Nel
complesso mosaico delle comunità dell’Est,
l’arrivo di nuovi presuli segna una tappa importante nella storia delle Chiese
locali,
spesso limitate nell’espressione della propria fede.
L’italiano
Paolo Pezzi arcivescovo di Mosca, a Pechino ordinato Giuseppe Li Shan.
RUSSIA
Kondrusiewicz
alla sede di Minsk,
al suo posto un prete ravennate
Luigi
Geninazzi
("Avvenire",
22/9/’07)
È una novità assoluta
che ha il sapore della svolta storica. Alla guida dei cattolici della Russia
europea arriva un giovane missionario italiano. Don
Paolo Pezzi,
ravennate di 47 anni, è il nuovo arcivescovo dell’arcidiocesi della «Madre
di Dio» a Mosca.
Succede a monsignor Tadeusz Kondrusiewicz che dopo quindici anni torna nella sua
Bielorussia, nominato arcivescovo di Minsk.
Con le nomine annunciate ieri si chiude un’epoca avvincente e convulsa,
segnata dal «processo di ricostruzione delle comunità e delle strutture
cattoliche» nell’ex impero sovietico, rileva la nota diffusa dalla
"Nunziatura Vaticana" a Mosca che si fa «portavoce dei sentimenti di
riconoscenza nutriti dal Santo Padre Benedetto
XVI come pure
dei cattolici che vivono nella "Federazione Russa" nei confronti dell’opera
generosamente svolta da monsignor Kondrusiewicz». Un lavoro arduo, condotto nel
deserto di settant’anni d’ateismo e portato avanti nel fuoco delle polemiche
e delle tensioni con la Chiesa ortodossa che raggiunsero il culmine nel 2002,
quando la Santa Sede annunciò la creazione di quattro vere e proprie diocesi
sul territorio della "Federazione Russa".
Da allora il clima è lentamente migliorato, anche grazie al nuovo
rappresentante vaticano inviato a Mosca quello stesso anno, monsignor Antonio
Mennini, gran "tessitore" del dialogo con il mondo ortodosso. E ora, con la nomina
annunciata ieri, un altro italiano s’insedia nella capitale russa. Si tratta
di un giovane sacerdote appartenente alla "Fraternità Sacerdotale dei
Missionari di San Carlo Borromeo" nata nell’ambito di "Comunione e
Liberazione". Un carisma missionario e uno stile di presenza con cui don
Paolo Pezzi, in oltre dieci anni di permanenza in Russia, ha saputo guadagnare
la simpatia dei cattolici e la stima degli ortodossi. Nel 1993, tre anni dopo l’ordinazione
sacerdotale, viene mandato a Novosibirsk. Insegna all’università ma trova
anche il tempo di visitare i villaggi sperduti della steppa siberiana,
conoscendo a fondo la realtà del popolo russo (come gli incontri commoventi con
le «babuske», custodi di una religiosità sopravvissuta alle più dure
persecuzioni). Nel 1998 torna a Roma dove consegue il dottorato in teologia
pastorale con una tesi sulla situazione della Chiesa cattolica in Siberia.
Affianca il responsabile della "Fraternità Sacerdotale di San Carlo",
don Massimo Camisasca, diventando suo vice. Rientrato in Russia nel 2003, è
cappellano della comunità italiana di Mosca e quindi docente al seminario
maggiore di San Pietroburgo di cui viene nominato rettore nel 2006. A Mosca
Pezzi contribuisce alla creazione della «Biblioteca dello spirito», un centro
culturale legato a «Russia cristiana» dove s’incontrano ogni giorno
cattolici e ortodossi.
Un’attività frenetica ma "aliena" da ogni sospetto di proselitismo e in
cordiali rapporti con il Patriarcato russo. È in questa chiave ecumenica, più
precisamente nella speranza di un rilancio decisivo del dialogo con la «terza
Roma», che molti leggono la nomina del nuovo arcivescovo di Mosca. Lui si
"schermisce" ed evita ogni commento a caldo. «Nella mia vita ho sempre
sperimentato che la disponibilità del cuore, in spirito d’obbedienza,
permette a Dio di fare ciò che io con le mie forze non riuscirei» ci dice al
telefono. Don Paolo era stato inviato in Russia «a dare una mano». E ora si
ritrova a ricoprire uno dei posti più importanti e delicati della Chiesa
cattolica alle frontiere dell’Est. Il nuovo arcivescovo di Mosca è originario
di un piccolo comune in provincia di Ravenna il cui nome è Russi. Quando si
dice il destino...
«Don Paolo è un uomo di grande maturità ed equilibrio, conosce molto bene il
popolo russo, la sua lingua, la sua tradizione, e nutre un grande affetto per la
Chiesa ortodossa» è il ritratto che ne fa Camisasca, felice e commosso per
questa nomina episcopale, la prima di un sacerdote della "Fraternità di
San Carlo".
L’ordinazione episcopale avverrà il 28 ottobre, per mano del predecessore,
monsignor Kondrusiewicz. «Ho iniziato con pochi sacerdoti, oggi nella diocesi
di Mosca ce ne sono più di 130 – ricorda l’ex arcivescovo di Mosca in un’intervista
alla "Radio Vaticana" – . Lascio una situazione in dinamismo; lascio
qui una parte del mio cuore ma torno in patria con spirito di speranza». A
Minsk succede a un autentico testimone della fede: il cardinale Kazimierz
Swiatek, ultra-novantennne, una vita quasi tutta trascorsa sotto il regime
comunista, segnata da una lunga detenzione nel "gulag" e da continue
repressioni. Una "quercia" dello spirito che è un po’ il simbolo del
cattolicesimo in terra ex sovietica.