L’INTERVISTA

RITAGLI   «Le sue parole, provocazione e dono»   DOCUMENTI

Il vescovo di Petropolis, Santoro:
«Il Papa ci ha richiamati ai fondamenti dell’esperienza cristiana.
Prima dell’impegno sociale viene l’incontro con Gesù».

Dal nostro inviato ad Aparecida, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 13/5/’07)

Oggi Benedetto XVI aprirà, con un discorso molto atteso, i lavori della "Quinta Conferenza" del "Celam", l'episcopato latino-americano. «Ma un anticipo ce l'ha già dato venerdì sera, rivolgendosi ai vescovi del Brasile», è l'opinione di monsignor Filippo Santoro, che giudica le parole pronunciate da Papa Ratzinger nella cattedrale di San Paolo «un grande regalo e una forte provocazione». Italiano, 59 anni, da oltre venti in Brasile, Santoro è vescovo di Petropolis - una bellissima città a nord di Rio de Janeiro - ed è membro della Commissione per la dottrina della fede della "Cnbb", la Conferenza episcopale nazionale. Nei prossimi giorni prenderà parte ai lavori del "Celam".

Eccellenza, che impressione le ha fatto il discorso di Benedetto XVI all'episcopato brasiliano?

«Come vescovo mi sento interpellato in prima persona dalle sue parole - risponde Santoro - . Sono state una forte provocazione a guardare ciò che sta all'origine: ci ha messo sotto gli occhi i fondamenti dell'esperienza cristiana e della nostra missione pastorale. Lo ha fatto con la sua consueta chiarezza e amabilità. Noi spesso abbiamo la tentazione di rispondere ai bisogni della nostra gente inventando cose nuove. Il Papa ci richiama all'essenzialità dell'annuncio».

A suo avviso che effetto avrà questo discorso?

«Io credo che renderà più profonda e autentica la comunione, affettiva ed effettiva, che esiste tra noi ed il Santo Padre. Oggi, molto più che negli anni passati, c'è sintonia tra la gerarchia cattolica del Brasile ed il successore di Pietro. Sono convinto che le sue parole siano state accolte da tutti con gratitudine perché invitano a pensare. L'insistenza sui fondamenti è un tratto tipico di Papa Ratzinger, che può costituire uno stimolo per la Chiesa di questo grande Paese che, come ha ricordato Benedetto XVI, ha il più alto numero di cattolici al mondo».

Un primato che va difeso da tante insidie...

«Certamente. Ma, per dirla in modo molto schietto, la nostra Chiesa qui in Brasile ha una vitalità e una vivacità che in Europa si riscontrano più raramente. E, stando alle ultime statistiche, la perdita di fedeli in direzione delle sètte "neo-protestanti" è stata fermata. Il Papa ci invita a continuare il nostro sforzo missionario ma con un'avvertenza importante: non dimenticate l'origine del vostro impegno, ci dice, ripartite da Cristo».

Benedetto XVI non ha fatto alcun cenno alla teologia della liberazione di cui il Brasile è stata un po' la culla. Come lo spiega?

«Lo ritengo molto logico. L'impianto di fondo della teologia della liberazione, vale a dire l'uso delle categorie marxiste che presuppongono una concezione materialista della storia, non esiste più. Ma è ancora abbastanza diffusa l'idea che l'impegno a favore dei poveri sia di per sé una fonte di salvezza. A questo si riferisce il Papa quando richiama i sacerdoti a non dare la preferenza alle questioni ideologiche e politiche».

Forse qualcuno s'aspettava che Benedetto XVI, rivolgendosi all'episcopato di un Paese segnato da tanti squilibri ed ingiustizie, entrasse un po' più nel merito delle questioni sociali...

«Guardi, in tutta franchezza posso dirle che all'interno della "Cnbb" - la "Conferenza episcopale brasiliana" - il 70 % delle discussioni si concentra sui problemi politici e sociali. Invece nel discorso del Papa solo il 30 % ha riguardato tali questioni mentre il 70 % è stato dedicato ai fondamenti della nostra missione. Chissà, forse è un suggerimento a cambiare il rapporto, come deve fare un ciclista per correre più veloce».

Il Pontefice è sceso nei dettagli della vita liturgica e sacramentale. Cosa ne pensa?

«Ha voluto darci indicazioni molte concrete, entrando nel merito di certi comportamenti che non rispettano la logica del sacramento della riconciliazione, un fatto "profondamente personale", dice il Papa, ricordando che solo una grave impossibilità fisica o morale può esimere dalla confessione individuale. Con tutto questo Benedetto XVI non vuole imbrigliare nessuno ma rendere la nostra Chiesa ancora più dinamica. Si dice spesso che mentre l'Europa parte dalle idee l'America Latina parte dalla realtà. Il Papa rompe la falsa "dicotomia": la realtà si coglie partendo dallo sguardo di Cristo».