Alessio II: controverso" il suo rapporto con Roma

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ALESSIO II (1929-2008), Patriarca della Chiesa Ortodossa in Russia...

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 6/12/’08)

È stato il Patriarca della "rinascita" della Chiesa Russa, provata dalle persecuzioni del "comunismo sovietico" e minacciata dalla "secolarizzazione" e dall’"edonismo" del "capitalismo selvaggio". Alessio II ha guidato la più vasta Chiesa del mondo "ortodosso" per diciotto lunghi e difficili anni, in un periodo segnato da grandi cambiamenti e da improvvise "turbolenze". Primo Patriarca dell’era "post-totalitaria", eletto nel 1990, l’anno precedente il crollo dell’"Urss", ha saputo mantenere l’unità e rafforzare il prestigio dell’istituzione che gode ancora oggi della più alta credibilità fra i cittadini della Russia. Figura "ieratica", lunga barba bianca e voce "stentorea", anche nell’aspetto rappresentava l’antica dignità del suo Paese. Alessio II è stato un "leader spirituale" che non ha disdegnato la politica, scendendo spesso in diretta "polemica" con Eltsin e stringendo poi un’"alleanza" con Putin. L’ultima Messa, alla vigilia della sua morte, l’ha celebrata proprio dentro il "Cremlino", quasi un "sigillo" della sua infaticabile attività per promuovere la collaborazione tra Chiesa e Stato nella salvaguardia dei "valori etici" e dell’eredità storica e culturale della Russia. Un legame fra religione e nazione che il Patriarca Alessio ha sempre difeso ed esaltato contro le minacce provenienti dall’esterno, da un Occidente sospettato di voler "invadere" culturalmente e spiritualmente il sacro suolo dell’"ortodossia".
Non solo l’Occidente "laicista" ma anche quello "cattolico-romano". È qui che la figura di Alessio II risulta piuttosto "controversa". Diciamo subito che l’immagine, diffusa dai "mass-media", di fiero "oppositore" della "Chiesa Cattolica" non corrisponde totalmente alla sua personalità. Uomo di grande cultura e di straordinaria sensibilità religiosa, il Patriarca di tutte le "Russie" non era certo chiuso al "dialogo ecumenico" con il «Papa Rimskj», il Pontefice di
Roma. Ma dopo la caduta dell’"Unione Sovietica" si trovò a gestire una fase del tutto nuova e imprevedibile di grande "libertà religiosa", con le inevitabili "tensioni" tra le diverse comunità di fedeli che a volte degenerarono in "scontri" aperti. L’accusa di "proselitismo" lanciata contro i Missionari cattolici in Russia ha costituito un "ritornello" che il Patriarca Alessio non si stancava mai di ripetere. Era un modo per compattare di fronte al «nemico esterno» una Chiesa scossa da divisioni interne, tenuta perennemente in scacco dall’ala più "conservatrice" e messa a dura prova dalla fuga delle "comunità ortodosse" d’Ucraina e d’Estonia, proclamatesi "autocefale", cioè "autonome" da Mosca. Un movimento "tellurico" che ha scatenato antiche e nuove rivalità con il Patriarca "ecumenico" di Costantinopoli Bartolomeo, sempre più vicino alla "Chiesa Cattolica".
È dentro questa travagliata dinamica che si colloca la stagione del "grande freddo" tra il Patriarca russo e il
Papa polacco. Ma Alessio è stato anche il protagonista del recente "disgelo" con la "Chiesa Cattolica" e della riaffermata "sintonia" teologica e pastorale con Benedetto XVI. È scomparso quando il "sogno" dello storico incontro tra il Patriarca di Mosca ed il Papa di Roma sembrava vicino a diventare realtà. Toccherà al suo successore trasformare l’iniziale "disgelo" in un "dialogo caloroso". Questa almeno è la speranza per il futuro. Con Alessio II finisce un’epoca di grandi "passioni" e di animose "battaglie". Una comunque l’ha vinta: la storia lo ricorderà come il grande artefice dell’unità della "Chiesa ortodossa russa", riconciliatasi ufficialmente con la "Chiesa dell’esilio" dopo novant’anni di separazione.