ALLE RADICI DELLA FEDE

Oggi alle 18, in San Paolo fuori le Mura, i "Vespri", presieduti da Benedetto XVI,
per la chiusura dell’"Anno" dedicato all’"Apostolo delle Genti".
Dodici mesi particolarmente "sentiti" nei luoghi toccati in vita dal Santo.
Il Presidente dei Vescovi Turchi: «Sono stati dissipati molti "pregiudizi"».

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dono per il mondo

Mons. Padovese:
«Ha rafforzato il "dialogo". Scoperta a Roma la più antica "icona" di San Paolo».

MONS. LUIGI PADOVESE, Presidente della Conferenza Episcopale Turca e Vicario Apostolico dell'Anatolia!

Dal nostro inviato a Iskenderun (Turchia), Luigi Geninazzi
("Avvenire", 28/6/’09)

Si chiude l’"Anno Paolino", un evento che in Turchia ha ridato entusiasmo e speranza alle "comunità cristiane" sparse nella terra dove nacque l’"Apostolo delle Genti". «Si è aperta una porta che vogliamo mantenere aperta», ci dice in quest’intervista Monsignor Luigi Padovese, Presidente della "Conferenza Episcopale Turca" e Vicario Apostolico dell’Anatolia nel cui territorio si trova Tarso. Qui, nella "città natale" di San Paolo, si terranno domani le solenni "celebrazioni" per la chiusura dell’"Anno Paolino" che saranno presiedute da un "delegato pontificio", il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del "Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-religioso". Già questa sera è previsto un significativo "gesto ecumenico" ad Antiochia, dove il Patriarca Bartolomeo I reciterà i Vespri con i Vescovi delle altre "Chiese Cristiane". E in concomitanza con le celebrazioni si svolge ad Iskenderun, nella sede del "Vicariato", un "simposio" su San Paolo che vede la partecipazione di una trentina di studiosi che fanno capo alla "Pontificia Università Antonianum".
«Per i nostri fedeli – spiega Padovese – l’"Anno Paolino" ha voluto dire la riscoperta della figura di San Paolo, a partire dalla consapevolezza di vivere nella sua "terra natale". Inoltre le celebrazioni sono state un’occasione di "dialogo" fra le diverse "Chiese Cristiane" che nel commemorare San Paolo hanno ripreso più forte coscienza delle comuni origini. È un fatto molto interessante: l’iniziativa dell’"Anno Paolino" viene presa da
Benedetto XVI ma è subito accolta anche dalle altre Chiese. Il Patriarca "ecumenico" Bartolomeo I, ad esempio, ha tenuto un "simposio" sulla figura di San Paolo cui ha partecipato anche un delegato del "Vaticano". E infine un terzo motivo di grande soddisfazione è il flusso continuo di "pellegrini" che quest’anno sono arrivati a Tarso. Una piacevole sorpresa».

"Pellegrinaggi" in Turchia ci sono sempre stati...

Sì, ma in genere si limitavano alla Casa della Madonna a Efeso ed ai luoghi della Costa Jonica, una sorta di "appendice religiosa" a percorsi turistici. Con l’"Anno Paolino", per la prima volta, una località come Tarso è diventata meta di decine di migliaia di "pellegrini". Fino a ieri abbiamo contato 416 gruppi, provenienti da oltre 30 Paesi del mondo, in particolare dall’"Asia Centrale" e dall’"Estremo Oriente". Quella che una volta era denominata "Asia Minore" è tornata al centro dell’attenzione della "cristianità universale". Per noi, esigua "minoranza" in un Paese a maggioranza "islamica", si tratta di un fatto che ci riempie di consolazione.

Che impatto ha avuto tutto questo sulla "società turca"?

Da parte delle autorità "islamiche" abbiamo avuto grandi segni d’attenzione. Ma la cosa più significativa è che a livello d’"opinione pubblica" ci si è accorti che non esiste solo un Occidente "ateo" e "secolarizzato" ma anche un Occidente che prega e si mette in "pellegrinaggio". Da questo punto di vista l’"Anno Paolino" è servito a dissipare molti "pregiudizi".

A Tarso c’è un’unica Chiesa, solitamente ridotta a "museo", che nel corso dell’ultimo anno è stata aperta al "culto". Lo resterà anche dopo la fine dell’"Anno Paolino"?

È la richiesta avanzata al Governo di Ankara non solo dalla nostra "Conferenza Episcopale" ma anche da istituzioni e Governi stranieri, come quello italiano e tedesco. Il "premier" turco Recep Tayyip Erdogan, parlando un anno e mezzo fa in Germania, disse: «Se i cristiani mi chiederanno di avere una Chiesa a Tarso io farò tutto il possibile perché questo avvenga». Sulla base di questa dichiarazione così esplicita, abbiamo preso contatto sia con le autorità centrali che locali. Tutte si sono dichiarate molto disponibili. Per noi è importante avere un luogo permanente di "culto" a Tarso, una Chiesa dove poter celebrare Messa e non un "museo" dove recitare una preghiera "furtiva". Sia chiaro: non ne chiediamo la proprietà che rimane allo Stato ma solo la possibilità di utilizzo. Tra due giorni, il 30 Giugno, vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Sarà la "cartina di tornasole" per misurare l’effettiva volontà politica di rispondere alle legittime esigenze della minoranza "cattolica" in Turchia.

È cambiato qualcosa dopo la "visita" compiuta dal Papa in Turchia nel Novembre 2006?

La "visita" di Benedetto XVI è stata molto importante, perché ha cambiato radicalmente l’immagine del Pontefice che era stata trasmessa dopo il "Discorso di Ratisbona". Negli ultimi tre anni devo dire che è mutato l’atteggiamento nei confronti della nostra presenza, c’è più rispetto e meno ostilità anche se a volte affiorano vecchie diffidenze. Il clima è migliorato ma non ci sono ancora cambiamenti concreti.

Allude al mancato riconoscimento di uno "status giuridico" per la Chiesa in Turchia?

È un problema che si trascina da tempo e purtroppo lo sarà ancora a lungo. Nonostante le nostre richieste, non abbiamo mai avuto risposta. Il Governo teme che se darà un riconoscimento alla "Chiesa Cattolica" sarà poi costretto a fare lo stesso con le altre "minoranze religiose", comprese quelle "islamiche". Da qui il suo netto rifiuto.

Finito l’"Anno Paolino", spariranno anche i suoi benefici "effetti"?

Spero proprio di no. Sono convinto che il flusso di "pellegrini" non si fermerà, ne abbiamo i segnali già ora. E questo è molto importante perché ci dà, per così dire, un potere "contrattuale" che non avremmo restando una "comunità piccola" e isolata. Quest’anno le autorità turche si sono mostrate molto collaborative con noi, ovviamente interessate allo sviluppo del "turismo religioso". Voglio credere che questo loro interesse s’accompagni al rispetto delle fondamentali esigenze di "libertà religiosa" dei "pellegrini", ma anche dei cristiani che vivono qui.