Notizie, non gossip
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Guardando la tivù, spesso la sensazione è
che una fetta di mondo non esista.
Chiediamo alla Rai, come servizio pubblico, un deciso cambio di rotta.
"Fesmi"
("Federazione
della Stampa Missionaria Italiana")
("Mondo e Missione", Febbraio 2006)
Una delle esperienze più amare
che tocca in sorte a missionari, volontari, operatori di ong, di ritorno in
Italia dal Sud del mondo, è accorgersi che, per l’informazione di casa
nostra, intere popolazioni, persino alcuni Paesi e molti dei problemi che
riguardano i continenti extra-europei semplicemente non esistono.
È un’affermazione pesante, ce ne rendiamo conto. Ma da tempo noi, direttori
delle riviste missionarie d’Italia, siamo sconcertati e indignati nel
constatare la sostanziale indifferenza dei telegiornali verso fatti e problemi
che toccano una vasta fetta del mondo. A far notizia sono di solito conflitti e
disastri naturali mentre la vita quotidiana della gente che abita nelle
«periferie del mondo» non è quasi mai degna di attenzione.
Ebbene. Come missionarie e missionari siamo a contatto ogni giorno con la
povertà, le carestie, le violazioni dei diritti di molte popolazioni del
pianeta, ma anche con la creatività e la freschezza di tanti Paesi. Guardando
il Tg, però, è come se tutto questo non contasse: è un altro mondo quello che
ci viene raccontato, un mondo fatto di divi dello spettacolo, sfilate di moda e
così via.
Non sono certo le notizie a mancare. Pensiamo alle guerre (e alle paci)
dimenticate: quanto spazio ha avuto nei Tg italiani la fine delle ostilità a
Banda Aceh, la provincia secessionista dell’Indonesia, dopo trent’anni di
tensioni? E quanto si è parlato della guerra che ancora lacera lo Sri Lanka?
Convinti come siamo che l’informazione - un’informazione corretta,
partecipe, rispettosa - è il primo passo per una solidarietà autentica,
chiediamo a quanti fanno informazione in Italia, ai diversi livelli, un salto di
qualità. Ne va di mezzo il futuro della convivenza umana. Nel suo messaggio di
fine anno il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha richiamato la
centralità di un’informazione a servizio della gente, che abbia per pilastri
«pluralismo e imparzialità, diretti alla formazione di una opinione pubblica
critica e consapevole, in grado di esercitare responsabilmente i diritti della
cittadinanza democratica».
E nel messaggio per la Giornata mondiale della pace, Benedetto XVI ammoniva: «L’autentica
ricerca della pace deve partire dalla consapevolezza che il problema della
verità e della menzogna riguarda ogni uomo e ogni donna, e risulta essere
decisivo per un futuro pacifico del nostro pianeta».
Ci rivolgiamo in particolare a quanti fanno televisione e, segnatamente, alle
testate Rai. Come utenti del servizio pubblico - per il quale, come tutti,
paghiamo il canone - crediamo sia nostro diritto esigere un’informazione
aperta al mondo, un’informazione di qualità che non sia relegata negli
speciali (a volte anche molto interessanti) in onda in fasce orarie da
sonnambuli. È troppo chiedere «più notizie e meno "gossip"»?
Attualmente la Rai non dispone di un corrispondente fisso in ogni continente:
colmare questa lacuna ci pare un passo nella direzione giusta, di un’informazione
più equilibrata e attenta al mondo. Una richiesta in tal senso è già stata
avanzata da tre riviste missionarie ("Missione Oggi", "Mosaico di
pace" e "Nigrizia") e da altri enti in occasione della Tavola
della pace a Perugia, nel settembre 2005; la Direzione generale Rai ha promesso
di aprire sedi Rai in Africa e in India. Ora come Fesmi (Federazione della
stampa missionaria) intendiamo mobilitarci perché sia dato seguito a tale
promessa. Ben sapendo che non basta questo per migliorare "sic et
simpliciter" il panorama dell’informazione tivù.
C’è chi sostiene che i telespettatori non sono interessati a conoscere le
notizie di altri Paesi. La nostra esperienza dice il contrario: molti, "in
primis" i nostri lettori, condividono l’indignazione di cui siamo fatti
portavoce. E sarebbero ben felici di ottenere una risposta all’altezza delle
loro aspettative.