RIFLESSIONE

RITAGLI    Missione in Italia o alle genti?    MISSIONE AMICIZIA

La sfida per la Chiesa è come annunciare Cristo
a chi vive nel consumismo e nella cultura "laicista".

P. Piero Gheddo*
("Mondo e Missione", Gennaio 2008)

Nel Dicembre 2006 sono stato in Libia. Nel Sahara libico ho visto nascere la Chiesa tra i profughi neri, che a migliaia giungono attraversando avventurosamente il deserto. Un buon numero di essi sono cristiani. I libici li accolgono bene, il governo tenta di integrarli offrendo molti lavori. Fanno di tutto: contadini, meccanici, falegnami, elettricisti, spazzini, cuochi, panettieri, ecc. Ma sognano l’Italia e l’Europa; appena hanno i soldi necessari, tentano di attraversare il Mediterraneo, rischiando la vita. Ho cercato di ragionare con alcuni di loro sul fatto che l’Italia non può accoglierli tutti. Ma anche il missionario padovano Giovanni Bressan, che ha fondato la parrocchia del Sahara a Sebha, mi dice: «Qualche famiglia con bambini si ferma e finiscono per integrarsi in questa società. Ma tutti sognano l’Italia e l’Europa, cioè il mondo moderno che anche qui nel deserto vedono alla tivù italiana».
Trent’anni fa ho sostenuto la tesi che «il Terzo Mondo salverà l’Occidente decaduto e corrotto». Oggi mi rendo sempre più conto che anche loro vogliono diventare come noi. Protestano contro il colonialismo e il "neocolonialismo", ma appena possono vengono a vivere in Occidente. Tutti sono "anti-americani", ma vogliono andare negli Stati Uniti. Questo l’ho visto in ogni parte del mondo.
Ho ragionato con parecchi missionari e preti locali, perché mi spiegassero questo fatto difficile da capire. Sono venuto alla conclusione che, in fondo, la vera chiave per evangelizzare l’uomo moderno è in Europa, non nel «Terzo Mondo». La grande sfida che la Chiesa oggi deve affrontare è questa: come annunziare Cristo a popoli che vivono nelle "mirabolanti" scoperte scientifiche, nel consumismo sfrenato di beni materiali, nella libertà individuale quasi assoluta, nella cultura laica e "laicista" che ci è trasmessa dalla scuola, dai giornali, dalla televisione?
Il mondo moderno è nato in Occidente, che poi l’ha diffuso e lo diffonde (nel bene e nel male!) a tutti i popoli. «Mondo moderno» vuol dire non solo scienze e tecniche, industria, medicina moderna, ricchezza economica e abbondanza di beni; ma anche quei valori religiosi, filosofici e morali che sono alla base dello sviluppo: dignità della persona umana, uguaglianza di tutti gli uomini, diritti dell’uomo e della donna, democrazia, giustizia sociale, senso del bene pubblico e dello Stato, superamento dei "tribalismi" e delle «caste»; e poi anche l’amore del prossimo, il perdono e la pace, la "monogamia". Il «codice culturale» della civiltà occidentale è la Bibbia e il Vangelo, su questo non c’è alcun dubbio: illuminismo e liberalismo, marxismo e diritti dell’uomo e della donna, libertà di pensiero e democrazia sono nati in ambiente cristiano, non indù, islamico o buddhista.
È evidente che lo sviluppo moderno dell’umanità, a cui tutti aspirano, è nato dall’alleanza fra Dio e l’uomo (l’Antico Testamento) e da Gesù Cristo (il Nuovo Testamento); cioè viene da Dio e dalla sua rivelazione in Cristo. Se Gesù non fosse nato, nessun principio religioso (e nemmeno la razionalità dei greci), nessun valore delle grandi civiltà del passato avrebbe fatto superare all’umanità la schiavitù, l’inferiorità della donna, la legge del più forte, i sacrifici umani per placare il Dio misterioso, che nessuno conosce. Ecco perché dobbiamo essere ottimisti: «Dio apre alla Chiesa gli orizzonti di una umanità più preparata alla semina evangelica… Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione di Chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli» ("Redemptoris missio", 3). Noi cristiani d’Occidente siamo chiamati a una piena missionarietà: la missione alle genti non va assolutamente abbandonata, anzi è un dovere prioritario perché corrisponde al comando di Gesù e perché più di quattro miliardi di «pagani» non sanno ancora chi è Gesù Cristo e hanno diritto di conoscere il Salvatore. Ma dobbiamo essere missionari anche nella nostra Italia, per «dare un’anima» alla nostra civiltà evoluta, ricca e democratica ma anche smarrita, sbandata, senza identità religiosa e senza ideali. Ci interroghiamo continuamente su come riportare il popolo italiano a Cristo. Senza dubbio con lo spirito e i metodi missionari, ma questo richiede la mobilitazione di tutti i credenti in Cristo.

* Giornalista e scrittore
( www.gheddopiero.it )