ROVESCIARE UNA MENTALITÀ

RITAGLI    Se Erdogan non prende di petto la situazione    MISSIONE AMICIZIA

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 18/12/’07)

È l’ennesimo «caso isolato» d’intolleranza religiosa, come usano dire in Turchia ogni volta che «un pazzo fanatico» attenta alla vita di un missionario straniero. Grazie a Dio questa volta l’attacco furibondo e violento ad un sacerdote cattolico non ha avuto esito mortale. Ma l’accoltellamento di padre Adriano Franchini nella Chiesa di Sant’Antonio a Smirne rappresenta la tragica conferma di un odio "anti-cristiano" che persiste nel Paese della "Mezzaluna".
Atti di follia? Può darsi, ma vien da chiedersi come mai siano così numerosi e tutti diretti contro gli esponenti delle minoranze religiose. Il 2006 si era aperto con l’assassinio di
don Andrea Santoro a Trebisonda ed era continuato con varie aggressioni a preti cattolici. All’inizio del 2007 è stato ucciso in pieno centro ad Istanbul il giornalista armeno Hrant Dink, simbolo di una diversità etnica e religiosa che voleva il dialogo con la nazione di Ataturk e con l’islam. Ad aprile c’è stata la macabra esecuzione a Malatya di tre protestanti evangelici, bendati e sgozzati selvaggiamente all’interno della loro casa editrice. E due giorni fa l’agguato al padre cappuccino, testimone di una presenza che affonda le sue radici nella storia lontana. Senza contare le minacce, le intimidazioni e le violenze che non fanno notizia ma sono parte della piccola cronaca quotidiana.
Occorre guardare in faccia al male per poterlo evitare. C’è qualcosa di torbido che si agita nelle viscere di una nazione con un grande passato ed ancor più grandi ambizioni per il futuro. È qualcosa che spunta fuori periodicamente nel segno del fanatismo e della violenza e contraddice vistosamente i buoni propositi di tolleranza e democrazia dei governanti. Che cosa aspetta Erdogan, il politico aperto ed illuminato che parla di dialogo fra le culture e vuole portare la Turchia in Europa, a prendere di petto questa tragica situazione? Magari accogliendo il suggerimento del vescovo di Smirne, monsignor Franceschini, che nell’intervista al nostro giornale chiede al capo del governo di prendere misure efficaci a protezione dei luoghi di culto e a difesa dell’incolumità dei sacerdoti stranieri.
È così difficile spiegare ai turchi che 100mila cristiani su una popolazione di quasi 80 milioni di musulmani non rappresentano alcuna minaccia alla sicurezza nazionale? Diciamolo con chiarezza: s’impone un rovesciamento di mentalità. Quella secondo cui l’islam è sotto attacco da parte dell’Occidente, un vittimismo che sfocia nel terrorismo. La vita dei cristiani nei Paesi a maggioranza musulmana è sempre più difficile ma, con una "mistificazione" colossale, viene diffusa l’immagine opposta. «Sono i cristiani che offendono l’islam, anzi, è lo stesso capo della Chiesa cattolica che ci insulta», sostiene la farneticante propaganda lanciata da al-Zawahiri, numero due di "al-Qaeda", proprio ieri, all’indomani dell’accoltellamento di padre Franchini. L’appello del portavoce del terrorismo mondiale nasconde il timore che a vincere saranno i fautori del dialogo, come ha testimoniato recentemente la
"Lettera" dei 138 intellettuali islamici e la risposta cordiale di Benedetto XVI. Un dialogo interreligioso di cui la Turchia vorrebbe essere capofila. Ma non bastano le parole se i fatti vanno in direzione opposta. Erdogan dovrebbe prenderne atto. E agire di conseguenza.