Intervista all'economista Hans Tietmayer

RITAGLI   «Con Ratzinger la Germania riscopre che credere è gioia»   DOCUMENTI

Pierangelo Giovanetti
("Avvenire", 15/8/’06)

«Grazie a questo Papa, i tedeschi stanno imparando di nuovo che credere è bello, che la fede riempie la vita, che la Chiesa è gioia e non una serie di divieti e di prescrizioni morali poste sulle spalle dei credenti come un peso da portare. Il richiamo alla bellezza della verità rende estremamente moderno il messaggio di Benedetto XVI, di grande impatto anche sui giovani. Per questo l’attesa per la sua visita di settembre è molto forte, non solo in Baviera, sua terra natale, ma in tutto il Paese».

Il banchiere ed economista
Hans Tietmeyer, uno dei padri della nuova Europa, presidente della Bundesbank dal 1993 al 1999 fino all’avvento dell’euro, ha ascoltato con grande attenzione l’altra sera la lunga intervista rilasciata da Papa Ratzinger alle televisioni tedesche. «Mi ha molto colpito questo aspetto del bello, del mettere in luce ciò che è positivo del cristianesimo», esclama. «Purtroppo nella società attuale, anche da noi in Germania, si tende a dipingere la fede come un impedimento, un freno a poter vivere in pienezza la vita. Si ripete sempre: la Chiesa dice no a questo, dice no a quello. E non si coglie invece la forza che credere in Dio dà, la gioia e consolazione che porta. La fede riempie di significato la nostra vita e il nostro agire. Anzi, aiuta a vincere i problemi di tutti i giorni e a lavorare per costruire un mondo migliore».

Professor Tietmayer, ad un anno e mezzo dalla sua elezione Papa Ratzinger torna in Germania per la seconda volta, dopo l’anno scorso a Colonia. Come stanno vivendo il Paese e la Chiesa tedesca questo momento?

C’è grande emozione, attesa, speranza. Lo si è visto nell’interesse con cui le televisioni tedesche hanno presentato l’intervista al Papa e le reazioni positive nell’opinione pubblica del Paese, non solo quella cattolica. In Germania si respira un’aria nuova. Certo, questo non vuol dire che i problemi si siano risolti come con un colpo di bacchetta magica. Ci vuole del tempo. Però c’è un clima diverso, e senza dubbio questo è merito di papa Ratzinger, della sua elezione al soglio pontificio, delle sue visite in patria, della forza delle sue parole. Già l’anno scorso a Colonia abbiamo visto quanto il suo arrivo sia stato una scossa salutare, che ha innescato una nuova marcia e cambiato il modo di sentire dei tedeschi verso la Chiesa e verso la fede. Ora il cammino continua, e la tappa bavarese ne imprimerà ulteriore energia. A Monaco e a Ratisbona si prevede l’arrivo di moltissima gente per le Messe celebrate dal Papa. E non è un qualcosa di usuale in Germania.

La Germania sembra aver messo da parte l’immagine dura e severa di Ratzinger «Panzerkardinal», come veniva chiamato fino a quindici mesi fa.

Quell’immagine, molto diffusa nell’opinione pubblica tedesca, dovuta al ruolo precedentemente svolto, è stata cancellata dai modi di fare e dalla soavità delle parole di Papa Benedetto. È come se il suo stile "dolce" di essere Papa avesse fatto scoprire ai tedeschi il vero Ratzinger. E subito ha fatto breccia. Anche le parole dette in televisione durante l’intervista hanno mostrato non un inquisitore che pronuncia sentenze e divieti, ma un padre buono che ha a cuore tutta l’umanità e ad essa rivolge parole di verità, pace, concordia, autentico amore.

Nell’intervista Benedetto XVI ha lanciato un forte richiamo alla pace. Pur ribadendo che non spetta al Papa un ruolo politico, non ha mancato nemmeno questa volta di rivolgersi ai potenti del mondo chiedendo di fermare la guerra e tutte le azioni ostili.

Anche se a volte possono sembrare le parole di uno che grida nel deserto, gli appelli del Papa (anche quelli per la pace) hanno una presa straordinaria sulla politica e sui capi di Stato. Ne ho avuto io la percezione durante gli anni del mio impegno pubblico. Certo non è un decisore politico, ma la sua autorità morale è sempre più alta e sentita, e si avverte che comprende l’intera umanità, non solo il mondo cattolico.

Papa Ratzinger ha voluto con forza questa visita in Baviera perché – dicono i suoi collaboratori – «ha nostalgia della sua patria». Che effetto fa sui tedeschi questo forte attaccamento del Santo Padre verso la terra natale?

Sicuramente ci riempie di gioia e di orgoglio. Però ci dobbiamo sempre ricordare che Ratzinger non è Papa dei tedeschi, ma è Papa di tutti, come lui stesso ha rimarcato. E anche nell’intervista dell’altra sera ha saputo con grande capacità rivolgere parole adeguate alla Germania e al mondo intero.

Ha notato il richiamo fatto circa il ruolo delle donne? Che cosa ne pensa?

È la risposta più chiara a chi accusa la Chiesa di essere ostile alla componente femminile. Benedetto XVI l’ha detto: non si deve per forza essere sacerdoti per avere un ruolo di rilievo della Chiesa. Occorre individuare compiti e funzioni, anche di grande peso e responsabilità, in cui le donne possano ritrovarsi ad esprimere la propria ricchezza spirituale. Pensiamo all’americana Mary Ann Glendon, presidente dell’Accademia Pontificia delle Scienze sociali. Non è certo un prete, ma svolge nella Chiesa e nella società tutta un ruolo di primo piano.

Quanto sta influendo la presenza di un Papa tedesco nei rapporti con le comunità riformate e protestanti?

Benedetto XVI conosce molto bene il mondo protestante, e questo è di indubbio aiuto nella comprensione reciproca. L’aver perseguito la via del dialogo porterà i suoi effetti. Non ho dubbi. Ci vuole tempo però, le ferite della storia non si ricuciono in quattro e quattr’otto. L’importante è aver imboccato la strada giusta. E quella del dialogo e della cooperazione, anche nell’affrontare i problemi della società e nel dar loro risposta insieme, è quella giusta.

Professor Tietmayer, il vuoto spirituale in cui l’Europa sembra caduta lentamente porta a risvegliare le coscienze. Il Continente ritroverà le sue radici cristiane?

La società europea ha bisogno di riflettere con più forza sui propri valori cristiani e sui contenuti fondamentali del credere. L’annuncio evangelico va rivissuto e tradotto nella cultura e nella società di oggi, anche alla luce dell’esperienza e delle nuove conoscenze. Questo senza che il nocciolo della fede venga annacquato. Di questo ha bisogno non solo l’Europa, ma il mondo intero. Oggi il problema numero uno dell’Europa è trovare il proprio senso di marcia, il giusto orientamento per le nostre vite e il nostro agire. C’è il pericolo che la fede e i valori cristiani nella vita di tutti i giorni non siano sufficientemente apprezzati e considerati. Un rinnovamento della spiritualità potrebbe aiutare l’Europa e il mondo a risolvere meglio le molteplici sfide del presente e del futuro.