"DICHIARAZIONE" DELL’"ONU"

RITAGLI     "Diritti umani", oltre la retorica     DOCUMENTI

Sessant’anni dopo la "Dichiarazione" dell’"Onu", il bilancio è in "chiaro-scuro".
Aumentano le denunce delle "violazioni". Ma c’è molta strada da fare ancora.
Prossima "frontiera": la "libertà religiosa".

GEROLAMO FAZZINI
("Mondo e Missione", Dicembre 2008)

Un "anniversario" significativo come i sessant'anni della "Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo" contiene, fatalmente, il pericolo della "retorica". Per evitare di cadere nella "trappola" vorremmo offrire ai lettori alcune considerazioni, nella speranza di andare oltre la mera "riaffermazione" di "principi", per quanto "nobili". Prima osservazione. Nel mondo sono molti ormai gli "organismi" che "monitorano", in modo più o meno scientifico, il mancato rispetto o l'aperta violazione dei "diritti umani". Tutto ciò costituisce indubbiamente una buona notizia. Il fatto che, poi, in tali attività siano spesso coinvolte donne e uomini di varia provenienza culturale e religiosa rappresenta un ulteriore «valore aggiunto» da "salutare" positivamente. Ma la mera "denuncia" - pur importante, anzi essenziale - non basta. Mai come oggi siamo "bombardati" da informazioni e immagini, siano esse relative al Tibet, al Myanmar, al Darfur o al Congo... Il problema non è dunque, innanzitutto, la "quantità" di notizie, bensì il riconoscimento effettivo della "qualità" dell'uomo, ovvero la coscienza della sua "unicità", che è la fonte dei "diritti". Per chi crede, l'uomo è stato creato da Dio, "a sua immagine"; perciò ha una dignità superiore a ogni altro tipo di "creatura" e a ogni "interesse" economico, scientifico, politico, "razziale"... Ciò significa che l'uomo - qualsiasi uomo - va messo sempre al "centro" della politica, dell'economia e di ogni "legge". Se così non fosse, non sarebbe possibile mettere "argini" alla "tecno-scienza" che utilizza gli "embrioni" come "cavie", contrastare la "follia" di "regimi" che negano ai propri "cittadini-sudditi" le "libertà fondamentali", o porre regole a un'"economia-canaglia" che rischia di usare le persone come "schiavi". E siamo a una seconda, importante questione. I "diritti umani" non hanno un "colore", né obbediscono a "mode". Per questo motivo consideriamo l'opposizione alla guerra (a tutte le guerre) importante tanto quanto la tutela dei bambini "non nati". Il "diritto alla vita" va tutelato a "360 gradi". Introdurre distinzioni "artificiose" su questo fronte obbedisce troppo spesso a posizioni "ideologiche" dalle quali ci vogliamo distanziare. Se dal punto di vista delle "norme" molta strada è stata fatta, va però aggiunto che sul fronte della politica il rispetto dei "diritti umani" non è mai un dato acquisito per sempre. Ogni civiltà deve costantemente vigilare sul rischio di ricadere nella "barbarie", che consiste nel trattare l'altro - soprattutto quando nemico - come una "cosa" e non una "persona" (pensiamo agli "attentati" alle "Torri Gemelle" o, sull'altro fronte, ad "Abu Ghraib"). Infine. C'è un "diritto umano" fondamentale sul quale vogliamo richiamare l'attenzione: la "libertà religiosa". Non si tratta di un «pallino», né di un "distintivo confessionale", bensì di una "battaglia" che punta a difendere la persona nella sua integrità, a partire dal suo rapporto con il "Trascendente", in qualsiasi modo lo si chiami. Una persona e un popolo privati della "libertà religiosa" sono "amputati" di un aspetto fondamentale della propria identità. I tragici fatti accaduti nei mesi scorsi in India rendono tutto questo più attuale che mai. «La "libertà religiosa" è la "pietra angolare" dei "diritti umani"», ripete Papa Ratzinger. Parlare oggi di "diritti umani" eludendo questa "sfida" rappresenta un'"omissione" imperdonabile.