LA DIFFICILE TRANSIZIONE

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Chiese affollate a Natale, per la prima volta festa nazionale.
Nessuna Messa a mezzanotte,
mentre la polizia ha sorvegliato le celebrazioni della vigilia e della mattina.
Monsignor Warduni: «È una gioia genuina».

Luca Geronico
("Avvenire", 27/12/’07)

Nessuna Messa di mezzanotte, troppo pericoloso sfidare le tenebre. Ma le Chiese irachene nel pomeriggio della vigilia e in tutta la giornata di Natale si sono riempite di cristiani. Una folla contenuta, data la forte emigrazione, ma che non si vedeva da tempo durante le feste. Il governo di Nouri alMaliki, per la prima volta, aveva proclamato il Natale festa nazionale. Un gesto molto apprezzato dal patriarca Emmanuel Delli, da poche settimane creato cardinale da Benedetto XVI, che prima delle festività si è recato con una delegazione in visita dal primo ministro. Un segnale di attenzione alla minoranza cristiana propiziato anche dalla nomina a cardinale dell’anziano patriarca caldeo e che quest’anno ha potuto celebrare un Natale in relativa tranquillità. I simboli cristiani e i presepi sono stati esposti liberamente e nessun segno di violenza ha turbato le comunità. «Per qualche mese gli estremisti hanno dato dei problemi, ma adesso le celebrazioni sono andate molto bene», conferma ad "Avvenire" il vescovo ausiliare di Baghdad Jshlemon Warduni. «Quelli che non amano il Signore ci sono in tutto il mondo e la libertà di religione non c’è in tanti Paesi del mondo», commenta. Ma i fedeli hanno riempito nuovamente le Chiese, mentre negli anni scorsi molti rinunciavano ad andarci. «Una gioia genuina per la nascita del Signore. Preghiamo e viviamo nella speranza come ci ha indicato Benedetto XVI perché il Signore ascolta le preghiere di tutti e sa convertire i cuori».
E per proteggere i cristiani di Baghdad mentre celebravano i riti del Natale, le forze di polizia irachene avevano disposto diversi piani di sicurezza, che prevedevano il dispiegamento di un alto numero di poliziotti e soldati, ha confermato uno dei responsabili della sicurezza nella capitale, il generale Abdullah Karim. Un altro alto ufficiale, il capitano Mohammad al Jasem, ha rivelato che in caso di fallimento del piano di sicurezza principale, esisteva anche un piano «alternativo». Ma fortunatamente non ce n’è stato bisogno. Per
padre Hans Michael, sacerdote di Baghdad «la folla che è affluita nelle Chiese rappresenta un messaggio dai cristiani dell’Iraq a tutto il mondo, secondo cui i musulmani e i cristiani iracheni sono un unico popolo, nonostante i tentativi di dividerli» L’alta affluenza alle celebrazioni del Natale, nonostante l’attuale situazione, ha detto ancora padre Michael, è una segno di speranza per tutto l’Iraq. Anche nella seconda maggiore città dell’Iraq, Bassora, nel profondo Sud "sciita", in occasione del Natale state prese «pesanti misure di sicurezza». Secondo quanto è stato riferito, «sotto la supervisione del capo della polizia di Bassora, pesanti misure di sicurezza sono state prese attorno alle Chiese e ai quartieri cristiani» della città. Il capo della polizia ha inoltre chiesto ai sacerdoti cristiani «di celebrare liberamente i riti del Natale, sotto la protezione totale della polizia». Un mese fa a Bassora due fratelli cristiani, un ragazzo e una ragazza, sono stati rapiti e ritrovati cadaveri il giorno dopo. Per questo nella città all’estremo Sud del Paese le celebrazioni del Natale sono state in tono minore. Ma la normalità, per chi non è scappato, è già un segnale di speranza. In un messaggio audio diffuso via "Internet", il "fantomatico" Abu Omar alBaghdadi aveva infatti ordinato il 4 dicembre ai miliziani integralisti iracheni di far esplodere «almeno tre bombe» ciascuno entro la fine dell’offensiva «contro "apostati" e traditori», entro il ventesimo giorno del mese islamico di Muharram, vale a dire al prossimo 29 gennaio. Una minaccia fortunatamente caduta nel vuoto.