Fratel Carlo, direttore della scuola Sacra Famiglia dei
padri guanelliani:
«È incredibile. C’erano in giro tanti ragazzi, avevo appena finito le
lezioni
e non c’è stato alcun preavviso».
I missili colpiscono la parte araba della città. Uccisi due
bambini.
I Katiuscia hanno raggiunto la centrale via Paolo VI,
percorsa ogni anno da
milioni di pellegrini.
Giorni fa alcuni razzi erano già caduti sui quartieri ebraici.
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Dal nostro inviato a Nazareth, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 20/7/’06)
Sono arrivati giù all'improvviso come gli acquazzoni d'estate, una
grandinata di morte e terrore che ha colpito la città santa della Galilea nel
tardo pomeriggio, quando i bambini giocano per strada senza alzare gli occhi al
cielo. I razzi Katiuscia hanno colpito al cuore Nazareth, stroncando la giovane
vita innocente di due bimbi.
Si sono abbattuti anche sul centro storico della città araba, in via Paolo VI,
l'arteria principale che milioni di pellegrini di tutto il mondo hanno percorso
almeno una volta per visitare la Basilica dell'Annunciazione. «Ho sentito un
forte botto, poi ho visto una colonna di fumo che s'alzava da un edificio qui
vicino - racconta in modo concitato fratel Carlo, direttore della scuola «Sacra
Famiglia» gestita dai padri guanelliani - . Sono corso sul posto, non c'erano
ancora gli sbarramenti della polizia. Ho cercato di avvicinarmi ma c'erano
macerie dappertutto. È incredibile, è assurdo tutto questo. C'erano in giro
tanti ragazzi, avevo appena finito le lezioni e non c'era stato alcun allarme».
La micidiale gragnuola di missili ha centrato in pieno un palazzo che sorge
dietro la concessionaria d'auto Mazda, a qualche centinaio di metri dalla
Basilica. Il tetto è sfondato e fino a tarda sera i pompieri hanno scavato
temendo che qualcuno fosse rimasto intrappolato sotto le macerie. Ma i danni
sono stati solo materiali. Un altro razzo invece è esploso nel cortile di una
casa alla periferia della città. Si è formato un grosso cratere. Qui sono
stati colpiti a morte i due fratellini di tre e nove anni. È la prima volta che
i Katiuscia feriscono Nazareth, a circa quaranta chilometri dal confine
libanese, il punto più a Sud raggiunto finora dai missili degli hezbollah. Tre
giorni fa un razzo era caduto a Nazareth Illit, la città moderna abitata in
prevalenza da ebrei. Ieri invece gli artiglieri del «Partito di Dio» hanno
seminato morte e distruzione nella Nazareth storica, abitata in prevalenza da
arabi, sia cristiani che musulmani. «Sono tutti sotto choc, non avrebbero mai
immaginato di essere nel mirino degli hezbollah libanesi allo stesso modo degli
ebrei» mi dice il padre guardiano del convento dei francescani, l'argentino
Ricardo Bustos, mentre tutt'attorno, nella città vecchia, domina un irreale
silenzio.
«Siamo addolorati per ogni perdita, che siano ebrei, cristiani o musulmani -
commenta il vice-premier ebraico Shimon Peres - . I Katiuscia uccidono senza
distinzioni».
L'allarme è risuonato più volte a Haifa, ma i razzi sono caduti anche su
Tiberiade e Nazareth, dove non sono stati predisposti particolari misure di
sicurezza, proprio perché qui vivono gli arabi-israeliani. Taleb Sanaa, un
deputato della Lista araba unita, ha protestato con il Comando del Fronte
Interno per la mancanza di qualsiasi dispositivo di pre-allarme nelle zone
abitate dagli arabi. «Siamo in grado di bombardare Israele per molti mesi, e
non solo per giorni o settimane» è l'inquietante dichiarazione rilasciata da
Mohamed Qomati, membro dell'ufficio politico del «Partito di Dio».
A una settimana dal suo inizio la guerra fra Israele e gli hezbollah infuria
più che mai e le vittime, come al solito, si registrano soprattutto fra i
civili. I morti di Nazareth fanno salire a 15 il bilancio complessivo delle
vittime civili israeliane cadute sotto i razzi delle milizie sciite libanesi,
cui si aggiungono 14 soldati. Mentre sono più di 300 i libanesi uccisi, quasi
tutti civili; 60 solo ieri, la giornata più sanguinosa.
Non soltanto la regione settentrionale del Paese ma anche l'area di Tel Aviv ha
vissuto ieri in stato di massima allerta dopo che informazioni di "intelligence"
avevano avvertito di una possibile infiltrazione di un kamikaze, pronto ad
entrare in azione. Nel frattempo, sull'autostrada poco fuori Tel Aviv, saltava
in aria un'auto facendo temere un attentato suicida. Non ci sono state vittime e
l'esplosione si è poi rivelata accidentale. L'allarme è stato revocato in
serata, dopo che la radio militare aveva annunciato l'arresto da parte della
polizia di un aspirante kamikaze. Dopo il fronte libanese e quello a Gaza tutti
temono che riesploda anche il fronte di guerra più tradizionale rappresentato
dagli "uomini-bomba".