LA LEZIONE DI TONIOLO

RITAGLI    Il "pensare bene" smuove la storia    DOCUMENTI

GIUSEPPE TONIOLO.

Giorgio Ferrari
("Avvenire", 19/10/’07)

Cento anni fa, nel 1907, sei anni prima che il "Patto Gentiloni" schiudesse ai cattolici le porte della politica, nascevano ad opera del trevigiano Giuseppe Toniolo le "Settimane sociali", che proprio a Pistoia – dove oggi ne viene celebrato il centenario – ebbero il loro battesimo ed il loro esordio. Un esordio non facile, visto che il movimento cattolico aveva di fronte due avversari di eguale spessore ed influenza, da un lato l’anticlericalismo borghese che si avvaleva di ogni mezzo – compresa la stampa e la pubblicistica più corrosiva – per denigrare e sminuire il ruolo della Chiesa nella società e dall’altro il socialismo, che affidava alla dottrina del "Manifesto" di Marx e dei suoi continuatori l’unica possibile redenzione sociale per le masse popolari.
Ma i cattolici dell’epoca – molto pragmatici e con un tempestivo senso della realtà, tanto da affiancare istantaneamente alle proprie tesi sociali la creazione delle "Casse rurali" – non vedevano la borghesia liberale e il socialismo esclusivamente come avversari, bensì parte di quel tessuto che abbisognava di un legame, di un collante ideologico che facesse capo ad una comune appartenenza, ad un comune sentire, un’istanza che trascendesse le rivalità e le divisioni di classe.
E quel collante era il "Bene Comune", concezione condivisa dalle democrazie europee di più antica tradizione parlamentare (il "Common Good" anglosassone), e che in quegli anni – attenuandosi il "non expedit" e affacciandosi alla porta della storia il suffragio universale – cominciava anche da noi a manifestarsi in tutta la sua necessità ed urgenza; e a rivendicarne il primato era il movimento cattolico, a conferma che la Chiesa non era soltanto culto come avrebbero preteso i liberali, ma anche società, parola che si fa azione e impegno. Concetto. questo, sottolineato ieri nella ricostruzione del
professor Riccardi. «Spesso – scriveva, infatti, Toniolo – è più facile agire insieme che pensare assieme».
Per un secolo, attraversando anni crepuscolari come il ventennio fascista e stagioni buie e terribili come quelle delle due guerre mondiali, le Settimane sociali hanno galoppato sul dorso della storia resistendo alla pressione di chi le induceva al silenzio e parimenti all’indifferenza di chi le considerava un mero strumento di propaganda clericale. Sembrerà strano, ma cento anni dopo quell’urgenza che animò il cattolicesimo sociale è rimasta intatta nella sua forza originaria e perfino nelle sue parole d’ordine: «Guai a chi arriva secondo», diceva Toniolo, ed aveva ragione, immaginando – e con lui altri – da un lato l’ascesa inevitabile del pensiero socialista e dall’altro la sua inevitabile caduta. Laicità e laicismo, democrazia e europeismo, istruzione, famiglia, sicurezza sociale, dignità dell’uomo e del lavoro sono ancora oggi i temi che cento anni fa mossero i fondatori delle "Settimane", preoccupati come lo siamo noi oggi che il bene comune sia un fine da perseguire al di là di ogni divisione e di ogni angolazione ideologica. Cioè un modo – il migliore, probabilmente – di stare nella storia e di sconfiggere il vero e principale nemico che oggi ci insidia, quello dell’autismo sociale, dell’egoismo "autoprotettivo", della sordità individualistica.
Un diritto dei cattolici, e un dovere insieme, come ha ricordato ieri
monsignor Bagnasco, oggi come cent’anni fa.