casa.
Suor Nirmala: «È stato il governo di Pechino a invitarci a farlo».
Gerolamo
Fazzini
Il sogno che Madre Teresa ha coltivato per tutta la
vita - aprire una casa in Cina - potrebbe presto realizzarsi. Se il governo di
Pechino accoglierà la richiesta avanzata da suor Nirmala Joshi, superiora
generale delle Missionarie della Carità, di qui a qualche mese un piccolo
drappello di religiose dall'inconfondibile sari bianco-azzurro potrebbe varcare
il confine cinese. Autorità permettendo, le suore di Madre Teresa saranno così
il primo ordine cattolico internazionale ad aprire ufficialmente una sede nella
Repubblica Popolare dai tempi di Mao Zedong (attualmente infatti le religiose
attive in Cina fanno capo a congregazioni diocesane e dipendono dai vescovi del
luogo).
A dare il clamoroso annuncio è stata ieri l'agenzia AsiaNews, che
riferisce alcune dichiarazioni di suor Nirmala Joshi. Ma anche chi scrive, nel
corso di un viaggio compiuto in Cina continentale nel luglio scorso, aveva
raccolto la medesima notizia da fonti diverse (tutte, però, avevano chiesto il
silenzio, nel timore di danneggiare in qualche modo il progetto delle suore).
Di grande rilievo è il particolare che la richiesta sia stata avanzata dallo
stesso governo cinese. Come ha detto suor Nirmala ad AsiaNews: «Loro
vogliono che andiamo; noi da parte nostra siamo felici di andare». I contatti
con le autorità cinesi risalgono all'aprile scorso, quando Pechino aveva un
problema di «immagine» internazionale, avendo disertato i funerali di Giovanni
Paolo II col pretesto della presenza di esponenti di Taiwan. Sia un caso
fortuito o una provvidenziale coincidenza, sta di fatto che suor Nirmala ritiene
questa possibilità di una presenza in Cina «un lavoro che Madre Teresa sta
facendo dal cielo». Anzi, a suo dire, la proposta fatta alle suore di Madre
Teresa, è, negli intenti della Cina, «un passo per aprire le relazioni
diplomatiche con il Vaticano».
Si spiega così il fatto che, a metà luglio, suor Nirmala si sia recata in
Cina, nel contesto di un viaggio che ha toccato anche Mongolia, Corea del Sud e
Hong Kong, dove le Missionarie della Carità sono arrivate nel 1983 per fondare
una «Casa della Carità» a servizio di poveri ed abbandonati. Nella sua tappa
in terra cinese suor Nirmala ha visitato Qingdao, nella regione nord-orientale
dello Shandong, dove le suore hanno in programma di aprire una casa per anziani.
La visita è avvenuta su invito del governo e del vescovo locale, monsignor
Giuseppe Li Mingshu, il quale si è detto moderatamente ottimista circa l'esito
della trattativa: «il clima che si respira è più aperto e tranquillo ora
rispetto al passato». E la controprova è il fatto che i giornali cinesi hanno
dato conto della notizia della visita di suor Nirmala e della richiesta di
Pechino.
Da qualche anno in qua, va detto, il governo «ammette» l'esistenza di
situazioni sociali problematiche e sta, sia pur con mille cautele, aprendo alla
presenza di Ong, anche straniere. Un cambiamento non da poco rispetto a un
passato, nemmeno troppo lontano, quando, ad esempio, era impossibile vedere
cassette per la raccolta fondi per i meno fortunati nelle sale d'attesa degli
aeroporti. A Madre Teresa stessa capitò di udire un funzionario del Partito
negare categoricamente che in Cina ci fossero poveri.
Se il progetto andrà in porto - come s'è detto - si tratterà della
realizzazione di un desiderio a lungo covato da Madre Teresa. Nel corso della
sua lunga vita compì due viaggi in Cina. Nel primo (1985) visitò il Paese
insieme con la superiora delle Missionarie della carità di Hong Kong, Giappone,
Corea del Sud e Taiwan; di lì a un anno formulò il desiderio di aprire una
casa in Cina all'allora segretario di Stato vaticano, cardinale Agostino
Casaroli. L'attuale superiora generale, suor Nirmala, accompagnò Madre Teresa
in occasione del secondo viaggio, nell'ottobre 1993. In quell'occasione sperava
di inaugurare una presenza in terra cinese; ma i tempi non erano maturi. Del
«sogno cinese» suor Nirmala ebbe a riparlare due anni or sono, al la vigilia
della beatificazione di Madre Teresa, quando ad alcuni giornalisti confermò
che la congregazione stava lavorando alla concretizzazione di tale progetto.
La devozione per Madre Teresa di Calcutta è viva in Cina. Il centro editoriale Sapientia
Press ha pubblicato recentemente due libri su di lei. Entrambi sono stati
tirati in 5000 copie, andate tutte esaurite. Quel che molti non sanno è che la
testimonianza di Madre Teresa è di fatto già oggi riproposta da un gruppo di
suore, che, stabilitesi nel 1999 nella diocesi di Taizhou, l'hanno adottata come
modello. Si chiamano «Missionarie dei servizi della carità di Teresa»; anche
il loro abito richiama il sari delle suore di Madre Teresa, con tre strisce blu
sul velo.