IL VIAGGIO DEL PAPA

RITAGLI   Nella Moschea Blu per la pace   DOCUMENTI

La visita del Pontefice nel luogo di culto islamico assieme al Gran Muftì.
Alla fine lo scambio dei doni.
E il religioso musulmano commenta: «È stato un incontro meraviglioso».

Dal nostro inviato a Istanbul, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 1/12/’06)

«Santità, non è necessario che entri scalzo». L' "imam" resta un po' imbarazzato nel vedere Benedetto XVI che si toglie le scarpe. Ma il Papa non intende sottrarsi alla regola che vale per tutti i visitatori e s'incammina con i soli calzini bianchi (ma con la croce pettorale ben visibile sopra il cappotto bianco) all'interno della Moschea Blu. È un passo nella Storia, è l'immagine simbolo di questo viaggio, è un gesto che segnerà il pontificato di Ratzinger che ieri sera ha voluto fermarsi in raccoglimento nel luogo sacro dove pregano i musulmani. Accompagnato dall' "imam" e dal Gran Muftì di Istanbul, Benedetto XVI è entrato nella Moschea Blu, il più importante tempio islamico della città che venne costruito nel '600 copiando la struttura e la magnificenza di Santa Sofia, l'antica basilica cristiana che sorge di fronte. Il Papa attraversa gli ampi spazi che riverberano l'azzurro dei mosaici del soffitto e della cupola (da qui il nome della moschea) mentre gli vengono mostrate le preziose maioliche che tappezzano i muri della sala. Giunto davanti al "mihrab", la nicchia rivolta alla Mecca, gli viene spiegato che solitamente, in quel preciso punto, ci si ferma per alcuni secondi a pregare con sentimenti di pace e di serenità. Immobili, uno a fianco all'altro, il Gran Muftì recita una preghiera, quindi è Benedetto XVI che muove impercettibilmente le labbra tenendo le braccia congiunte sul petto per un paio di minuti. «Davanti al "mihrab" il Papa ha sostato in meditazione e certamente ha rivolto a Dio il suo pensiero», ha poi riferito il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che ha precisato: «Quella del Papa, in silenzio accanto al Muftì di Istanbul, è stata una preghiera personale e intima, che non presentava caratteristiche di ciò che ci divide ma di ciò che ci unisce. Il Papa ha sostato per un momento di riflessione e di meditazione silenziosa e personale in rapporto con Dio». La visita è poi proseguita in modo molto cordiale e amichevole. Il Gran Muftì, Mustafà Cagrici, è uno dei 38 firmatari che alcune settimane fa ha sottoscritto una lettera di pacificazione in cui si accettavano i chiarimenti del Pontefice dopo la lezione di Ratisbona. Tocca a lui fare da guida al Papa illustrando nel dettaglio l'architettura del luogo di culto, «grande 2600 metri quadrati e dove 8 mila persone possono pregare contemporaneamente». C'è un clima di grande e composta emozione che diventa palbabile quando la visita si conclude con lo scambio dei doni. Il religioso islamico regala al Papa un libro di preghiere che ha come copertina l'immagine di una colomba, il Pontefice ricambia con una decorazione in cui appare il simbolo della pace. Commenta il Muftì: «Come vede tutte le preghiere iniziano con "Allah è il nome di Dio"». Papa Ratzinger a questo punto mette una mano sul libro e dice: «Preghiamo per la fratellanza e per tutta l'umanità». Quindi ringrazia per aver avuto la possibilità di compiere questa visita «che non dimenticherò certamente». È stato un incontro straordinariamente caloroso. L'ultima volta che un Papa era entrato in un luogo di culto islamico era stato nel maggio del 2001, quando Giovanni Paolo II visitò la grande moschea di Damasco, in Siria. Ma il gesto compiuto ieri da Benedetto XVI, collocandosi sullo sfondo delle polemiche della vigilia, acquista un significato unico e sorprendente. Il Gran Muftì d'Istanbul è entusiasta. «È stato un momento meraviglioso. Grazie Santità, si ricordi di noi». Molti turchi hanno seguito l'evento in diretta tv, trasmesso da vari canali. «Non mi aspettavo una cosa del genere da questo Papa «dice un commentatore. Ed un altro: «Dobbiamo essere tutti orgogliosi di quel che è avvenuto questa sera: è la migliore immagine che la Turchia poteva dare di sé al mondo».