ANNIVERSARI

RITAGLI     Padre Allegra,     SPAZIO CINA
il frate che tradusse la Bibbia in cinese

P. GABRIELE ALLEGRA (1907-1976), Missionario in Cina.

Andrea Galli
("Avvenire", 3/2/’08)

«Devoto figlio della Chiesa, gloria di questa fortunata e accogliente terra della Sicilia e dell’Ordine dei Frati Minori... intrepido Apostolo della Parola».
Così domenica scorsa, ad Acireale, padre José Rodriguez Carballo, ministro generale dei Francescani, ricordava il
Servo di Dio Gabriele Allegra, nella chiusura del centenario della nascita di uno dei più significativi missionari del ’900 – il "San Girolamo della Cina", com’è stato chiamato – e fra i maggiori "sinologi" cattolici.
Giovanni, questo il suo nome nel secolo, nasce il 26 gennaio 1907 a San Giovanni la Punta (Ct), da Rosario Allegra e Giovanna Guglielmino, primogenito di otto figli. Fin da piccolo rivela un’intelligenza e una memoria non comuni, più un amore allo studio insolito per la sua età. Entra adolescente nel Convento dei Frati minori a San Vito di Bronte, sulle falde dell’Etna, e veste l’abito religioso prendendo il nome di Frate Gabriele Maria. Durante il noviziato intensifica la sua pietà, la devozione alla Madonna, le mortificazioni e l’amore per la figura di San Francesco. Nel 1926 chiede di essere mandato a Roma per prepararsi alla vita missionaria presso il Collegio internazionale "Sant’Antonio". Lì, i colloqui con Fra’ Cipriano Silvestri, ex missionario in
Cina e direttore della rivista "Le Missioni Francescane", insieme alla "Lettera" di Pio XI in occasione del VI centenario della morte del Beato Giovanni da Montecorvino, lo confermano nel suo orientamento verso la Cina. E gli fanno "balenare" l’idea di tradurre la Bibbia in cinese, avendo saputo che ancora non esisteva una traduzione cattolica integrale di Antico e Nuovo Testamento.
Padre Allegra arriva a Heng Yang, nello Hunan, nel 1931, con l’incarico di dirigere il locale Seminario minore. Si mette subito all’opera: cinque ore al giorno di "sinologia", tre ore di studio della Scrittura (greco, ebraico, esegesi), il resto dedicato alla vita spirituale. Dopo quattro mesi esercita già il suo apostolato in mezzo al popolo, riuscendo addirittura a predicare nella lingua del posto. L’11 aprile 1935 inizia la traduzione della Bibbia, fatica che condurrà avanti da solo, per un decennio, terminando la prima versione il 21 novembre 1944.
Traduce anche il poema classico "Li Sao" del poeta Chü Yüng del III secolo a.C., uno degli autori cinesi più difficili. Ne affronta la fatica per una maggiore conoscenza della lingua. Lavora nelle ore notturne e nei ritagli di tempo. Lavora anche sotto i bombardamenti giapponesi nel corso della guerra scoppiata nel luglio del ’37. Un impegno immane, che debilita la sua costituzione non proprio "ferrea".
Nel 1944 organizza uno "Studio biblico", che viene inaugurato l’anno successivo ad Hong Kong. E la fama di padre Gabriele inizia a circolare a livello internazionale.
In uno dei suoi viaggi in Italia ha un colloquio con Luigi Sturzo, al quale confida l’idea di aprire in Oriente anche uno "Studio sociologico", per diffondere la "dottrina sociale" della Chiesa: prenderà vita poco dopo a Singapore e per esso padre Allegra scriverà due trattati: "De doctrina sociali christiana" e "Tractatus de Ecclesia et de Statu".
Il missionario "sinologo" viene ricevuto in udienza privata da
Giovanni XXIII, al quale offre in omaggio una copia dell’edizione dei Vangeli in cinese. Nella sua "parabola" umana e intellettuale ha un posto particolare anche l’incontro e confronto con il Gesuita Teilhard de Chardin. Nel 1942, monsignor Mario Zanin, delegato apostolico in Cina, aveva consegnato al padre Allegra un manoscritto del Gesuita francese, perché lo leggesse e decidesse della sua idoneità ad essere pubblicato. Si trattava del famoso "Le Milieu Divin". Padre Allegra si era dedicato alla lettura con il massimo impegno.
L’esame critico del testo lo aveva convinto di dover negare il consenso per la pubblicazione, ritenendo che un lettore impreparato non avrebbe saputo districarsi tra le contraddizioni e le carenze dell’opera: terminologia e dottrina "bivalente", infatti, non gli avrebbero permesso di cogliere i lati positivi del pensiero di Teilhard dai quali lui stesso era stato comunque affascinato. Quella "disamina" aveva però inaugurato un dialogo fraterno con lo stesso Gesuita, di cui padre Allegra darà conto in un libro, "Il Primato di Cristo in S. Paolo e in Duns Scoto. Dialogo col padre Teilhard de Chardin".
L’infaticabile Francescano siciliano, la cui produzione intellettuale fu pari solo all’impegno caritatevole – si spegneva il 26 gennaio 1976 a Coloane (Macau), dove si era recato per celebrare il suo ultimo Natale insieme alla locale comunità di lebbrosi.