Giussani: nell’Eucaristia il Mistero diventa familiare…
«Accostarsi alla Comunione è un grido, il grido del
derelitto» ![]()
Il Mistero del Sacramento (…) è il Dio - l'invisibile, l'incomprensibile,
l'incommensurabile - che si rende sensibile: non come Dio, non può Dio rendersi
sensibile come Dio, ma si traduce in una presenza, in una realtà presente che
io incontro, una realtà perfettamente umana
Gesù era un uomo che agiva e che parlava, così come sono uomini quelli che
agiscono e che parlano nel Sacramento, nel Mistero. Ed è il Mistero, il
Sacramento, un gesto fatto da uomini, come, per i farisei, Gesù Cristo e quelli
che lo attorniavano erano degli uomini che compivano dei gesti e che
contraddicevano così la loro purissima idea del Dio inconcepibile e
inimmaginabile. Così come può sembrare al razionalista di oggi una realtà
assurda la pretesa che quel gesto sia il gesto con cui Dio ricostruisce un uomo,
con cui la potenza dell'Altro fa di me un essere nuovo mille volte al giorno,
fino a quando questa conversione si vede. Perché io che potevo essere come te,
non sono come te. A quarant'anni, se vai avanti così, tu non vedrai quello che
vedo io, non sentirai quello che sento io. Mentre quello che tu senti, quello
che tu vedi, io lo sento e lo vedo, perché sono stato anch'io come te. Soltanto
che sono più in là di te, per qualche cosa che mi è venuto addosso, che mi è
venuto dentro, e non me lo sono dato io, non l'ho cavato fuori io da me stesso:
questo qualcosa mi è venuto dentro stando vicino a una realtà fisica.
L'affermazione che la Confessione trasformi è puramente gratuita per chi non la
usa o per chi la usa in modo da far pietà, come pratica di pietà, e non nella
semplicità di quel Mistero. Ed è affermazione puramente gratuita e astratta
dire che la Comunione converte, crea un uomo nuovo, sociologicamente visibile,
con una mentalità diversa, con una sensibilità sterminatamente più profonda
nel sentire l'uomo e i problemi del suo destino; basta non vivere la Comunione,
non accostandosi oppure accostandosi in modo da fare pietà, come una pratica di
pietà, e non come un mendicante che affonda sé nel Mistero di Dio, senza
nessuna pretesa, ma con la certezza che la Redenzione di se stesso avverrà,
apparirà quando e come Dio vorrà. Ma già avviene, già avviene dentro di sé:
uno non può essere totalmente come prima vivendo quei gesti, non può esserlo.
Il pericolo supremo, dunque, per chi si accosta, è di non accostarsi alla cosa
per quello che è, ma per qualcosa che immagina sia, per una riduzione in
termini razionalisti o moralistici di una cosa che è puro Mistero.
(…) L'accostarsi alla Comunione è un grido, è il grido di un povero, il
grido di un derelitto, che non capisce e non sente più nulla, e perciò ricorre
alla forza, al Mistero, alla potenza che fa tutto e che lo convertirà; ricorre
a quel Mistero di Dio diventato uomo, inseritosi nella sua vita, che lo ha
raggiunto a parole e a fatti col Mistero della Chiesa e che gli dice: "Sono
qui", e che ha cambiato tanti e perciò potrà cambiar te. Un giudizio e un
desiderio del bene, un grido verso il bene: questo è la Comunione. Non è uno
stato d'animo, un sentimento (…). In questo senso, dunque, vi invito, (…)
per diventare finalmente uomini, per vivere umanamente, per rendere alle nostre
azioni l'anima che a loro manca normalmente, perché si illumini e si guidi la
nostra angoscia, perché la carità, cioè l'amore, sia la direttiva della vita,
perché la nostra azione sempre più viva coscientemente in rapporto col grande
contesto per cui nasce e in cui vive, perché la nostra vita sia cristiana, per
capire cos'è Dio e che Dio è diventato uomo, per capire che cos'è la potenza
di Dio, per sperimentare che Cristo è vero, per sperimentare che la potenza di
Dio si è fatta vedere tra noi, io vi invito innanzitutto all'incontro col
Sacramento. L'incontro con una realtà che non potete che percepire
confusamente, che non potete capire: è soltanto, perciò, come corollario
strano di qualcosa d'altro che noi ci accostiamo a quei gesti. Ed è vivendoli
che essi si illuminano e sempre più chiaramente descrivono al nostro spirito
anche una metodologia di vita da applicare in tutti i nostri rapporti e in tutte
le nostre azioni: vivere il Sacramento nella vita o rendere tutti i nostri
rapporti Comunione. Ma questi sono traguardi che vengono appresso.
La prima cosa importante è incominciare. La cosa importante è riconoscere
questa Presenza, il gridare a questa Presenza, perché in questa Presenza è il
potere di Colui che fa tutte le cose. Esattamente come questa potenza era
presente nel volto di Cristo, nell'uomo Cristo; i farisei la tolsero di mezzo
esattamente come noi togliamo di mezzo i Sacramenti dalla nostra vita, la sua
Presenza nella nostra vita, la sua Presenza fisica: la tratteniamo, magari,
secondo la versione di un nostro sentire, la riduciamo a nostri sentimenti, la
riduciamo a nostre teorie teologiche, la riduciamo a conoscenze storiche. Invece
è una Presenza: così difficile da realizzare, così trascendente come realtà,
così abnorme come realtà, così inassimilabile, così impermeabile, così
"assurda" come realtà, così incognita come realtà. È lì il
cristianesimo, e anche la comprensione e la luce nascono di lì.