L’"Enciclica" papale spinge ad "andare oltre"

RITAGLI     La visione "trascendente" della persona     DOCUMENTI
dà "sprint" e respiro all’economia

Gabriele Gabrielli
("Avvenire", 10/7/’09)

«Sviluppo dell’uomo» e «lavoro». Ruota attorno al significato di queste due espressioni e della loro stretta relazione la riflessione esigente che sollecita l’"Enciclica" di Benedetto XVI, "Caritas in veritate", a quanti hanno la responsabilità di progettare, costruire e gestire l’economia e il lavoro. È una riflessione che, toccando imprenditori, "manager", "sindacati", lavoratori e Stati, illumina il lavoro in tutte le sue dimensioni. C’è consapevolezza che la «complessità e gravità dell’attuale situazione economica» può gettare nello sconforto, ma la "Caritas in veritate" è piena di speranza e fiducia; infonde coraggio per «riprogettare il nostro cammino», in un periodo di "crisi" che può diventare «occasione di "discernimento" e di nuova progettualità». Le nuove regole e gli assetti economici che scaturiranno da questo percorso non possono dimenticare, però, che «il primo "capitale" da salvaguardare è l’uomo, la persona, nella sua integrità». Benedetto XVI pone al centro della riflessione sull’economia e sul lavoro quanto già Paolo VI aveva affermato nella "Populorum progressio", ossia che «l’autentico sviluppo dell’uomo» riguarda la «totalità della persona in ogni sua dimensione». L’economia e l’organizzazione del lavoro, dunque, hanno bisogno di una visione "trascendente" della persona, perché senza la prospettiva dell’"eterno" lo sviluppo dell’uomo «rimane privo di respiro» e «chiuso dentro la storia» che lo espone, ne siamo tutti testimoni, al rischio che le azioni siano guidate soltanto dall’obiettivo – nel breve, se non nel brevissimo periodo – di incrementare l’"avere". La conseguenza è che senza questa prospettiva, Benedetto XVI lo aveva già affermato nell’Enciclica "Deus caritas est", continueremmo a «vedere nell’altro sempre soltanto l’altro». Occorre privilegiare, invece, una diversa "altezza" che lasci posto anche alla dimensione "spirituale". È da questa prospettiva che sgorgano l’invito e l’incoraggiamento – presenti in tutte le pagine dell’Enciclica – ad «intravedere nello sviluppo un "oltre" che la tecnica non può dare».
Questo è il percorso che il Santo Padre ci indica: andare "oltre", con l’aiuto di «occhi nuovi e un cuore nuovo», anche nell’economia e nel lavoro. Una chiave di lettura di forte speranza, ma anche di grande sollecitazione all’impegno, per tutti. Le sue declinazioni sono molte e vanno in direzione di «una nuova sintesi "umanistica"», la sola che ci possa portare "oltre" questo scenario di "crisi" e far superare la «visione "materialistica" degli avvenimenti umani». È sempre in questa prospettiva che occorre dare forma e organizzazione a «quelle iniziative economiche che, pur senza negare il "profitto", intendono andare oltre la logica dello "scambio"...». Nell’economia, nelle imprese, nel lavoro c’è spazio anche per altro, perché «nell’epoca della "globalizzazione", l’attività economica non può prescindere dalla "gratuità"». Questa dimensione, in verità, è già presente ed attuale; ci sono al riguardo testimonianze che ne evidenziano la sua concretezza in molte iniziative economiche, imprenditoriali e di "management"; ma c’è bisogno di maggiore incisività per andare "oltre" la logica del «dare per avere», propria del mercato, e quella del «dare per dovere», propria dei comportamenti imposti dallo Stato. Il lavoro da fare è molto. Anche per favorire lo scambio reciproco tra modelli diversi di "imprenditorialità", sostenendo così l’"ibridazione" di competenze tra il mondo del "non profit" e quello "profit". L’evoluzione economica lascia intravedere che si possa, anche qui, andare "oltre", superando distinzioni che non riescono più a dar conto della complessa trasformazione della realtà.
Quest’ultima, sempre sul lavoro, pone nuove sfide anche alle organizzazioni "sindacali" dei lavoratori «da sempre incoraggiate e sostenute dalla Chiesa».
La società costringe a riflettere su questioni nuove ed inconsuete, richiedendo anche ai "sindacati" di andare "oltre". Per esempio, superando le restrizioni proprie di una prospettiva «di categoria» per abbracciare tematiche nuove come quella del «conflitto tra "persona-lavoratrice" e "persona-consumatrice"»; o ancora, andare "oltre" la prospettiva nazionale e quella degli interessi degli iscritti per indirizzare l’attenzione ai «lavoratori dei Paesi "in via di sviluppo"».
L’Enciclica richiama e sollecita un grande impegno, fondandolo su una corretta visione dello sviluppo dell’uomo per non lasciarci appiattire da un "fare" senza «respiro».
Nell’economia e nel lavoro, dobbiamo cogliere questa «vocazione» ad andare "oltre" le mere logiche di scambio e di ricerca di vantaggi economici nel breve che minano in profondità sistemi di "sicurezza sociale", rispetto della persona e «decenza» del lavoro. Rimane prioritario, così, «l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti».