Oltre a
progetti, volontariato, manifestazioni,
occorre un nuovo spirito missionario
Perchè fare opere
sociali non basta
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P.
Piero Gheddo*
("Mondo
e Missione", Ottobre 2007)
Domenica 21 ottobre in tutte le
parrocchie e chiese si celebra (o si dovrebbe celebrare) la "Giornata
missionaria mondiale".
Sono stato invitato in una grande parrocchia cittadina di Biella per un incontro
di preparazione a questa scadenza annuale, forse una delle poche in cui si parla
(o si dovrebbe parlare) della «missione alle genti» e dei missionari. La
lettera di don Oreste Ramella Pairin, che mi ha invitato, mi sembra riprodurre
bene la situazione in cui si trovano moltissime altre parrocchie italiane.
Ecco alcuni passaggi: «Abbiamo bisogno di un missionario che scaldi i cuori dei
nostri fedeli di amore a Gesù Cristo e alla missione universale della Chiesa.
Siamo una parrocchia con più di 10mila abitanti, in maggioranza famiglie
benestanti. Buone, generose quando chiediamo un aiuto economico, ma non disposte
a rinunciare a uno stile di vita consumistico e a un certo concetto di vita
laicizzato in cui tutti viviamo. Aprono il portafoglio, ma non il cuore».
«Vorremmo che tutti comprendessero - prosegue don Oreste - che essere cristiani
vuol dire mettere in gioco, per Gesù e sulla sua Parola, quello che si è e
quello che si ha, per condividere un po’ del nostro star bene con chi vive nel
bisogno e soprattutto condividere la nostra fede con chi non l’ha ancora
ricevuta. Mi pare che la nostra parrocchia e i nostri giovani siano ricchi di
potenzialità, non solo finanziarie, ma queste potenzialità sono come
congelate, paralizzate. Ci siamo rivolti a lei perché inoculi in tutti noi il
"virus" che ci contagi e ci risvegli: cioè uno spirito missionario capace di
renderci gioiosamente lanciati nell’impegno che il Signore ci propone, di
essere missionari qui nel nostro Paese e anche là, nei continenti e fra i
popoli che hanno bisogno di Cristo, ma dove nessuno l’ha ancora portato e
testimoniato loro».
Ho ringraziato don Oreste, anche per un motivo molto concreto: lettere come
questa (ne ricevo anche altre simili) riscaldano il mio cuore di sacerdote
missionario, ormai da 54 anni sulla "breccia" dell’animazione missionaria in
Italia. L’entusiasmo non è diminuito ma anzi aumentato e, se possibile,
cresce ancora ogni volta che il Signore mi dà questi stimoli. Purtroppo le
forze diminuiscono, ma l’importante è che lo spirito rimanga vigile ad
accogliere questi doni di Dio.
Quando il beato padre Paolo Manna, già missionario in Birmania, fondava nel
1917 l’"Unione missionaria del clero" (oggi "Opera
pontificia"), partiva da un’idea molto precisa, espressa più volte nelle
sue lettere e articoli su questa rivista di cui era direttore (allora "Le
Missioni Cattoliche"): in Italia ci sono molti sacerdoti, forse troppi
(allora circa 80mila per 30 milioni di abitanti), ma poco animati di spirito
missionario; l’Italia e il mondo saranno evangelizzati da preti infiammati di
amore per Gesù Cristo. E aggiungeva: «L’Unione missionaria del clero ha lo
scopo primario di diffondere l’ideale e la passione missionaria fra i preti».
Per la nostra Italia e anche per il Vangelo nel mondo intero potremmo dire: oggi
i preti sono talmente diminuiti di numero e di forze che non ce la fanno più;
il mondo e l’Italia saranno evangelizzati da laici infiammati, ecc. Mi viene
in mente una frase detta nel 1985, anzi gridata, da Giovanni Paolo II all’apertura
del secondo Convegno della Chiesa italiana a Loreto (ero presente come uno dei
delegati dell’arcidiocesi di Milano): «Se sarete infiammati di amore per
Cristo, metterete a fuoco tutta l’Italia!».
Qual è lo scopo dell’animazione e della stampa missionaria in Italia? Questo,
non c’è dubbio. Quel che manca all’Italia e anche alle missioni è un
supplemento di «spirito missionario», come diceva padre Manna. Questo
«spirito missionario» c’è, ma nel senso che si finanziano molti
«progetti» di sviluppo, si fanno molte «adozioni» di bambini poveri, si fa
un po’ di volontariato nelle missioni quasi sempre per opere sociali e
sanitarie, si partecipa a marce e manifestazioni di «protesta contro» il
debito estero, la vendita delle armi, le multinazionali che sfruttano i Paesi
poveri, ecc.
Tutto questo, ottimo in sé, come «animazione missionaria» non basta: non
suscita né profondo amore a Cristo, né vocazioni missionarie «qui e là nei
continenti lontani, fra i popoli che hanno bisogno di Cristo», come dice don
Oreste che mi ha invitato.
* Giornalista e scrittore
( www.gheddopiero.it
)