Il messaggio emesso a conclusione dei lavori del Sinodo dei vescovi
Lo sguardo fisso sull'essenziale
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e i passi sui sentieri della pace
Mons. Rino Fisichella
("Avvenire", 23/10/’05)
«I lavori del Sinodo si sono svolti in un’atmosfera di gioia e di
fraternità che è stata nutrita da una discussione aperta dei problemi e una
spontanea condivisione dei frutti dell’anno eucaristico» (n. 9). Se si
volesse trovare una chiave interpretativa del
«Messaggio» finale
del Sinodo
dei Vescovi, questa espressione si presta ad esserlo. Mostra in tutta evidenza
non solo il lavoro svolto nelle tre settimane della convocazione, ma soprattutto
il clima nel quale si sono svolte. Ciò che emerge dalla sua lettura, indica un
contenuto carico di speranza e di coraggio per i fedeli. Non poteva essere
altrimenti. Aver posto al centro della propria riflessione l’eucaristia, che
costituisce il centro e il culmine della vita e della missione della Chiesa,
portava in maniera quasi obbligata a dare una parola di speranza a tutti,
nessuno escluso. L’Eucaristia è non solo segno di una presenza vera e reale
di Cristo nella nostra storia, ma espressione di un amore che supera lo spazio e
il tempo per rimanere sempre con chi si abbandona ad esso in pienezza.
Il nostro mondo non vive una bella stagione; insieme ad aspetti positivi,
emergono con forza le gravi difficoltà del vivere quotidiano. Il «Messaggio»,
che in una rapida sintesi esprime le «luci e ombre» del momento presente,
permette di immettersi poco alla volta all’interno di queste situazioni e
porta una parola di speranza per ridare fiducia e guardare al futuro con maggior
consapevolezza delle proprie responsabilità. Guerre fratricide, calamità
naturali, violenze di ogni sorta con volti sempre diversi, povertà antiche e
nuove, forme di emarginazione e non da ultimo le conseguenze della
secolarizzazione; in una parola si materializza l’agonia di Cristo che
continua, per usare una felice espressione di Pascal. In effetti, uno scenario
poco edificante per quanti fanno dell’Eucaristia la sorgente di impegno nel
mondo per riportarlo all’unità del progetto creaturale di Dio. Le parole di
Gesù nell’ultima cena, tuttavia, non fanno che rendere evidente il carattere
universale del suo amore: un Corpo dato per tutti e il Sangue versato per tutti
diventano assunzione di una responsabilità per uscire da se stessi e porsi in
ascolto dell’altro. Non si può vivere nel mondo rinchiusi in un cerchio
individualista che asfissia; siamo piuttosto chiamati a entrare in relazione con
tutti per condividere il Pane che gratuitamente ci è stato donato. In una
cultura che tende sempre più all’individualismo, illudendo che si può vivere
anche solo dei propri desideri o dei presunti diritti, l’Eucaristia è una
provocazione reale a uscire da sé per diventare testimoni di un amore che non
conosce confini né sosta alcuna.
Il «Messaggio» è uno specchio di come si sono svolti i lavori sinodali: la
preghiera e l’adorazione silenziosa, il dibattito rispettoso e la
complementarità delle prospettive vi sono confluite, per far emergere l’«affetto collegiale» che unisce i Vescovi con Pietro e sotto di lui. Se ne
ricava un magistero che offre ai credenti risposte concrete per essere autentici
testimoni della fede nei diversi contesti in cui vivono. Qualcuno,
probabilmente, preso dal prurito della novità o del particolare vorrà leggere
con la lente di ingrandimento solamente alcuni passaggi che toccano temi di
maggior interesse per verificare divisioni o contrapposizioni inesistenti.
Focalizzare solo un aspetto dimenticando il cuore di questo «Messaggio»
equivale a perdere di vista il suo valore programmatico e la sua carica
profetica. Sì, carica profetica, perché pur immersi nei problemi di oggi, i
Padri sinodali pongono dinanzi agli occhi dei credenti il vero obiettivo da
perseguire e gli strumenti coerenti per poterlo raggiungere: il primato della
grazia di Dio e la testimonianza di milioni di uomini e donne che vivono con
coerenza la loro fede.
L’Eucaristia si fa nutrimento per quanti sono deboli nel cammino della vita e
offre ad ognuno il senso vero dell’esistenza, spesso cercato invano altrove.
È un richiamo a tutti i credenti perché tengano fisso lo sguardo sull’essenziale
senza perdersi in sentieri collaterali. Emergono, in questo modo, le differenti
forme di testimonianza che sono vive nella Chiesa e provocano a guardare al
futuro con un realismo ottimista. Le gravi difficoltà di molte comunità prive
del sacerdote non possono far perdere di vista il consistente aumento di
vocazioni in diverse parti del mondo. L’equa distribuzione dei sacerdoti si
impone come fraterna condivisione tra chi aveva ricevuto ieri ed è chiamato ad
offrire oggi. L’impegno instancabile di tanti missionari mostra la passione
per l’annuncio del Vangelo e fa emergere il compito attuale e mai superato
della Chiesa. Famiglie che riscoprono sempre di più l’importanza del ruolo
sociale e della loro vocazione, senza dimenticare i giovani che riprendono con
entusiasmo a vivere dei valori di sempre. Che dire poi dell’accenno alle
diverse situazioni di sofferenza e disagio, dagli ammalati ai prigionieri, dai
torturati ai rifugiati, quasi nuovi martiri sostenuti dalla forza del Pane di
vita? Il «Messaggio» non tace su diversi problemi che affliggono anche la vita
di tanti credenti. Viene ribadito con forza che quanti non possono accedere a
ricevere la comunione sono parte viva della Chiesa, abbracciati ugualmente da
Cristo crocefisso che ha dato se stesso per la salvezza di tutti.
Tre settimane in un’assise importante e del tutto straordinaria come il Sinodo
dei Vescovi hanno permesso di portare frutti che avranno seguito solo se l’Eucaristia
sarà davvero per la Chiesa e ogni credente il fondamento della vita di fede. È
per questo che il «Messaggio» pone al centro la professione di fede: le parole
di Gesù pronunciate nella Cena pasquale come perenne sacrificio di sé per la
salvezza del mondo. A partire dal cenacolo di Gerusalemme tutto cambia: gli
uomini, la storia, le relazioni, perfino il tempo e lo spazio; tutto viene
avvolto nel mistero dell’amore di Dio. Certo, altro poteva essere aggiunto;
eppure, il «Messaggio», pur non dicendolo esplicitamente, lo contiene. Tutto
viene raccolto in quella parola biblica che è centro e cuore del saluto di
Cristo risorto: «Pace». Il termine, con il suo profondo contenuto biblico,
apre e chiude il «Messaggio» quasi a indicare che quanto era nel cuore dei
Padri sinodali è raccolto e contenuto in questo augurio di gioia pasquale.