Le ultime "analisi" fanno emergere le cause

RITAGLI     La depressione degli "arricchiti"     DOCUMENTI
è l’altra faccia della povertà

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 16/12/’08)

In Germania un terzo di quanti sono riusciti ad aumentare il loro "reddito" tra il 1992 e il 2006 non hanno però registrato miglioramenti significativi sul fronte della loro felicità personale. I "sociologi" hanno coniato per costoro un "neologismo": «arricchiti scontenti». In Giappone, Paese tra i primi al mondo per "reddito pro-capite", il tasso di suicidi è altissimo, con una quota preoccupante di minorenni. L’intreccio fra l’incremento del tenore di vita e la persistenza di forme di "insoddisfazione esistenziale" contraddistingue l’oggi delle società occidentali, spesso "sazie e disperate". Osserva il Papa nel "Messaggio" per la "Giornata Mondiale della Pace" del 2009: «Se la povertà fosse solo "materiale", le "scienze sociali" sarebbero sufficienti ad illuminarne le principali caratteristiche. Sappiamo, però, che esistono povertà "immateriali", che non sono diretta e automatica conseguenza di "carenze materiali"». Sottolinea così il nesso profondo – la "radice morale" – che esiste fra povertà "materiale", che affligge una vasta parte del "Sud del Mondo", e la povertà "immateriale" che tocca i Paesi "opulenti". E più oltre parla apertamente di «fenomeni di "emarginazione", povertà relazionale, morale e spirituale» che persistono nelle società economicamente progredite. Combattere la miseria – questo il messaggio "rivoluzionario" di Benedetto XVI – significa innanzitutto non introdurre misure di natura economica o prevedere piani di aiuti, quanto piuttosto riconoscere la povertà fondamentale del mondo attuale, che è l’assenza di un "sentire" condiviso, l’incapacità di perseguire in maniera convinta il "bene comune". Se non si riparte da qui, quale "ricetta economica" potrà mai cambiare le cose? Nella sua analisi, Benedetto XVI sembra raccogliere il frutto di un una "ricerca accademica" (il cosiddetto filone dell’"economia della felicità") al cui interno una "pattuglia" di economisti cattolici sta offrendo un contributo originale dialogando senza timori reverenziali con "Premi Nobel". L’accenno alla "povertà relazionale" presente nelle società ricche rimanda a una categoria (i "beni relazionali") al centro di una riflessione che vede impegnati alcuni bei "nomi internazionali" della filosofia (Martha Nussbaum) e dell’economia (Amartya Sen). Unire la lettura del "disagio della civiltà dei consumi" con l’analisi delle cause che perpetuano la povertà nel mondo è un’operazione significativa. E, in questo, Benedetto XVI non procede da solo, suonando nostalgicamente la "spinetta", come vorrebbe qualche commentatore. Uno dei Cardinali più graditi all’ala "liberal", Oscar Rodriguez Maradiaga, Presidente di "Caritas Internationalis", in un discorso pronunciato a Vienna pochi mesi fa, ha detto: «Assistiamo alla "globalizzazione dello stress", della depressione e del "vuoto esistenziale". Un mondo che, mai come prima d’ora, ha sviluppato il senso dell’orientamento nella navigazione aerea, navale e terrestre attraverso il "GPS", vive oggi "disorientato". (...) Le disparità economiche e sociali dividono il nostro mondo tra la "noia" dei Paesi ricchi e la vita "sub-umana" dei Paesi poveri». Colpisce l’analogia di giudizio: il Papa parla di quanti soffrono le povertà immateriali come di «persone interiormente "disorientate"». La questione, allora, è riconoscere che «ogni forma di povertà imposta ha alla propria radice il mancato rispetto della "trascendente" dignità della persona umana».
Un’indicazione di rotta che qualche commentatore considera vaga e "moralistica". Ma che, al contrario, rimane imprescindibile per ogni azione che intenda seriamente farsi carico della questione "povertà nel mondo".