INTERVISTA

RITAGLI     Mons. Warduni: «Dà voce ai "cristiani" d’Iraq»     TERRA SANTA

Il Vescovo "Caldeo" di Baghdad: «Sappiamo di essere nel cuore del Papa.
La nostra gente vive tra "esilio" e "minacce", e la situazione migliora troppo lentamente».

Dal nostro inviato ad Amman, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 10/5/’09)

Ne aveva parlato già al suo arrivo in Giordania, li ha ricordati ieri nel "discorso" tenuto dopo la visita in "Moschea". I cristiani iracheni sono nel cuore di Benedetto XVI che torna a «chiedere con insistenza alla "comunità internazionale" di compiere tutto il possibile per assicurare il loro fondamentale diritto di pacifica "coesistenza" con i propri "concittadini"». Lo dice prendendo spunto dalla presenza del "Patriarca" di Baghdad, sua Beatitudine Emmanuel III Delly, massima autorità della "Chiesa Caldea". I "profughi" iracheni in Giordania sono circa mezzo milione ed almeno 20mila sono "cristiani". Molti di loro saranno presenti questa mattina alla "Messa" nell’"International Stadio" di Amman e si aspettano un saluto tutto particolare dal Papa, che presiederà la celebrazione. Inoltre, Benedetto XVI avrà un incontro con i Vescovi iracheni, il secondo in pochi mesi dopo la visita "ad limina" compiuta dalla "gerarchia Caldea". «Al Papa "pellegrino di pace" in Terra Santa ci sentiamo molto vicini, geograficamente e spiritualmente», ci dice Shlemon Warduni, Vescovo "ausiliare" di Babilonia dei Caldei, giunto ad Amman per quest’occasione.

Eccellenza, è vero che in Iraq la situazione è più tranquilla?

Negli ultimi mesi le cose sono un po’ migliorate, ci si sforza di riprendere una vita normale. E noi cristiani quest’anno abbiamo potuto finalmente celebrare la "Pasqua" nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, resa agibile dopo essere stata bombardata. Anche a Mosul molte famiglie che erano dovute scappare stanno tornando nelle loro case. Ma è tutto appeso a un "filo". Nelle ultime tre settimane c’è stato un brusco salto all’indietro, sono ripresi gli "attentati suicidi" con decine di morti, gli scontri armati, ed anche alcuni atti di violenza contro i cristiani. La situazione non è affatto "stabilizzata", domina sempre una grande "incertezza".

Ma i cristiani in Iraq oggi si sentono più sicuri?

Abbiamo fatto tante richieste alle "autorità" ed abbiamo ricevuto tante promesse. Abbiamo bisogno di un Governo autorevole ed efficiente che combatta il "caos" e la "corruzione" negli apparati statali, a cominciare dalle "forze" che dovrebbero garantire l’ordine e la sicurezza nel Paese. Solo così si potrà arrivare ad una vera "pacificazione". E tutto questo dipende molto dalla pressione che possono fare le "nazioni occidentali". Hanno tanti interessi in Iraq, ma non si curano di ciò che interessa agli iracheni, questo è il problema. Lei mi chiede se ci sentiamo più sicuri. Oggi certamente più di ieri. Ma lo saremo definitivamente quando verranno riconosciuti pienamente i nostri "diritti", sulla base del principio di "eguaglianza" e del rispetto del "pluralismo".

Oggi non è così?

Guardi cos’è successo alle ultime "elezioni locali": ai rappresentanti cristiani hanno riservato un "seggio" nel "distretto" di Baghdad, uno a Mosul ed uno a Bassora. Molto meno di quel che ci spettava e che pure ci era stato promesso dal Governo. Contiamo poco o nulla, questa è la triste realtà.

Si calcola che circa un terzo degli 800mila cristiani, presenti in Iraq prima della "guerra" del 2003, sia "fuggito" all’estero. Stanno tornando?

Molti sì, ma non abbiamo "dati" attendibili. Dovremmo però domandarci i motivi del loro "rientro". In genere tornano perché hanno incontrato grandi difficoltà all’estero. Vede, i cristiani in Iraq appartenevano al "ceto benestante", avevano un livello di vita più alto della media. Molte famiglie, minacciate di morte e di violenze, hanno venduto case e terreni e sono "emigrate" all’estero. Ma dopo un po’ i soldi finiscono e si è costretti a tornare.

Qual è la situazione dei "profughi" iracheni qui in Giordania?

Sono stati accolti bene, ma adesso se la passano male. Vivono da "clandestini", col "passaporto" scaduto, non hanno il "permesso di soggiorno" perché costa troppo e quindi sono costretti a lavorare in "nero". Sempre meglio comunque di altri Paesi, come la Svezia, da dove sono stati cacciati.

Lei, insieme ad altri Vescovi iracheni, avrà un incontro col Papa qui ad Amman. Cosa gli chiederete?

Che preghi e che faccia tutto il possibile per la pace! Benedetto XVI ha un grande affetto per i cristiani dell’Iraq e ce lo dimostra ogni volta che lo incontriamo. Ci sollecita alla "cura pastorale" anche dei fedeli che sono andati all’estero, ci chiede di loro. E non perde occasione d’alzare la voce chiedendo alla "comunità internazionale" di garantire i nostri "diritti". Diciamo la verità: non abbiamo molti altri "protettori" al di fuori del Santo Padre.