Splendido l’"Angelus" Domenica del Papa

RITAGLI     Come un’"irruzione" improvvisa     DOCUMENTI
"Qualcuno" ti cambia il cuore

Papa Benedetto indica Gesù, l'amico che ci cambia il cuore!

Gerolamo Fazzini
("Avvenire", 27/1/’09)

«Conversione» è parola centrale nel "lessico cristiano". Ma l’uso frequente (e talora improprio) che ne fanno i "media" l’ha "derubricata" a mero cambiamento di opinione, svuotandone, così, la portata esistenziale e religiosa. La vicenda di Saulo di Tarso, il "convertito" per eccellenza, ne ripropone il significato profondo, come ha "magistralmente" ricordato il Papa Domenica all’"Angelus". Se, da una parte, osserviamo la "disinvoltura" un po’ sospetta con cui, di tanto in tanto, personaggi del "jet-set" annunciano il loro "ritorno alla fede", per contro non possiamo non constatare che il "convertito" conserva intatto il suo fascino, anche oggi. E ciò accade nonostante nella "vulgata" corrente "convertito" sia spesso sinonimo di "volta-gabbana": una persona che, improvvisamente, talora per convenienza, abbandona convinzioni di tutta una vita per schierarsi sotto una nuova "bandiera". No, la "conversione" non è questo. Per il cristiano – come ha ricordato esplicitamente il Papa – la "conversione", prima che "atto intellettuale" e adesione a un "credo", è l’incontro con una "Persona": è «lasciarsi prendere per mano da Lui». Un incontro "destabilizzante" (la caduta da cavallo), ma al tempo stesso profondamente liberante, benché in un primo tempo per Paolo la "luce" intravista sia stata così abbagliante da procurare una sensazione di completa "cecità". Prima che decisione personale, dunque, la "conversione" per il cristiano è accoglienza di un dono di "Grazia". Paolo non ha scelto di "convertirsi", ma è stato scelto da Dio. E per quanto la "conversione" rappresenti un’irruzione imprevista, uno "sconvolgimento" profondo e radicale, un cambiamento di scelte, abitudini, amicizie, essa non chiede di buttare a mare la "vita precedente", bensì valorizza e porta a compimento ogni cammino umano. È stato così anche per Paolo. Colui che sarebbe diventato "Apostolo delle Genti" – ha spiegato Benedetto XVI – era già «credente, anzi ebreo fervente», ma nell’incontro con Cristo ha raggiunto la pienezza della fede. Un importante intellettuale cinese approdato al cattolicesimo, Jonh Wu, ha scritto: «Ogni "conversione" appartiene alla grazia di Dio. Ma è incontestabile che Dio si sia servito a mio riguardo di una parte degli insegnamenti di Confucio, di Laozi e del Buddha per aprire i miei occhi alla "Luce" che è venuta in questo mondo». L’incontro con il Cristo non è un approdo "consolatorio", non lascia in pace il "convertito". La verità del "Vangelo", per usare le parole del Papa, «ribalta completamente il nostro modo di vivere»: chi è stato raggiunto dalla "Grazia", come nel caso di Paolo, diventa "apostolo", "missionario". Non per "proselitismo", ma perché prova una sete ardente di annunciare agli altri la medesima felicità che egli gusta mediante la fede. Di recente l’ha testimoniata splendidamente un giornalista indiano, Anand Mahadevan. Ex "bramino indù", ha abbracciato la fede in Cristo anni fa. E ha trovato la forza di parlarne apertamente sull’importante rivista "Outlook" proprio mentre in India è rovente la polemica sulle presunte "conversioni forzate" dall’induismo al cristianesimo: «Se leggo un buon libro, se vedo un bel "film" o se mangio bene in un nuovo ristorante – ha scritto – , ne parlo naturalmente con i miei amici. In Gesù ho scoperto un amico, una guida, un "leader", un "salvatore" e un Dio veramente meraviglioso. Come potrei non parlare ai miei amici di Lui? E se qualcuno ascolta e decide di credere in Gesù, ne sono felice. Il mondo la definirebbe una "conversione", io lo chiamo semplicemente un "cambio di cuore", come il mio».