Forte "iniziativa caritativa" di questo "fine 2008"

RITAGLI     Una Chiesa "estroversa" cerca i volti del mondo     DOCUMENTI

Umberto Folena
("Avvenire", 21/12/’08)

Tutto ciò che i cittadini italiani affidano alla Chiesa ritorna, direttamente o indirettamente, agli uomini e alle donne in Italia e nel mondo. Torna all’umanità verso la quale la Chiesa è protesa da sempre. I cristiani potranno essere più o meno fedeli e "coerenti", e più o meno capaci di chiedere scusa per gli eventuali episodi di "infedeltà" e "incoerenza"; ma tutto, assolutamente tutto ritorna. Anche le sobrie "remunerazioni" ai parroci tornano, perché un parroco è a disposizione di tutti coloro che si rivolgono a lui, cattolici o non cattolici, "ferrati" o a digiuno di "catechismo". Questo è volto ordinario, quotidiano, normale della Chiesa. È la Chiesa che sta in mezzo agli uomini facendone propri gioie e dolori, allegrie e fatiche, speranze e timori.
Facendosi carico delle loro difficoltà.
Ci piacerebbe che anche e soprattutto questa Chiesa venisse raccontata agli italiani, affinché gli italiani possano essere davvero liberi di giudicarla. Per questo oggi mettiamo sotto i "riflettori" il "comunicato" con cui la
"Chiesa Italiana" rende pubblici tutti i suoi "interventi caritativi", in Italia e nel "terzo mondo", finora realizzati, e quelli in programma nel 2009, grazie a quella parte di "otto per mille" del gettito complessivo dell’"Irpef" affidatale dai cittadini italiani. Sembrano aridi numeri; ma dietro di essi ci sono i volti di innumerevoli persone che grazie ad essi stanno meglio: possono sfamarsi, curarsi, istruirsi, lavorare, salvare la vita. In una parola, possono essere pienamente "uomini". Dietro quei numeri c’è anche il volto di una Chiesa che sa dire "sì". "Sì" a una libertà e dignità non solo proclamate ma soprattutto promosse e praticate; "sì" al grido, spesso silenzioso, di poveri dimenticati perché poco "appetibili" per l’industria "mediatica" e di donne sulle quali è usata violenza; "sì" al diritto dei bambini e dei giovani a potersi costruire un futuro. Il volto della Chiesa è "composito".
Purtroppo questo suo particolare aspetto è spesso oscurato, come se non fosse di alcun interesse. Ad esempio, nella primavera del 2005 veniva pubblicato un grosso "volume" di ben 386 pagine – "Dalla parola alle opere", disponibile anche "on-line" – contenente l’elenco completo e documentato dei 6.275 "progetti" finanziati nel "terzo mondo" dal 1990 al 2004, per un totale di 710 milioni di euro.
Purtroppo la notizia uscì soltanto sulla stampa di "ispirazione cattolica"; da parte degli altri un "silenzio assordante". Non crediamo nei "complotti" né apprezziamo chi indulge nei "piagnistei". Però siamo convinti che gli italiani abbiano il diritto di conoscere anche questo volto della Chiesa, che la cosa interessi loro e che tenerli all’oscuro sia sbagliato. Naturalmente, se l’anno prossimo la "Chiesa Italiana potrà realizzare 59 nuovi "progetti" in
Africa, Asia, America Latina, Nuova Guinea e Albania, per quasi 6 milioni di euro, il merito è anche dei cittadini che le hanno dato fiducia e dello "Stato Italiano". Nessuno stupore. Il sistema di sostegno economico, che rende possibili questi interventi, è uno dei risultati degli "Accordi" del 1984. In quell’occasione lo Stato e la Chiesa tradussero il più moderno concetto di "laicità", affermando: siamo diversi, non dobbiamo confonderci, ma ci "stimiamo" reciprocamente e abbiamo un grande scopo in comune, il "bene" degli italiani (e dell’umanità intera), e per realizzarlo collaboriamo. Stato e Chiesa si dimostrarono e scambiarono reciproca concreta "fiducia". Lo Stato affida alla Chiesa, tramite le libere scelte dei cittadini, le "risorse" per operare; e la Chiesa restituisce quanto riceve "trasformato" in innumerevoli "servizi", quanti se ne rendono necessari; è attenta, con una sensibilità affinata in duemila anni, alle necessità spirituali e materiali di ogni uomo. Sui singoli interventi si può discutere; ma il fatto che tutto "ritorni" è indiscutibile. Questo e nient’altro che questo, a saperle leggere, dicono le "cifre".