CREDERE IN "DIALOGO"

«Essere riuniti nella tua mano» è il "versetto", tratto dal "Profeta" Ezechiele,
che farà da "filo rosso" all’evento "ecumenico" annuale, che si aprirà tra otto giorni.

RITAGLI     Quella "preghiera" per il mondo     DOCUMENTI
che cerca "unità"

Firmata dal Vescovo Paglia,
Presidente della "Commissione Episcopale per l’Ecumenismo",
dal "Pastore Protestante" Maselli ("Fcei"), dal "Metropolita Ortodosso" Gennadios,
la "presentazione" della «Settimana» dal 18 al 25 Gennaio.

Giacomo Gambassi
("Avvenire", 10/1/’09)

I cristiani sono ancora "divisi" dalla storia, come era diviso il popolo d’Israele prima dell’esperienza dell’"esilio" in Babilonia e come è divisa adesso la Corea. È incentrato su questa duplice "similitudine" il "filo conduttore" della "Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani", che sarà celebrata anche nelle Diocesi italiane dal 18 al 25 Gennaio. E non poteva essere che un "intreccio" di richiami al passato e al presente a scandirne il passo quando il tema è tratto dal Libro del "Profeta" Ezechiele ("Ez 37,17"), un testo che ha nella ricchezza delle immagini una delle sue principali caratteristiche. «Essere riuniti nella tua mano» è il "versetto" che fa da "comune denominatore" alla "Settimana" di quest’anno, cui è opportuno prepararsi «con cuore rinnovato». Lo scrivono il Presidente della "Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo", il Vescovo di Terni-Narni-Amelia Vincenzo Paglia, il Presidente della "Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia" ("Fcei"), il "Pastore" Domenico Maselli, e l’Arcivescovo "Metropolita" Ortodosso d’Italia e di Malta ed "Esarca" per l’"Europa Meridionale", Gennadios Zervos, nel "messaggio di presentazione" del tema. Terreno d’incontro fra le "confessioni" è il mondo di oggi che «cerca unità», si legge. Quello Occidentale, «dove non mancano i mezzi di "sussistenza", corre dietro a sogni irraggiungibili e sembra dimenticare quali siano i significati veri della vita». Invece, avverte il "messaggio", il «"Terzo Mondo" si trova nella quasi impossibilità di vivere per la mancanza assoluta dei beni di sostentamento». Poi un cenno alla "salvaguardia del creato" che rappresenta un altro spazio di "dialogo ecumenico": «La natura stessa è condizionata dall’inquinamento prodotto dalle grandi nazioni, che rende più visibile e di attualità stringente il "gemito" di cui parla l’Apostolo Paolo». Di fronte alle questioni che tengono banco sulla scena internazionale, i cristiani, che possono anche essere «disorientati o divisi», sentono comunque «l’urgenza di fare propria la "visione" di Ezechiele: essere riuniti in modo da formare un solo "bastone" nella mano di Dio», si sottolinea nell’intervento. È il riferimento all’immagine biblica dell’unione dei due "legni", con i nomi dei "Regni d’Israele" separati, che il "Profeta" racchiude nel suo pugno come gli aveva chiesto il Signore. Le parole di presentazione indicano anche quale sia la «sola arma» che hanno fra le mani i cristiani: «la preghiera che rivolgono a Dio da ogni parte della terra e che esige da loro una "conversione" all’amore e alla giustizia, che trovano insieme la loro realizzazione sulla "Croce" di Cristo». E i "titoli" proposti per ciascuno dei giorni della "Settimana" registrano questo "schema", perché pongono le comunità cristiane di fronte «alle vecchie e alle nuove divisioni, alla guerra e alla violenza, all’ingiustizia economica e alla povertà, alla "crisi ecologica", alla "discriminazione" e al "pregiudizio sociale", alla malattia e alla sofferenza, alla "pluralità" delle religioni», per giungere a proclamare «la speranza cristiana in un mondo di "separazione"». Nel testo l’attualità va a braccetto con la "Scrittura". Avviene quando si spiega come il tema della "Settimana" sia stato suggerito dalle Chiese Coreane in quanto il Paese Asiatico, come il "popolo eletto", dopo la morte di Salomone, è «diviso in due Stati». Ma «malgrado la divisione, si sente un’unica "nazione"». E, aggiunge il "messaggio", «questa è anche la realtà della "cristianità" di oggi: una realtà "divisa", ma che ha come speranza centrale quella di formare un unico "bastone"».