LA FEDE AD ANKARA
Da un anno non c’è più l’obbligo di scrivere sui documenti
la
confessione religiosa.
Ma per tanti il cattolicesimo rimane una minaccia.
Aumentano i giovani che chiedono il Battesimo, ma molti di nascosto.
Turchia, i nuovi cristiani
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escono dalle catacombe
Birgut ed Elif, madre e figlia, da questa sera saranno Katy e Jeanne.
Con un rito a porte chiuse diventeranno cattoliche.
«Non mi nascondo: rispettano la mia decisione.
Ho iniziato a leggere la Bibbia, poi ho chiesto a un prete».
Alla Messa di Natale, anche quest’anno,
ci saranno molti ragazzi musulmani.
Ci vanno per curiosità, ma poi qualcuno ne rimane affascinato.
Dal nostro inviato a Istanbul, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 23/12/’07)
Luci, decorazioni
e “Jingle Bells” ti accompagnano ad ogni passo lungo
Questa sera prendono un nuovo nome, Katy e Jeanne, e rinascono a nuova vita.
Ricevono il battesimo, diventano cristiane. Un rito a porte chiuse, con pochi
amici, per evitare ogni tipo di pubblicità. «Ero musulmana per tradizione,
come tutti in Turchia,
ma raramente andavo in moschea – racconta la madre con gli occhi che brillano
di una felicità immensa – . Tutto è cominciato con un sogno di cui non
voglio parlare, è un segreto tra me e Gesù. Ho iniziato a leggere la Bibbia,
poi ho chiesto aiuto ad un sacerdote, ho trovato una comunità. In tutto questo
cammino mi è sempre stata vicina mia figlia. Sì, ho imparato molto da lei».
Non è stato facile, ma su questo Katy preferisce sorvolare. Il marito l’ha
lasciata, i parenti l’hanno perfino denunciata. «Ma io non mi nascondo.
Continuo ad avere buoni rapporti con i miei vicini di casa: sanno della mia
decisione e la rispettano».
Essere cristiani in Turchia, uno “slalom” tra antichi fanatismi e nuove
aperture.
Nonostante tutto qualcosa sta cambiando nel Paese della “Mezzaluna”, in
difficile equilibrio tra laicismo istituzionale ed islamismo politico. I
cristiani in Turchia sono poco più di 100mila, lo 0,2 per cento della
popolazione. I cattolici, sia di rito latino che delle Chiese orientali, sono in
tutto 30mila.
Nella terra che vide il fiorire delle prime comunità fondate da San Paolo, i
Galati, gli Efesini, i Colossesi, e poi gli eventi decisivi dei “Concili” in
Asia Minore, oggi la Chiesa è una realtà numericamente ridotta, dispersa in un
vasto territorio e molto precaria nella sua dimensione sociale, minacciata da
un’intolleranza estremista che affiora sempre più spesso in episodi violenti.
L’ultimo una settimana fa, con l’agguato al cappuccino italiano nella chiesa
di Smirne. Ma i cattolici non sono in via d’estinzione. Certo, c’è
un’antica e gloriosa tradizione che va perdendo peso. È il cattolicesimo
“levantino”, fortemente orgoglioso della propria identità europea
trapiantata sulla “Sublime Porta”, con un grande passato ma senza più
futuro. Una tradizione che ha il volto aristocratico della signora Concetta
Graziella Manfredi, italiana nata in Turchia, piccola croce ben visibile sul
collo. «C’è sempre qualcuno che mi guarda con un misto di curiosità e di
diffidenza – dice – . Lo ammetto: quando vado al mercato nascondo la croce
sotto uno scialle, non si sa mai». Concetta è catechista alla parrocchia di
Santo Spirito, la cattedrale latina d’Istanbul. Si lamenta che ci sono pochi
bambini, molte famiglie cattoliche sono tornate in Europa, anche sua figlia
lavora in Italia. «Viviamo nelle catacombe» sospira il parroco,
La visita del Papa
un anno fa ha lasciato traccia, soprattutto negli ambienti intellettuali che
hanno un atteggiamento più aperto nei confronti della Chiesa. Ma resta una
mentalità diffusa a livello popolare che considera il cristianesimo una
minaccia all’identità nazionale. Non è un caso se l’accoltellatore di padre
Adriano Franchini
ha maturato il suo gesto dopo aver visto la serie televisiva “La valle dei
lupi” i cui protagonisti sono sacerdoti dediti a orribili riti satanici. «Ma
noi non rubiamo anime, semplicemente accogliamo chi ci viene a trovare – dice
padre Luigi, ottant’anni suonati di cui la metà trascorsi in Turchia – .
Chi vuole ricevere il battesimo deve fare i corsi di “catecumenato” che in
genere durano tre anni». Padre Luigi è il frate cappuccino più conosciuto ad
Istanbul dove tutti lo possono incontrare nella chiesa di Sant’Antonio.
Un giornale l’ha chiamato «il prete con l’amo», accusandolo di fare
proselitismo. Ha rischiato il carcere ma in sua difesa è intervenuto lo stesso
ministro turco del culto che l’ha additato come esempio agli “iman”. «Imparassero
da lui ad educare i nostri ragazzi!».
La Messa vespertina è frequentata da un gruppo di giovani, la maggior parte
provenienti da famiglie musulmane. Aysù è una ragazza che fa la guida
turistica. È rimasta colpita dalla “Casa di Maria” ad Efeso e dalla
“Grotta di San Pietro” ad Antiochia, ha voluto saperne di più ed ha chiesto
il battesimo.
Ci sono due giovani sposi che si sono conosciuti in Germania ma è qui, a
Sant’Antonio, che hanno iniziato il loro nuovo cammino. Si raccontano a cuore
aperto, con grande semplicità. Dipendesse da loro potrei scrivere nome e
cognome. Ma lavorano in un’azienda pubblica e rischiano di perdere il posto se
si venisse a sapere che sono diventati cristiani. Non ci sono statistiche sulle
conversioni, la fede eroica non è una questione contabile. Qualche decina
all’anno, sembra. Non grandi numeri. Ma sono loro il futuro della Chiesa in
Turchia.
Alla Messa di Natale anche quest’anno ci saranno molti giovani musulmani. Ci
vanno per curiosità, come ad uno spettacolo. Ma poi qualcuno ne rimane
affascinato.
«Saremo una trentina questo Natale», ci dice Elena, la ragazza romena che a
Trebisonda tiene viva l’eredità di don
Andrea Santoro,
martire della fede. A Smirne celebrerà padre Adriano Franchini, reduce dalla
brutta avventura di domenica scorsa.
Coraggioso? «No, torno a fare il mio solito mestiere – scherza – . Pregherò
perché il ragazzo che mi ha colpito scopra l’amore di Dio che vince ogni
violenza».