Israele e la "Fiera del Libro"

RITAGLI     Il "pregiudizio" genera solo "mostri"     TERRA SANTA

Festa di luci nella notte, a Gerusalemme...

Giorgio Ferrari
("Avvenire", 8/5/’08)

Criticare Israele non è un reato. Muovere obiezioni al governo Olmert, alla condotta nella guerra libanese, alle scelte che hanno portato allo "stallo" dei colloqui di pace con l’"Autorità Nazionale Palestinese" e all’assedio di Gaza fa parte del normale "diritto di cronaca" e della "sacrosanta" "prerogativa" di ogni uomo libero, quella cioè di esprimere il proprio parere. Civilmente, come instancabilmente ci ricorda Giorgio Napolitano.
Ma la "Fiera del Libro" di
Torino che si va ad aprire oggi alla presenza del "Capo dello Stato" ha assunto sfortunatamente pesanti "connotati ideologici", i quali a loro volta, oltre a segnare profonde divisioni e lacerazioni, sono quasi sempre l’"anticamera" dell’intolleranza. Tanto che – per chiudere il "cerchio" – ciascuno finisce per "arroccarsi" nella convinzione "inscalfibile" di trovarsi dalla parte della ragione e del diritto: Israele nel sentirsi eternamente "accerchiata" da una "pregiudiziale" "antisionista" (quando non "antisemita"); i suoi "detrattori" nel rivendicare le ragioni dei palestinesi giustificandone qualunque atto, anche il più feroce.
Il dialogo fra "sordi" dilaga dunque attorno a una "Fiera" che, come è noto, quest’anno avrà Israele e la cultura ebraica come ospite d’onore. E ciò nonostante l’offerta sia ricchissima e il "coro" di voci un’autentica "ecumenica" "polifonia": Israele infatti non si "autocelebra", ma nel "solco" della migliore tradizione ebraica "srotola" le proprie contraddizioni e la propria straordinaria cultura che non è affatto a "senso unico", come si tende spesso a pensare, ma è ricca di "antagonismi", di "autocritica", di profonda riflessione.
Ma tutto questo i volonterosi "sventolatori" di bandiere palestinesi – gli stessi, magari, che bruciano in piazza quella americana e quella con la "stella di David" – non se lo danno ad intendere. Accomodarsi in una sorta di "pensiero unico", dove tutto il male risiede "manicheisticamente" nella "Terra di Canaan" e il bene nelle "Striscia di Gaza", è sicuramente meno faticoso che porsi dei quesiti meno banali e più impegnativi. Domandarsi se non è vero che a frenare il "processo di pace" in Medio Oriente siano stati più volte proprio coloro che pubblicamente lo reclamavano (come Yasser Arafat, ieri, o il "leader" di "Hamas" Hanyieh, oggi) è sicuramente molto più faticoso che "srotolare" uno striscione che invita al "boicottaggio" della "Fiera". "Boicottaggio" che in definitiva simboleggia una sorta di "damnatio memoriae", una specie di "oblio coatto", come se Israele non esistesse da 60 anni o non dovesse più esistere.
E nella "fiera" del "pensiero avvelenato" dall’ideologia spicca – e ce ne si "duole", visto il personaggio – un’"intemerata" di Gianni Vattimo. Il quale ha pensato bene di rivalutare addirittura i "Protocolli degli anziani di Sion", un "libello apocrifo" diffuso dall’"Ochrana", la polizia "zarista", nella Russia del 1903, che tracciava il disegno di una "cospirazione mondiale" a opera degli ebrei. Vattimo, già campione del "pensiero debole" e tardo "epigono" di Nietzsche e Heidegger, ha dichiarato: «Non ci ho mai creduto, ma ora comincio a "ricredermi", visto il "servilismo" dei "media"». Che dire? Una caduta di stile? Un momento di debolezza? Certamente. Un pensiero così "debole" da diventare pesante come piombo.