SR. PRITY, DAL BANGLADESH ALLA GUINEA BISSAU

RITAGLI    "Il Paese in cui Dio mi vuole…"    MDI - GUINEA BISSAU

SR. PRITY GOMES, Missionaria dell'Immacolata bengalese in Guinea Bissau!

SR. PRITY GOMES
("Missionarie dell’Immacolata", Ottobre 2007)

Arrivando in Guinea Bissau e iniziando ad inserirmi nella nuova realtà dell'Africa, nel mio cuore ho scoperto e vissuto la bellezza della consacrazione per la missione secondo il carisma della nostra famiglia. Sentivo veramente il dono che ho ricevuto dallo Spirito, l'andare fino ai confini del mondo per annunciare il Vangelo. Inoltre ho scoperto con gioia che la Chiesa della Guinea Bissau è molto giovane e che c'è ancora tanto da fare.

Naturalmente ho dovuto affrontare anche delle difficoltà e una di queste è stata la lingua: all'inizio non la conoscevo bene e quindi era difficile comunicare con la gente. In Guinea Bissau, pur essendo un paese piuttosto piccolo, ci sono tante lingue parlate dai vari gruppi etnici. Oltre al portoghese, la lingua ufficiale, ho imparato un po' di "criolo", una delle lingue più parlate. Un'altra difficoltà è stata quella della conoscenza della cultura locale. Mi sono sforzata di conoscerla e posso dire che qualcosa sono riuscita a fare. D'altra parte, se non si conosce la cultura non si possono capire le esigenze più profonde delle persone, non si può vivere con la gente e di conseguenza non si può portare loro l'annuncio del Vangelo e farlo penetrare nella loro cultura, come un pugno di lievito che trasformerà la loro vita dal di dentro.

Ho vissuto nella comunità di Mansoa, dove ho scoperto la bellezza e allo stesso tempo la difficoltà della dimensione internazionale della nostra vocazione missionaria. Veniamo da quattro diversi Paesi: Italia, Brasile, India e Bangladesh e, in un futuro non troppo lontano, con l'inizio della casa di formazione iniziale, aspettiamo che questa dimensione si amplifichi ancora di più con l'entrata nelle nostra comunità di sorelle guineane. L'internazionalità mi ha aiutato a vivere più a fondo il nostro carisma e soprattutto la vita fraterna, dovendomi confrontare con culture, mentalità e creatività diverse.

Durante il mio primo anno di vita missionaria ho dovuto solo guardare e ascoltare, ma a poco a poco ho cominciato ad inserirmi nelle varie attività. Nel secondo anno ho cominciato ad andare nei villaggi: sono responsabile di sei villaggi per la catechesi delle donne e per la loro formazione umana. Si insegna loro taglio e cucito, l'uso di certi alimenti facilmente reperibili anche nelle campagne per poter far fronte alle tante malattie e in modo particolare alla malaria. La formazione delle donne è una priorità per noi, perché la loro situazione in Guinea Bissau è piuttosto difficile. In qualche villaggio si ascolta assieme la Parola di Dio e la si commenta per poter vivere la fede sempre più profondamente radicata nella cultura. Oltre a questo lavoro, nei villaggi si fa la catechesi ai bambini e a Mansoa si segue il gruppo degli adolescenti.

Mi sono resa conto che se volevo visitare i villaggi non potevo certamente andare a piedi e quindi ho cercato di imparare ad andare prima in bicicletta, poi in moto e infine con la macchina. Mi sono resa conto che in missione è necessario saper fare di tutto e che tutto è importante.

Un giorno un uomo mi ha detto: "Da voi missionari, aspettiamo non solo aiuto materiale, ma soprattutto la vostra testimonianza. Per noi, è la cosa più importante". Questo mi ha fatto piacere: occorre molta pazienza, ma con l'aiuto di Dio si può fare tanto bene.

Prima di lasciare la Guinea Bissau per le mie vacanze in patria, una persona mi ha detto: "Siamo contenti che tu vada; tua mamma, i tuoi fratelli e le tue sorelle hanno il diritto di averti con loro; ma noi ti attendiamo qui, ti vogliamo bene e desideriamo che tu torni per continuare a lavorare con noi".

Questo mi ha fatto sentire veramente missionaria: il mio Paese, il Paese in cui Dio mi vuole, è la Guinea Bissau. È qui che il Signore continua ad inviarmi per annunciare a questi miei fratelli la sua Buona Novella, che Dio è il Padre di tutti e che noi siamo tutti fratelli, senza distinzione di colore o di credo. E per tutto questo ringrazio il Signore.