UNA VITA RINATA

Dopo l’inferno della prigionia, ha fondato un’associazione,
che in questi anni ha aiutato migliaia di orfani
a uscire dalla miseria e dall’abbandono. E a trovare un futuro.
L’"odissea" di Chhiv Ngauv, voce degli "scampati" alla dittatura di Pol Pot,
che negli anni Settanta uccise due milioni di cambogiani.
E simbolo del "riscatto" di un popolo.

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dai "lager" dei "Khmer rossi"
all’impegno per gli orfani

«Nei quattro anni di prigionia, metà dei detenuti non ce l’ha fatta,
stroncata dalla "repressione" e dalla fame».
Il primo dei suoi quattro figli è nato lì,
unico sopravvissuto dei sedici venuti alla luce in quel posto.
«Solo con l’istruzione si può dare un futuro all’infanzia del mio Paese.
Perciò è fondamentale che non venga meno il sostegno a distanza».
Dopo la liberazione, va alla ricerca dei responsabili dei "villaggi-lager".
«Le autorità mi dissero che non erano a conoscenza delle "atrocità"
a cui eravamo stati sottomessi».

CHHIV NGAU, direttore della ong "Cifa Cambogia". Il Re di Cambogia, Norodom Sihanouk. Una drammatica testimonianza dei massacri compiuti dai Khmer Rossi in Cambogia! Bimbi cambogiani a scuola...
I giovani, speranza della Cambogia!

Chiara Genisio
("Avvenire", 22/6/’08)

«Sono sopravvissuto ai campi di rieducazione di Pol Pot. Ho conosciuto il morso della fame, la persecuzione, la sofferenza fisica e morale. Oggi sogno per la mia Cambogia un futuro di pace e di benessere. La mia speranza è cresciuta giorno per giorno vivendo accanto ai bambini di strada, a centinaia di orfani segnati dalla brutalità della dittatura, dalla guerra e ora dal flagello dell’"Hiv"». Si intravede una piega amara nel sorriso di Chhiv Ngauv, voce degli scampati al regime dei "Khmer rossi" che, nella seconda metà degli anni Settanta, falcidiò quasi due milioni di cambogiani. E che oggi è il simbolo vivente della voglia di riscatto di una popolazione a lungo oppressa.
Incontriamo Chhiv nella sede torinese dell’"ong" "Cifa" ("Centro Internazionale per l’infanzia e la famiglia"). Dall’inizio dell’anno ha assunto l’incarico di direttore di "Cifa Cambogia", con lui lavora uno "staff" di diciassette persone. È un uomo dalla tempra d’acciaio, ma dall’aspetto mite. E schivo. Quasi si stupisce che qualcuno voglia conoscere la sua dedizione verso i più piccoli, il suo impegno per assicurare una famiglia, cibo e istruzione a chi è abbandonato o sfruttato. «Per me è qualcosa di naturale aiutare i bambini. Ogni volta che incontro uno di loro, solo e attanagliato dalla fame, la sua sofferenza mi percuote. Ma soprattutto sento il dovere di offrirgli l’opportunità di un futuro. E questo passa anzitutto attraverso l’istruzione, la vera molla per un futuro diverso».

Gli occhiali nascosti durante la prigionia

Laureato in "Pedagogia", Chhiv ha iniziato ad insegnare pochi mesi prima di essere internato. Dopo la riconquista della libertà, pur con tante difficoltà, all’inizio degli anni Ottanta torna alla sua professione. Più che un lavoro, lo interpreta come una missione. Ha sessant’anni, capelli grigi, occhiali da miope. Quasi "sovrappensiero", se li toglie e li osserva. Poi comincia a raccontare: «Durante i quattro anni di prigionia li ho dovuti nascondere per non far capire che sapevo leggere e scrivere. Che ero laureato. Anche se poi il responsabile del mio "campo", analfabeta, veniva da me per farsi aiutare a dividere le scarsissime razioni di riso per il numero dei prigionieri. Eravamo 1860. Oltre la metà non ce l’ha fatta. Stroncati dalla brutalità della repressione e dalla mancanza di cibo. Soprattutto il 1976 fu un anno nero, in tanti non riuscirono a sopravvivere, tra di loro anche mio padre e un mio fratello».
Terzo di sette figli di una famiglia di contadini (il padre sapeva leggere a malapena, la mamma era analfabeta), era nato nel 1948 a Polei nel distretto di Prey Kabas, provincia di TaKeo, anche se all’anagrafe risulta registrato solo tre anni più tardi, il 20 febbraio 1951. «Ancora oggi molti bambini non sanno il giorno esatto in cui sono nati, per questo ogni anno, organizzo, nei diversi centri di accoglienza, una grande festa di compleanno per i piccoli che non conoscono la loro data di nascita».

Un nemico del popolo da rieducare

Nel suo villaggio natale non c’era la scuola. «La situazione non è molto cambiata – ammette – .
Mancano soprattutto le strutture distrutte prima dai "Khmer rossi" e poi dalla guerriglia. All’inizio della mia attività di insegnante avevo classi anche con centoventi allievi».
Nel raccontare la sua vita Chhiv cita anni, periodi storici, ma c’è solo una data che indica per esteso: il 17 aprile 1975.
«Un giorno che non dimenticherò mai. Vivevo a Phnom Pehn, i guerriglieri entrarono in città. Ufficialmente la guerra era finita, ma noi tutti fummo costretti dai "Khmer rossi" ad abbandonare le nostre abitazioni, l’ordine era quello di evacuare velocemente la città».
In apparenza non c’è traccia di emozione e di odio, quando racconta il lungo viaggio durato due mesi per tornare al suo villaggio distante solo ottanta chilometri. Ma i suoi occhi non smettono di brillare. È considerato un nemico del popolo, deve essere rieducato.
"Con la mia famiglia venni confinato fino al 1979 in un piccolo villaggio a Battambang nel Nord, in una prigione senza muri. Eravamo vestiti tutti uguali, di nero. La parola d’ordine era uguaglianza, che in realtà significava schiavitù. Chi non la rispettava ne pagava le conseguenze, che spesso erano mortali. Non avevamo neppure i fiammiferi. Per sfamare la mia famiglia sono stato costretto anche a rubare. Spesso ci siamo nutriti solo con la corteccia del banano e della ‘papaja’».
La giornata è scandita dal lavoro nei campi e dalla ricerca di un po’ di cibo. «Ho dovuto dimenticare, con molta sofferenza, che esistevano i libri, cercavo di non guardare quando le pagine venivano usate per fabbricare le sigarette. Anzi, cominciai a fumare per poter godere dei pochi minuti di pausa concessi ai fumatori».

La solidarietà familiare per poter resistere

Un segreto per la sopravvivenza, ora ne è convinto, è stata la solidarietà vissuta all’interno della famiglia. È lì che nasce il primo dei suoi quattro figli, l’unico bambino sopravvissuto dei sedici venuti alla luce nel "campo". Dopo la liberazione nel 1979 parte alla ricerca dei responsabili dei "villaggi-lager".
«Volevo capire il perché di tanta sofferenza. Le autorità mi risposero che non erano a conoscenza delle atrocità a cui eravamo sottoposti». Al suo rientro in città, con la moglie e il bimbo deve fare i conti con una realtà disastrata e con un’economia allo sfascio. «Ci rendemmo conto – ricorda – che non avevamo più il desiderio di cose particolari, per noi contava soltanto essere ancora vivi».
È il 1989 quando alcuni francesi in visita in Cambogia, toccati dalla povertà in cui vivono i bambini spesso accuditi solo da anziane nonne, lo coinvolgono nell’attività dell’associazione "Mdm" ("Médecins du monde").
L’anno successivo arrivano i primi sostegni economici: il sostegno a distanza delle famiglie europee. Oltre 6800 bambini hanno avuto la possibilità di studiare e di crearsi un futuro. Tanti di loro, ormai adulti, hanno scelto di lavorare per i «fratelli più piccoli e sofferenti». Chhiv, da molti anni, controlla minuziosamente che i fondi vengano spesi solo a favore dei ragazzi. Nel suo Paese è diventato un punto di riferimento, ma anche se molto stimato non ottiene il sostegno economico del governo locale. È uno dei fondatori dell’"Aspeca" ("Association de Parrainage des Enfants de Cambodge"), che ha aiutato migliaia di bambini con la creazione di piccoli e poi più grandi "foyers".
Molti di loro li ha intercettati, quasi uno ad uno, proprio lui, per le strade, nei "bordelli", tra le braccia dei genitori morenti.
Tutti lo ricordano, lui sorridendo, confessa che rammenta soprattutto i casi più difficili. E conclude timidamente chiedendo di poter rivolgere un appello: «Molto lentamente la situazione nel mio Paese sta migliorando, ma i nostri bambini hanno ancora bisogno del sostegno a distanza e delle altre forme di aiuto che gli assicurino un futuro. E il loro futuro è quello della Cambogia».

L’ASSOCIAZIONE

Il "Cifa", un sostegno per l’"adozione internazionale"

Il "Centro internazionale per l’infanzia e la Famiglia" ("Cifa") nasce a Torino quasi trent’anni fa. Un gruppo di famiglie adottive decise di dar vita ad una associazione per far conoscere e diffondere l’adozione internazionale. Da allora il "Cifa onlus", oltre a dar vita a numerosi progetti di cooperazione internazionale, ha sviluppato programmi di sostegno a distanza.
Sostiene le famiglie accompagnandole lungo tutto l’"iter" di adozione internazionale, fornisce informazioni e gestisce un centro di ascolto telefonico gratuito, rivolto alle famiglie che desiderano conoscere le procedure che si devono affrontare per adottare un bambino di un altro paese. Nel loro lavoro sono entrati in contatto con la povertà, luoghi dove i bambini non hanno diritti, vengono sfruttati anche dalle loro stesse famiglie. Per questo il "Cifa" è impegnato in iniziative di sviluppo, mirate a intervenire sulle cause della povertà e le discriminazioni. Opera in diversi Paesi: dal Brasile all’Ucraina, dalla Colombia al Kazakhstan al Vietnam. Da alcuni anni anche con la Cambogia, dopo che la responsabile Ambra Enrico ha incontrato Chhiv Ngauv, ora responsabile della "sezione cambogiana". Sulla sua vita e la sua missione ha scritto un libro, «L’angelo dei deboli» ("Edizioni Progetto Cultura"), pubblicato nei giorni scorsi. Tra i progetti di cooperazione rientra anche il sostegno a distanza: oltre mille bambini cambogiani possono contare su di un "padrino" italiano, che garantirà loro fino alla maggiore età la possibilità di studiare e di vivere in modo dignitoso.
La speranza di un futuro migliore.

DALL’INDIPENDENZA AL "COMUNISMO"

Re Sihanouk, Pol Pot e l’invasione vietnamita

La Cambogia, ex "protettorato" francese, raggiunge l’indipendenza nel 1953 e viene inizialmente governata con una monarchia costituzionale guidata dal re Norodom Sihanouk. Nel 1970 con un "Colpo di Stato" il generale Lon Nol, appoggiato dagli americani, prende il potere. Il 17 aprile del 1975 le forze "comuniste" entrano a Phnom Penh. Viene proclamata la "Repubblica democratica del Kampuchea", e Sihanouk diventa "Capo dello Stato". In poco tempo si afferma l’ala più estremista, capeggiata da Pol Pot. A causa delle continue infiltrazioni cambogiane in territorio vietnamita, nel 1979 il governo di Hanoi invade il Paese e istituisce un esecutivo di solidarietà nazionale, che rimane al potere fino al 1989. Nel 1993 si tengono le prime elezioni sotto il controllo delle "Nazioni Unite", Primo Ministro è Hun Sen.

UNA SPIETATA DITTATURA

In quattro anni, ucciso un quarto della popolazione

Sotto la guida di Pol Pot la Cambogia visse l’incubo di una dittatura spietata. Dal 1975 al 1979 quasi due milioni di persone sono state uccise, il 25% dell’intera popolazione di allora. Dopo essersi dato alla "macchia", condannato a morte dai "Khmer rossi", Pol Pot muore nel 1998. L’anno dopo vengono arrestati due dei suoi uomini, Tamok e Deuch, responsabili della Prigione di Tuol Sleng, a Phnom Penh. Ci sono voluti quasi trent’anni dalla fine del regime e otto anni di trattative tra il governo cambogiano e le "Nazioni Unite" per la formazione di un "Tribunale internazionale" sui crimini commessi dai "Khmer rossi". È stato istituito nel 2006 ed è composto da 17 giudici cambogiani e 13 stranieri.

POVERTÀ E ANALFABETISMO

Un terzo degli "over 15" non è mai andato a scuola

La Cambogia è uno degli Stati più giovani e dei Paesi più poveri del continente asiatico. Il 34 per cento della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. Più della metà dei tredici milioni di abitanti ha meno di 18 anni. Circa la metà dei bambini cambogiani soffrono di "malnutrizione". Il tasso di mortalità infantile tra i bambini con meno di un anno è del 108%, e quello di coloro che hanno un’età compresa fra uno e cinque anni è del 62 per cento.
Poco meno di un terzo dei giovani con più di 15 anni non ha mai frequentato un’aula scolastica. Solo dal 1991 il Paese conosce una maggiore stabilità e una pace relativa. Con essa lentamente è iniziata la ricostruzione delle "infrastrutture" e dell’economia.