"BILANCIO" DEL VIAGGIO

L’"incoraggiamento" ai fratelli di fede, il "confronto" aperto e franco
con i seguaci delle altre due "religioni monoteistiche".
E i "nodi politici" di una "visita" che ha lasciato il "segno".
Parla il responsabile della "Custodia di Terra Santa",
che ha seguito da vicino la "visita" di Benedetto XVI.

RITAGLI     «Dal Papa una nuova "speranza"     TERRA SANTA
per noi "cristiani" di Terra Santa»

P. Pizzaballa: «Basta "vittimismi", collaboriamo a costruire "ponti" di pace.
Con gli "ebrei" legame inscindibile, la "ragione" al centro del "dialogo" con l’"Islam"».
«La "franchezza" con la quale si è pronunciato è stata molto apprezzata,
sia dagli israeliani sia dai palestinesi».
«Ha avuto grande "comprensione" per le nostre sofferenze,
ma al tempo stesso ci ha invitato a "rialzare la testa"».

Benedetto XVI al Memoriale di Yad Vashem... Il Papa in visita alla Moschea della Roccia, in Gerusalemme! Lo sguardo di Papa Benedetto dalle alte mura della Città Santa... Benedetto XVI celebra la Santa Messa, nella Valle di Giosafat! Il Muro di Betlemme, vicino al campo profughi di Aida... Per mano con un Imam musulmano ed un Rabbino, nella Chiesa dell’Annunciazione a Nazareth!
Con la visita del Papa in Terra Santa, è aumentata la speranza dei cristiani... P. PIERBATTISTA PIZZABALLA, Custode Francescano di Terra Santa!

Dal nostro inviato a Gerusalemme, Luigi Geninazzi
("Avvenire", 17/5/’09)

«Il Papa ci ha aperto la strada. E adesso tocca a noi, "cristiani" di Terra Santa. Basta con il "vittimismo", diamoci da fare». Padre Pierbattista Pizzaballa è noto per i suoi giudizi netti e spesso "taglienti". 44 anni, da cinque "Custode Francescano della Terra Santa", è stato una delle presenze più discrete ma al tempo stesso più vicine al Santo Padre nel suo lungo "pellegrinaggio". La persona giusta, dunque, con cui tracciare un "bilancio" di questa memorabile visita.

Padre Pizzaballa, incominciamo dalla fine: il "discorso di congedo" pronunciato da Benedetto XVI all’Aeroporto di Tel Aviv è stato un forte richiamo perché la soluzione dei due "Stati" diventi presto realtà. Molti sono rimasti sorpresi, qualcuno l’ha giudicato un "discorso" troppo "politico". Lei che giudizio ne dà?

Mi lasci dire prima di tutto che il cuore di questo viaggio è stato "religioso" e la visita al "Santo Sepolcro" ne ha rappresentato il culmine. Ma certamente il Papa non si è mai tirato indietro di fronte alle implicazioni "politiche" del suo "messaggio". Le ha dette appena arrivato in Israele e le ha ribadite alla partenza. E le ha sostenute con forza durante la visita a Betlemme. Ha mostrato un grande "coraggio", ma per me non è stata una sorpresa.

Un conto è dire che il "muro" è una tragedia parlando ai "palestinesi" che ne soffrono le conseguenze, ben diverso è ripetere lo stesso concetto davanti al "premier" israeliano Netanyahu che il "muro" l’ha voluto...

È vero, il che ci conferma che Benedetto XVI non è un personaggio "accomodante". Il suo garbo e la sua delicatezza non possono essere scambiate per "remissività". Quel che ha da dire lo dice con grande chiarezza. E per quanto ho potuto notare questa sua "franchezza" è stata molto apprezzata, sia da parte "palestinese" che da parte "israeliana". Anche da coloro che non sono d’accordo.

Sui giornali sono apparsi vari commenti "critici" a proposito del "discorso" tenuto dal Papa al "memoriale" di "Yad Vashem"...

Per la visita di Benedetto XVI a "Yad Vashem" c’erano molte aspettative intrecciate a "pregiudizi" ed a "rancori". Insomma il "copione" era già stato scritto, solo che il Papa non l’ha rispettato. Ha svolto una bellissima riflessione sul "nome", in senso "biblico". Invece molti s’aspettavano le sue "scuse" come tedesco, come Capo della "Chiesa Cattolica" e così via. Un clima di pretesa emotiva che ha perso di vista il fatto più importante, e cioè che il Papa in più occasioni, prima e durante il viaggio in Israele, ha fatto "dichiarazioni" molto nette contro l’"anti-semitismo" ed il "negazionismo". Dopo le prime reazioni però i toni sono cambiati. Ad esempio l’ultimo "editoriale" del quotidiano "Yediot Ahronot" sottolinea che la "Chiesa Cattolica" ha già fatto "mea culpa" e che non è giusto chiedere ogni volta che si scusi con il "popolo ebreo".

Che effetto avrà questo viaggio sui rapporti tra "cristiani" ed "ebrei"?

Le posizioni erano già molto chiare, ma è importante che il Papa le abbia ribadite. L’affermazione fatta sul Monte Nebo, secondo cui «c’è un legame inscindibile tra "cristianesimo" ed "ebraismo"», non è nuova ma l’averla ripetuta in modo così pubblico e solenne ha un grande significato. Finora il "dialogo" tra "cristiani" ed "ebrei" era una cosa di "specialisti", di "rabbini" e "teologi". Con questo viaggio il Papa si è assunto, per così dire, un compito di "divulgazione".

E nei rapporti con l’"Islam"?

Ha tenuto ben distinto il "dialogo" con l’"ebraismo", che riguarda le nostre "radici" ed ha un carattere "teologico", da quello con il mondo "musulmano", che ha definito come "alleanza di civiltà".
Con il "discorso" pronunciato alla "Moschea" di
Amman il Papa ha fatto fare un passo in avanti al "dialogo" tra "cristianesimo" ed "Islam", richiamando il concetto di "razionalità" della fede religiosa. In Giordania questo "discorso" è stato capito. Qui a Gerusalemme invece tutto viene "politicizzato", come si è visto durante l’incontro "inter-religioso" a Notre Dame, durante il quale c’è stato un intervento decisamente fuori luogo da parte di un "leader" islamico.

Per i "cristiani" di Terra Santa cosa ha significato il "pellegrinaggio" del Papa?

Ha spazzato via le "perplessità" e i timori che qualcuno aveva manifestato alla vigilia. Benedetto XVI non ha perso occasione per incoraggiarci, facendo sentire tutta la sua personale vicinanza. Ha celebrato tre "Messe" solenni, che hanno fatto scoprire al grande pubblico d’Israele la realtà della "Chiesa locale". Adesso spetta a noi, "cristiani" di Terra Santa, mettere da parte la tendenza al "lamento" ed al "vittimismo" per dare un contributo positivo alla società, costruendo "ponti di pace". Il fatto d’essere "sommersi" da tanti problemi non vuol dire che ci dobbiamo "annegare". Il Papa ha avuto parole di grande comprensione per le sofferenze dei "cristiani" ma al tempo stesso ci ha invitato a rialzare la testa, ci ha ridato speranza.

I problemi della "Chiesa locale" sono al centro di una "trattativa" che va avanti da oltre dieci anni fra la "Santa Sede" e lo "Stato d’Israele". Dopo la visita del Papa, le cose si sono "sbloccate"?

La questione centrale del "negoziato" riguarda sei "luoghi sacri". È un problema che tocca la "libertà religiosa", non la proprietà, che è già nostra. Noi chiediamo alcune garanzie allo "Stato d’Israele", ad esempio l’impegno che non ci verranno "confiscati". Il viaggio del Papa non ha portato a risultati concreti, ma ad un chiarimento di fondo. L’impressione è che anche il "Governo" israeliano sia interessato finalmente a chiudere la vicenda. Credo che dopo la visita di Benedetto XVI i rapporti con Israele diventeranno più "fluidi".

Lei è stato vicino a Benedetto XVI durante tutti gli otto giorni della "visita papale". Ci può dire con quali "sentimenti" il Santo Padre ha vissuto questo suo "pellegrinaggio"?

È una persona molto "schiva" e riservata, ma ha lasciato trapelare in più occasioni la sua grande gioia per gli incontri che ha avuto. Ha una grande "libertà" interiore, non si è lasciato spaventare dai tanti "condizionamenti" e dalle difficoltà "oggettive" della situazione. Standogli vicino, ho capito che aveva un grande bisogno interiore di fare questo "pellegrinaggio". Lo ha fatto prima di tutto per sé. Ma è riuscito a farlo diventare un "segno" di grande speranza per tutti.