"MARTIRI" CRISTIANI

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ad essere "crocifissi"

La Chiesa Cattolica di Oura, a Nagasaki (Giappone).

P. Piero Gheddo, "Pime"
("Avvenire", 16/11/’08)

In Giappone la Chiesa è nata dal sangue dei "martiri". La "crocifissione" – il 5 Febbraio 1597 – di sei "Francescani", tre "Gesuiti" e diciassette Giapponesi, "canonizzati" da Pio IX nel 1862, fu solo un episodio di un lungo "calvario" che si protrasse da fine ’500 a metà ’800. Agli inizi del 1600, quando i cattolici Giapponesi erano circa 400.000, la "persecuzione" arrivò a un’intensità senza pari: i 188 Giapponesi – tutti "laici", tranne il "Gesuita" Padre Kibe – "martirizzati" tra il 1622 ed il 1639 e che verranno "beatificati" il prossimo 24 Novembre, furono solo alcuni delle migliaia di cattolici uccisi nei modi più tremendi.
Passarono due secoli. A Roma si pensava che la
Chiesa Giapponese fosse "estinta". E invece, pur senza Preti e senza Chiese, i cattolici avevano conservato la fede.
La loro storia, con l’aiuto dello Spirito Santo, è meravigliosa ed è un peccato che oggi noi ne perdiamo del tutto la memoria. A
Nagasaki, nei villaggi vicini e nell’Isola di Hirado, avevano creato una propria "organizzazione segreta": il "capo villaggio" (conservava il calendario cristiano e i "libri sacri", dirigeva la comunità), il "catechista" (insegnava il "catechismo" ai bambini), il battezzatore (amministrava il Battesimo), l’"annunziatore" (visitava le famiglie per annunziare la "Domenica", le feste cristiane, i giorni di digiuno e di "astinenza").
Nonostante il completo isolamento, migliaia di poveri e non istruiti cristiani hanno conservato la fede! Nel 1854 l’Ammiraglio Americano Perry apre il Giappone dalla sua "ermetica" chiusura all’incontro con l’Occidente. I Missionari ritornano e nel 1865 il Padre Petitjean scopre a Urakami i discendenti degli antichi "cattolici", che all’inizio non si fidano di quello "straniero". Si convincono quando vedono che venera Maria e obbedisce al Papa.
Un Missionario che aveva trascorso 50 anni in Giappone,
Padre Fedele Giannini (1953-2002), mi diceva: «Sono convinto che il Giappone è la Missione del futuro. Non abbiamo "conversioni" in massa ma la fede dei nostri cristiani è forte. I Giapponesi si convertono poco a Cristo, però si stanno avvicinando al "Vangelo", nel loro modo di pensare e di vivere. L’influsso della Chiesa in questa società moderna, istruita, ordinata, unita, ricca è grande. È un modo diverso di realizzare la Missione, che secondo me è "profetico" per il futuro. In Africa e in America Latina le folle accorrevano. Qui la fede è una scelta personale cosciente e vissuta in una cultura "secolarizzata" come in Occidente. Uno dei segreti, secondo me, è la conservazione della "memoria" e la fortissima identità cristiana. Ancor oggi i cristiani che discendono dai "martiri" ricordano i loro "antenati" e li pregano».