IL LIBRO

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Testimonianze di Margherita Marchione.
Card. Bertone: «Li protesse grazie a un approccio "prudente"».

Eugenio Maria Giuseppe Pacelli, PAPA PIO XII (1876-1958).

Da Roma, Giovanni Grasso
("Avvenire", 9/10/’08)

Nonostante la "mole" di documenti e di testimonianze abbiano smontato la "tesi" – più giornalistica o romanzesca che storica – di un Pio XII indifferente alla sorte degli Ebrei perseguitati dai "nazisti" o addirittura "filo-hitleriano", la «leggenda nera» su Eugenio Pacelli è dura a morire. Giulio Andreotti, che ieri ha partecipato alla presentazione del libro di Margherita Marchione, "Pio XII. La verità ti farà libero" (edito dalla "Libreria Editrice Vaticana", con "prefazione" del Cardinale Tarcisio Bertone) ha parlato, a proposito di Papa Pacelli, di «un vero paradosso»: quando lo si ricorda, ha aggiunto il "Senatore a vita", «sembra quasi che si debba sempre stare sulla difensiva», senza riuscire a «parlare dei suoi altissimi meriti».
Che i Conventi di Roma e d’Italia fossero pieni di Ebrei nascosti, rischiando il "plotone di esecuzione", che le Nunziature Apostoliche d’Europa funzionassero da "centrali di salvataggio" per i perseguitati, che i Vescovi rilasciassero falsi "Certificati di Battesimo", sono fatti "incontrovertibili". E appare impossibile che tutto questo potesse avvenire senza il consenso del Papa. Suor Margherita Marchione, che ha passato la vita a raccogliere testimonianze che scagionassero Pio XII dalle accuse di silenziosa complicità con gli orrori "hitleriani", ha ricordato che presso l’Istituto delle
"Maestre Pie Filippine" a Roma c’è una Statua della Madonna «donata dai 114 Ebrei che trovarono rifugio e salvezza in quel Convento, per diretto interessamento del Papa». Dunque, come ha scritto nella "prefazione" il Segretario di Stato Bertone, «fu proprio attraverso un approccio prudente che Pio XII protesse Ebrei e "rifugiati"».
Sulla polemica attorno al cosiddetto "silenzio" di Pio XII sulla persecuzione degli Ebrei è intervenuto lo storico
Roberto Morozzo Della Rocca, che ha ribadito che il Pontefice «non volle farsi "profeta" a discapito delle vite umane». Lungi da essere "filo-hitleriano" (Morozzo ha ricordato come la famosa Enciclica di Pio XI contro il "nazismo", "Mit Brennender Sorge", fosse stata scritta in gran parte dallo stesso Pacelli, che era Segretario di Stato del suo predecessore), il Papa «scelse il silenzio per continuare a salvare vite umane. Temeva che una presa di posizione pubblica avrebbe avuto conseguenze ancor più gravi per gli Ebrei, scatenando anche una persecuzione contro i cattolici». In una situazione «drammatica di isolamento, con i soldati della "Wehrmacht" sotto i portoni di "San Pietro", la prudenza era la virtù obbligata per evitare mali peggiori». Del resto, ha ricordato Morozzo, anche la "Croce Rossa Internazionale" «scelse la via di non denunciare pubblicamente gli orrori del "nazismo" per conservare l’operatività umanitaria». Né i grandi "leader" mondiali, «Churchill, Roosevelt o Stalin, fecero di più di Pio XII».