Abbiamo imparato a conoscerlo
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in modo diverso
Luigi
Geninazzi
("Avvenire", 2/2/’08)
Quando venne sottratto per
sempre al nostro sguardo terreno, il mondo si sentì improvvisamente
"orfano" e un’ondata di commozione, di dolore e al tempo stesso di
"gratitudine", invase il cuore di milioni di persone. Ci manca, Karol
Wojtyla, nonostante che il suo successore, l’amato Benedetto
XVI, riempia
pienamente la "scena pontificale". Sono passati tre anni ma continua a
mancarci tantissimo: lo diciamo "sottovoce", con un certo
"pudore", come si fa coi sentimenti più veri e profondi che si
vorrebbero tenere "nascosti", al riparo da occhi indiscreti.
Giovanni
Paolo II manca a
tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo personalmente, e anche a
moltissima gente che ha avuto occasione di "sfiorarlo", vederlo e
ascoltarlo durante i suoi viaggi. C’è chi ha fatto notare che Papa Wojtyla è
colui che si è incontrato con il maggior numero di essere umani, primo
Pontefice "globale", riconosciuto come la più grande "autorità
morale" anche dai non credenti. Giovanni Paolo II è stato un Papa
"pellegrino" che cercava l’uomo. Non aspettava che la gente andasse
da lui, era lui che le andava incontro, testimone della misericordia di Dio che
salva. Nel corso del suo Pontificato, uno dei più lunghi della storia, si è
fatto vicino a tutti divenendo un personaggio "familiare" anche nei
luoghi più "sperduti" del mondo. E così, quand’era in vita,
pensavamo di conoscerlo bene, anche perché i "mass-media" ce lo
raccontavano in ogni dettaglio, fino a "scavare" con le "telecamere"
impietose dentro le "pieghe" della sua sofferenza e malattia.
Ma in questi ultimi anni, dopo la sua morte, incominciamo a conoscerlo in un
modo diverso. Col passare del tempo i ricordi inevitabilmente
"sbiadiscono", diventano "roba d’archivio". Oggi stiamo
imparando a guardare alla vita ed alle opere di Karol Wojtyla in altro modo, con
gli occhi della fede. Proprio perché ci manca vogliamo andare alla sua ricerca,
sapendo bene che questa volta non saranno né i giornali né le tv a
raccontarcelo per davvero. Non ci soffermiamo più sui singoli
"fotogrammi", adesso ci si mostra in tutta la sua evidenza il senso
della "trama" che ha intessuto la sua vita ed ha cambiato la storia.
«Giovanni Paolo II si è mosso ed ha agito come se desiderasse aprire
dappertutto delle "vie d’accesso" a Cristo, come se desiderasse
rendere percorribile ad ogni uomo il "varco" verso la vita vera, verso
il vero amore», è la "sintesi" efficace che ne ha fatto Benedetto
XVI, legato da un affetto personale oltre che da una lunga
"consuetudine" di lavoro al suo predecessore.
Così tanta gente oggi riscopre Giovanni Paolo II come il Papa della vita, il
Papa dell’amore, il Papa della famiglia. È quanto ci ha confermato l’ex
segretario di Wojtyla, il cardinale
Dziwisz, lui stesso
sorpreso dai moltissimi casi del dono di un figlio a coppie, ritenute
"sterili", che si sono inginocchiate in preghiera sulla tomba di
Giovanni Paolo II. Se non vogliamo affrettarci a chiamarli "miracoli"
diciamo che si tratta di grazie ricevute, di segni di santità che le persone
semplici sanno immediatamente riconoscere.
In Polonia circola insistente la voce secondo cui Karol Wojtyla verrà
"beatificato" il prossimo 16 ottobre, trentesimo
"anniversario" della sua elezione al "soglio pontificio". È
il desiderio di tanta gente che "scopre" nella "santità" di
Giovanni Paolo II un rinnovato motivo di "familiarità" con lui.
Soffia ancora il "vento" di Wojtyla, il vento che faceva
"sfogliare" le pagine del Vangelo durante i suoi funerali e oggi
continua ad "avvolgere" i nostri cuori.