Gli obiettivi dell’attacco di Israele

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Macerie dell'attacco israeliano sulla Striscia di Gaza!

Luigi Geninazzi
("Avvenire", 30/12/’08)

Israele ha cambiato il vecchio principio "occhio per occhio" nella versione aggiornata di "venti occhi per un occhio". Lo disse due anni fa, con poca diplomatica franchezza, il Ministro degli Esteri finlandese commentando la guerra israeliana contro il Libano dell’estate 2006, in risposta alla cattura di tre soldati dello Tsahal da parte degli "Hezbollah". Potremmo dire che l’operazione "Piombo Fuso" su Gaza segna un ulteriore aggiornamento in "duecento occhi per un occhio". I "raid aerei" israeliani sulla "Striscia di Gaza" hanno fatto in soli tre giorni oltre trecento morti, colpendo miliziani della "Jihad Islamica" e di "Hamas" ma anche reclute di polizia, colpevoli solo d’indossare una divisa per sfuggire alla disoccupazione ed alla fame, e gente "inerme", compresi donne e bambini. «Purtroppo in guerra anche i civili pagano un prezzo», dice la nuova "lady di ferro" Tzipi Livni, Ministro degli Esteri e candidata a "premier" del prossimo Governo israeliano. Ma quando gli ospedali si trasformano in "obitori" può sorgere il dubbio che il prezzo sia troppo alto.
Israele ha scatenato la più dura e sanguinosa "rappresaglia" degli ultimi quarant’anni, reagendo alla pioggia di razzi "Qassam" che vengono lanciati dalla "Striscia di Gaza" sulle città confinanti israeliane. Sia ben chiaro da subito: la responsabilità principale è di "Hamas" che, dichiarando finita la "tregua" siglata sei mesi fa, ha ripreso le sue "provocazioni" seminando il terrore tra gli abitanti di Sderot, di Ashkelon e del Negev. A dire il vero la "tregua" non ha portato grande sollievo alla popolazione stremata di Gaza, dove in questi ultimi sei mesi i "valichi" sono rimasti quasi sempre chiusi e gli "aiuti umanitari" sono transitati col "contagocce".
E senza la prospettiva politica di un "negoziato" la "tregua" è solo una pausa dovuta alla stanchezza dei combattenti, sempre pronti a riprendere la guerra. Forse "Hamas" non s’aspettava una "rappresaglia" così pesante. In ogni caso contava sulla reazione israeliana nella logica "auto-lesionista" del tanto peggio, tanto meglio. Tanto peggio per la popolazione, tanto meglio per chi comanda. "Hamas" perde consensi quando è costretta a governare ma torna in auge quando si trova sotto attacco militare. Conoscendo solo la logica dell’odio e del "fanatismo", si sente tanto più forte quanto più alto è il numero di "cadaveri" provocati dal "nemico sionista". Per "Hamas", cinicamente, tutto questo ha un senso.
Ma per Israele che senso ha una "rappresaglia" così dura e devastante? A cosa mira concretamente? La domanda viene spontanea se si pensa alla lunga sequenza di "risposte militari" che ha segnato l’occupazione israeliana più che quarantennale nei "Territori Palestinesi".
Nessuna di queste "rappresaglie" ha portato più sicurezza per gli israeliani, tutte hanno provocato un’ulteriore "radicalizzazione" della società palestinese. L’unica giustificazione può venire solo dal "rovesciamento" di "Hamas" nella "Striscia di Gaza". Lo ha detto apertamente il "vice-premier" israeliano Haim Ramon. Se infatti i "raid aerei", in combinazione con le "incursioni terrestri" date per imminenti, riusciranno a "decapitare" il "movimento integralista", Israele potrà contare sul tacito ma sostanziale "plauso" del Presidente palestinese Abu Mazen e della maggior parte dei Paesi Arabi. A Gaza le strutture di
"Al Fatah", che rispondono al Presidente dell’"Anp", si preparano a riempire il "vuoto di potere" dopo il collasso degli "integralisti islamici". È una posta molto elevata quella che Israele si è prefissata con l’operazione "Piombo Fuso". Un’operazione condotta con mano davvero "pesante". Sarebbe doppiamente tragico se mancasse l’obiettivo.