LIBRI E STORIA

In un "saggio" l’"epopea" dei Missionari del "Pime" nell'Henan,
durante la "convulsa" affermazione del "comunismo".

RITAGLI     Chiesa in Cina, i «peccati» di Mao     SPAZIO CINA

Ancora oggi le difficoltà dei cristiani,
come la divisione tra "comunità" «ufficiali» e «clandestine»,
derivano dalle prime decisioni del "regime",
che imposero ai credenti scelte "inammissibili".

PADRE GAETANO POLLIO, Missionario del Pime e Arcivescovo di Kaifeng, con un gruppo di alunne cattoliche...

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 24/1/’09)

Una pagina "cruciale" e drammatica della storia cinese del secolo scorso. Sono gli anni tra il 1938 e il 1954, compresi tra l’invasione giapponese e, dopo l’instaurazione della "Repubblica Popolare" (1949), l’avvio della politica religiosa "maoista" che ha condizionato (e ancora condiziona) la vicenda dei cattolici in Cina. A questa "convulsa" e interessante fase storica Padre Angelo Lazzarotto – Missionario del "Pime" e "sinologo", trevigiano d’origine, per anni attivo a Hong Kong – ha dedicato un approfondito "studio".


Padre Lazzarotto, oltre cinquecento pagine alle vicende di un "pugno" di Missionari del "Pime" in Cina, in un arco di tempo assai breve. Qual è l’interesse di un libro del genere, al di là degli "specialisti"?

«Penso che valga quanto afferma Monsignor Claudio Celli nell’"introduzione": "L’arco di tempo non è molto lungo, ma riveste da un punto di vista politico ed ecclesiale un profondo interesse". Attraverso le vicende dei Padri del "Pime" nell’Henan, ho infatti ricostruito il contesto storico della Cina di allora, spiegando da un lato il "travaglio politico" che ha portato all’instaurazione del "comunismo" e alla nascita della "Repubblica Popolare", e dall’altro la maturazione della politica religiosa del "regime" di Mao Zedong, che ha creato, nel contesto della "legislazione socialista", le strutture di "controllo" i cui effetti gravano a tutt’oggi sulla vita della Chiesa cinese».


Per capire la situazione della Chiesa cinese attuale, occorre risalire a mezzo secolo fa?

«Se ancora oggi abbiamo due "comunità cattoliche", una "ufficiale" e l’altra "clandestina", è perché a partire dall’inizio degli "Anni Cinquanta" i fedeli sono stati costretti a "schierarsi": o accettare come buone le promesse di libertà fatte dal Governo, o guardare alle decisioni concrete delle "autorità", opponendosi a quanto risultava contrario ai legittimi "diritti" dei credenti. Il dramma nasceva dal fatto che non è mai stato concesso alcuno spazio per un libero "dibattito" fra i credenti: ognuno doveva fare personalmente le proprie scelte».

Che la situazione fosse estremamente "confusa" lo conferma la diversità di "strategie missionarie" adottate dalle varie Chiese cristiane…

«Davanti al consolidamento del "regime maoista", in "Vaticano", come presso le maggiori Chiese "protestanti", prevalse la speranza che sarebbero arrivati tempi migliori. Il fatto che il "Pime" abbia destinato alle "Missioni" della Cina un nutrito gruppo di giovani alla fine del 1947 è significativo di un atteggiamento non "pregiudizialmente" negativo. In quel contesto, la "documentazione" da me raccolta evidenzia il "travaglio" dei Missionari e delle "comunità cattoliche" di fronte al progressivo affermarsi del "comunismo" nella sua cruda realtà».

Il volume presenta una serie di "testimonianze dirette" e di "documenti" che aprono uno squarcio interessante e drammatico sulla realtà del "maoismo" in Cina, a lungo taciuta o "mitizzata" dagli intellettuali di "casa nostra"…

«Questo volume (come già tre anni fa "Il libro rosso dei martiri cinesi"), offre un quadro storicamente fondato dell’"ideologia maoista", della sua affermazione in Cina e degli effetti "devastanti" che essa provocò sulla società cinese. Effetti che gli stessi "dirigenti" cinesi riconoscono come tali. Credo che questa "rilettura" storica sia un’urgente necessità anche per sfatare alcuni "stereotipi" classici sul "maoismo", come "comunismo dal volto umano", a lungo circolati in Occidente, Italia compresa».

La "Lettera" di Benedetto XVI ai "cattolici cinesi" (Giugno 2007) ricorda che «la "clandestinità" non rientra nella normalità della vita della Chiesa». Qualche "commentatore" vi ha letto un apprezzamento del Pontefice per chi, nonostante le difficoltà, sa collaborare con il "regime"; questo avviene in particolare nelle comunità "ufficiali". Che ne pensa?

«Non pochi hanno criticato l’atteggiamento fermo dei Missionari "stranieri", attribuendo la loro "espulsione" dalla Cina a un’opposizione al "regime".
Anche di recente non sono mancate riserve da parte di chi auspica una revisione critica del "giudizio" da parte della Chiesa sulla scelta, fatta tanti anni fa da esponenti delle "comunità cattoliche" cinesi, di collaborare con il "regime" e l’"Associazione Patriottica". Tanto più che il Papa, nell’estendere un invito a quattro Vescovi della "Cina Continentale" per il
"Sinodo" del 2005, vi incluse qualcuno che appariva "compromesso" con la "politica governativa"».

Lei è d’accordo?

«È mia ferma convinzione che, se oggi la grande maggioranza dei "presuli cinesi" possono dichiararsi in comunione con la "Santa Sede", questo si deve anzitutto alla "fermezza" espressa fin dall’inizio da quanti seppero pagare di persona, anche con il carcere, la loro fedeltà alla Chiesa. Paradossalmente, sono stati proprio gli eccessi del "maoismo", che nelle "persecuzioni" della "Rivoluzione Culturale" non risparmiò neanche quanti avevano sinceramente collaborato con esso, ad aprire gli occhi dei più sugli obiettivi ultimi del "regime"».

Oggi, in Cina, la situazione è in veloce "mutamento"…

«La grande "sfida" per la Chiesa non è più la "dottrina marxista", ma il "materialismo pratico" portato dalla nuova cultura del "denaro". Per questo è indispensabile che i "pastori", nella sincera volontà di collaborare alla costruzione di una "società armoniosa", sappiano ancora esprimere la stessa "fermezza" a difesa dei fondamentali "principi cristiani"».