Padre Allegra,
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il frate che tradusse la Bibbia in cinese
Andrea Galli
("Avvenire",
3/2/’08)
«Devoto figlio della Chiesa,
gloria di questa fortunata e accogliente terra della Sicilia e dell’Ordine dei
Frati Minori... intrepido Apostolo della Parola».
Così domenica scorsa, ad Acireale, padre José Rodriguez Carballo, ministro
generale dei Francescani, ricordava il Servo
di Dio Gabriele Allegra,
nella chiusura del centenario della nascita di uno dei più significativi
missionari del ’900 – il "San Girolamo della Cina", com’è stato
chiamato – e fra i maggiori "sinologi" cattolici.
Giovanni, questo il suo nome nel secolo, nasce il 26 gennaio 1907 a San Giovanni
la Punta (Ct), da Rosario Allegra e Giovanna Guglielmino, primogenito di otto
figli. Fin da piccolo rivela un’intelligenza e una memoria non comuni, più un
amore allo studio insolito per la sua età. Entra adolescente nel Convento dei
Frati minori a San Vito di Bronte, sulle falde dell’Etna, e veste l’abito
religioso prendendo il nome di Frate Gabriele Maria. Durante il noviziato
intensifica la sua pietà, la devozione alla Madonna, le mortificazioni e l’amore
per la figura di San Francesco. Nel 1926 chiede di essere mandato a Roma per
prepararsi alla vita missionaria presso il Collegio internazionale "Sant’Antonio".
Lì, i colloqui con Fra’ Cipriano Silvestri, ex missionario in Cina
e direttore della rivista "Le Missioni Francescane", insieme alla
"Lettera" di Pio XI in occasione del VI centenario della morte del Beato Giovanni
da Montecorvino, lo confermano nel suo orientamento verso la Cina. E gli fanno
"balenare" l’idea di tradurre la Bibbia in cinese, avendo saputo che
ancora non esisteva una traduzione cattolica integrale di Antico e Nuovo
Testamento.
Padre Allegra arriva a Heng Yang, nello Hunan, nel 1931, con l’incarico di
dirigere il locale Seminario minore. Si mette subito all’opera: cinque ore al
giorno di "sinologia", tre ore di studio della Scrittura (greco,
ebraico, esegesi), il resto dedicato alla vita spirituale. Dopo quattro mesi
esercita già il suo apostolato in mezzo al popolo, riuscendo addirittura a
predicare nella lingua del posto. L’11 aprile 1935 inizia la traduzione della
Bibbia, fatica che condurrà avanti da solo, per un decennio, terminando la
prima versione il 21 novembre 1944.
Traduce anche il poema classico "Li Sao" del poeta Chü Yüng del III
secolo a.C., uno degli autori cinesi più difficili. Ne affronta la fatica per
una maggiore conoscenza della lingua. Lavora nelle ore notturne e nei ritagli di
tempo. Lavora anche sotto i bombardamenti giapponesi nel corso della guerra
scoppiata nel luglio del ’37. Un impegno immane, che debilita la sua
costituzione non proprio "ferrea".
Nel 1944 organizza uno "Studio biblico", che viene inaugurato l’anno
successivo ad Hong Kong. E la fama di padre Gabriele inizia a circolare a
livello internazionale.
In uno dei suoi viaggi in Italia ha un colloquio con Luigi Sturzo, al quale
confida l’idea di aprire in Oriente anche uno "Studio sociologico", per
diffondere la "dottrina sociale" della Chiesa: prenderà vita poco dopo a
Singapore e per esso padre Allegra scriverà due trattati: "De doctrina
sociali christiana" e "Tractatus de Ecclesia et de Statu".
Il missionario "sinologo" viene ricevuto in udienza privata da Giovanni
XXIII, al quale
offre in omaggio una copia dell’edizione dei Vangeli in cinese. Nella sua
"parabola" umana e intellettuale ha un posto particolare anche l’incontro e
confronto con il Gesuita Teilhard de Chardin. Nel 1942, monsignor Mario Zanin,
delegato apostolico in Cina, aveva consegnato al padre Allegra un manoscritto
del Gesuita francese, perché lo leggesse e decidesse della sua idoneità ad
essere pubblicato. Si trattava del famoso "Le Milieu Divin". Padre
Allegra si era dedicato alla lettura con il massimo impegno.
L’esame critico del testo lo aveva convinto di dover negare il consenso per la
pubblicazione, ritenendo che un lettore impreparato non avrebbe saputo
districarsi tra le contraddizioni e le carenze dell’opera: terminologia e
dottrina "bivalente", infatti, non gli avrebbero permesso di cogliere
i lati positivi del pensiero di Teilhard dai quali lui stesso era stato comunque
affascinato. Quella "disamina" aveva però inaugurato un dialogo
fraterno con lo stesso Gesuita, di cui padre Allegra darà conto in un libro,
"Il Primato di Cristo in S. Paolo e in Duns Scoto. Dialogo col padre
Teilhard de Chardin".
L’infaticabile Francescano siciliano, la cui produzione intellettuale fu pari
solo all’impegno caritatevole – si spegneva il 26 gennaio 1976 a Coloane (Macau),
dove si era recato per celebrare il suo ultimo Natale insieme alla locale
comunità di lebbrosi.