Erba (Como), Sabato 15 gennaio 2005
UN
CAMMINO DI SILENZIO E SOLIDARIETÀ…
PER LE POPOLAZIONI DEL SUDEST ASIATICO!
Eccomi tra voi, questa sera, a pochi mesi dal mio rientro in Italia, a riflettere insieme a voi sul dolore che ha ferito le terre che si affacciano sul Golfo del Bengala, tra le quali quella terra che sento un po’ come la mia, il Bangladesh... Un dolore che ha lacerato e messo in ginocchio, ancora una volta, popolazioni già provate da un’incredibile fatica di vivere...Un dolore che si è alzato come un grido e ci ha raggiunti tutti... Ed è per questo che stasera siamo qui...
Il volantino che abbiamo tra le mani porta una scritta che fino a tre settimane fa pochissimi tra noi
avrebbero saputo spiegare! TSU...NAMI è giapponese e significa "porto---onda": ONDA NEL PORTO… Vedete, normalmente i porti sono costruiti per non avere onde e questa parola per noi europei era sconosciuta così… Purtroppo, l’abbiamo appresa anche noi dai giornali, dalla radio, dalla televisione, da quelle immagini terribili che hanno unito il mondo in un nuovo fremito di dolore e di miseria difficili da tradurre in parole.
Un’ondata catastrofica di una forza incredibile che viaggiava sui fondali del mare fino a raggiungere le coste. Il direttore della banca mondiale Mr.Wolfensohn, dopo un sopraluogo sui posti più colpiti proprio tre giorni fa, si esprimeva in questo modo che mi ha impressionato: "La prima cosa che voglio dirvi è come vedere qualche cosa che non avete mai visto prima. Appare tutto come se gli esseri umani fossero stati trasformati in formiche. 10.000 persone risucchiate via nell’acqua in uno spazio di pochi minuti. Noi siamo volati sopra le coste dell’Indonesia e dello Sri Lanka ed è come se tutto fosse stato sradicato via da un vortice immane. Probabilmente accadde che l’acqua dapprima si ritirò lentamente e ne emerse un’onda gigante che si abbattè sul litorale, proseguendo all’interno con violenza per due, tre, cinque chilometri… Poi, 10 minuti dopo, un’altra onda di almeno 10 metri di altezza abbattersi di nuovo… Poi, ancora 15 minuti più tardi, l’ultima, la finale... 281.000 le vittime stimate, ma sapete com’è…, nessuno lo saprà mai con esattezza!"…
Questo lo TSU-NAMI, un’inaudita catastrofe, che si aggiunge alle più recenti catastrofi naturali che hanno scosso la terra: come il terremoto in Iran a BAN, anch’esso il 26 dicembre nel 2003..., 31.000 morti; le alluvioni torrenziali in Mozambico nel 2000; …l’uragano Mitchchel nel ’98, che lasciò in Nicaragua e Honduras 9.000 morti e 3.000.000 di senza tetto, …e solo nel mio Bangladesh nel 1991 un ciclone causò la morte di 138.000 persone, e più indietro il 4 novembre del 1970 un altro ciclone portò via 300.000 vittime.
Un elenco amarissimo di questi anni, a cui manca però il male, la sofferenza causata dall’uomo all’uomo stesso: ricordiamo l’11 settembre a New York, tutt’oggi la guerra in Iraq, l’uccisione dei bambini a Baslian, i morti di Israele e Palestina… Mi pare di percepire…
È come se i nostri cellulari, le nostre automobili con aria condizionata, i cancelli elettrici, le cucine con i forni a microonde, l’uso di internet in tempo reale da un capo all’altro della terra, ...tutta la nostra tecnologia, davanti a queste tragedie, si rivelasse nella sua vera dimensione, lasciando l’uomo semplicemente così come è, spogliato del suo prestigio, della sua potenza, …lasciando in ciascuno la piena coscienza della propria fragilità, di una debolezza strutturale, di limiti invalicabili, della propria totale impotenza: …perdere la vita in una terremoto-maremoto… Eppure eravamo quasi arrivati a pensare di poter governare tutto in questo nuovo millennio, di essere riusciti a controllare il pianeta…, di essere noi, uomini, capi indiscussi di ogni luogo…: ma non è vero!
Cammino di silenzio… e di solidarietà… questa sera!
L’essere riuniti qui questa sera insieme, segno del desiderio di non dimenticare e di continuare in quello sforzo di solidarietà a livello economico, di partecipazione umana, di sostegno spirituale, di cui tantissimi come noi in tutto il mondo sono stati protagonisti in questi giorni…, lascia sbalorditi molti, noi stessi penso! Con il nostro cammino silenzioso anche noi, come molti, stiamo testimoniando che questi disastri, il dolore di tante persone anche a migliaia di chilometri da qui, non sono più un evento lontano nello spazio, il mondo si è davvero rimpicciolito e gli uomini avvicinati: alla paura per gli italiani in vacanza in quei luoghi si è intrecciata l’angoscia e il pianto dei molti stranieri che vivono qui, per la sorte delle loro famiglie, dei loro parenti, dei loro figli/e.
Così come il vedere alla televisione la sofferenza di bambini nelle tende degli ospedali da campo, o gente sistematasi alla bell’e meglio nelle tendopoli di emergenza, ha spinto migliaia di persone alla ricerca di un senso, ad aprirsi al dono, alla cura per chi si è trovato in una simile miseria, tra danni umani incalcolabili, perdita di vite, di affetti, di speranza.
È una cosa splendida questa ripresa in "UMANITÀ" da parte di tantissimi, proprio in un momento tragico in cui è forte il senso di impotenza: è un po’ come ricominciare a vivere da uomini e donne, perchè capaci di soffrire con chi soffre, di sentire com-passione, di farsi carico della fatica di altri per quanto sia possibile... Basta un esempio fra tutti quelli che ho visto, e voi certamente ne conoscerete tanti altri! Domani mattina sarò nel carcere di Busto Arsizio per celebrare una Messa a suffragio delle vittime del maremoto, ma anche perchè i detenuti offriranno al PIME, il mio Istituto Missionario, il ricavato di una colletta che, data la loro condizione, nella totale mancanza di denaro, ha un significato splendido. Vedete, io sono convinto che il Signore non guardi all’importo, al totale, ma guardi piuttosto al cuore! (Non me la sento di giudicare, ma l’offerta di una pensionata potrebbe essere costata in termini di rinuncia molto, molto di più del dono di Schumaker o di altri grandi del momento…!!!).
C’è, l’abbiamo vista, quasi una NUOVA SOLIDARIETÀ MONDIALE , voluta dai singoli, dalla gente comune, che ha spinto persino alcuni Stati sovrani ad essere più generosi… È forse il fiorire di una NUOVA FORMA DI RESPONSABILITÀ, intrisa del desiderio di una giustizia vera, guidata dalla coscienza personale che ogni uomo ha la stessa dignità, lo stesso diritto che abbiamo noi di vivere in pace, lavorando, crescendo la sua famiglia nella tradizione, nei costumi che ha ricevuto. L’UOMO È LO STESSO, qualsiasi sia il colore della sua pelle, il cibo che mangia, la lingua che parla o la latitudine in cui vive. Proprio in nome di questa comune umanità, tutti siamo un po’ interdipendenti dagli altri, tutti un po’ responsabili gli uni degli altri...
QUESTA NUOVA SOLIDARIETÀ afferma l’importanza di dare a tutti UNA POSSIBILITÀ VERA, ONESTA, DI SVILUPPO, DI CRESCITA, DI UGUAGLIANZA!
E questo porta lentamente alla condivisione di un cammino di vera pace, di vera fraternità… Un po’ come per noi, qui, questa sera!!!
Ma occorre dare radici a tutto questo! Occorre avere il coraggio di dare profondità e continuità alla ricerca, anche dopo l’onda emotiva, anche quando nessuno più parlerà della catastrofe avvenuta (e sarà presto, troppo presto...).
Siamo anche noi dentro questa cultura del momento, per la quale sembra che il bene sia tale solo quando me la sento di farlo, se mi piace farlo…: niente di più falso!
OCCORRE EDUCARCI, educare i nostri figli e la gente con cui viviamo a comprendere che la LIBERTÀ VERA È QUELLA CHE È CAPACE DI GUIDARE IL CUORE, LE INTENZIONI, LA VOGLIA DEL MOMENTO… Educarci ad avere un’ATTENZIONE più costante, UN AMORE ALLA SOLIDARIETÀ, UNO STILE DI VITA PIÙ ESSENZIALE ed APERTO, GESTI CONCRETI che tengano conto delle disparità, delle ingiustizie, delle sofferenze nostre e di altri uomini, di altri paesi…: compagni in umanità oggi su questa terra!
C’È BISOGNO DI UOMINI E DONNE CHE NON ABBIANO PAURA DI PORTARE PESI E SOFFERENZE DI ALTRI FRATELLI E SORELLE, CHE SIANO CAPACI DI TENERE APERTO IL CUORE IN UNA FORMA DI RICERCA di una giustizia più ampia, più universale…: e chi ci governa non può non avere questa sensibilità oggi!!! Occorre RIFIUTARSI DI VIVERE DELLA SOLA CARITÀ NATA DALL’EMOTIVITÀ, PER ARRIVARE A STILI DI VITA CHE CONDIVIDONO, CHE SONO GIOIOSI ED APERTI ALL’IMPEGNO PER UN MONDO ONESTO, FRATERNO, LIBERO, basato sull’ascolto e sul RISPETTO. Nella religione in cui cerco, nell’ambiente in cui lavoro, nel mio comune, nella casa dove vivo..., trovare il coraggio di uscire da sè, dai propri schemi e pregiudizi, da sicurezze acquisite e comodità intoccabili: per ANDARE OLTRE ciò che appare, per accettare il rischio di cambiare, per accogliere l’urgenza di stabilire nuovi equilibri, anche quando ciò significa rinunciare a posizioni o comode certezze, per sperimentare nuove vicinanze, nuove fraternità… Per imparare ad AMARE DAVVERO E , IN QUESTO MODO, TORNARE AD ESSERE PIENAMENTE UOMINI E DONNE CHE INSIEME ABITANO LA TERRA E INSIEME COSTRUISCONO UNA NUOVA CIVILTÀ…
P. Luca Galimberti