«Fidei donum»:
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per Cristo al servizio di ogni uomo
Betori, Bressan,
Corti e Brunet al "Convegno", in corso a Montesilvano,
sull’impegno «ad gentes» dei sacerdoti diocesani.
Da
Montesilvano (Pescara), Piergiorgio Greco
("Avvenire", 7/11/’07)
Sul programma c’era
scritto a chiare lettere: per le celebrazioni portare camice e stola bianca.
Hanno simpaticamente «disobbedito» in molti: i colori brillanti e intensi –
tracce concrete di storie, amicizie, esperienze missionarie nei quattro angoli
del mondo – rilucevano nei paramenti di buona parte dei sacerdoti che hanno
partecipato, l’altra sera, all’Eucaristia di apertura del "Convegno"
«Andiamo altrove», in corso fino a domani a
Montesilvano (Pescara).
Promosso dalla "Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli
e la cooperazione tra le Chiese", l’incontro di spiritualità ha
richiamato da novantotto diocesi italiane oltre duecento "fidei
donum", i sacerdoti diocesani impegnati in terra di missione, per quattro
giorni di preghiera e riflessione sull’evangelizzazione «in un mondo che
cambia», accompagnate da una «messa a punto» delle linee pastorali a cinquant’anni
dalla pubblicazione della "Fidei
donum", l’Enciclica di Pio
XII all’origine di un movimento missionario
fecondo e intenso.
A fare gli «onori di casa» l’arcivescovo
Luigi Bressan, presidente della
"Commissione per l’evangelizzazione dei popoli", che ha introdotto i
lavori parlando di nuove proposte di stimolo e di confronto sulla spiritualità
missionaria, ma anche della necessità di approfondire il carattere del
ministero ordinato all’interno del rapporto tra Chiesa universale e Chiesa
particolare.
Lavori ai quali non ha fatto mancare il suo saluto il vescovo
Giuseppe Betori, segretario generale della "Conferenza
episcopale italiana", che lunedì sera ha
presieduto l’Eucaristia. Nell’omelia, Betori ha rimarcato che «la
missionarietà non è qualcosa che si aggiunge alla nostra adesione al Vangelo e
alla sua coerente accoglienza nella nostra vita», ma è «il risvolto del volto
misericordioso di Dio, che chiede di essere proposto a tutti come la pienezza di
verità della loro esistenza e come l’orientamento di senso delle vicende
sociali e storiche dei popoli». Missione, dunque, come sostanza di una Chiesa
che ama definirsi «cattolica»: al riguardo, il segretario generale della
"Cei" ha esortato a «superare una visione ecclesiale ripiegata su se
stessa, sulla difensiva rispetto a un mondo sentito come estraneo», per
condividere il dono della fede «con quanti più possibile, a cominciare da
tanti vissuti culturali a noi vicini eppure così estranei alla verità di
Cristo, per continuare verso i luoghi anche fisicamente più distanti dalla
nostra immediata esperienza». Di qui la necessità di «dare il giusto volto
alla nostra missionarietà», spogliandola «da ogni aggressività "proselitistica"
e da ogni presunzione "egemonica" e ricondurla alla sua pura identità
di servizio al Vangelo e alla sua verità per l’uomo. Il nostro farci
missionari della verità del Vangelo nel contesto culturale odierno spesso
ostile deve essere accompagnato da una fondamentale simpatia per l’uomo e per
la sua condizione». Ne consegue infine – ha affermato Betori – la
necessità e la responsabilità «di essere accanto a tanti nostri fratelli, che
soffrono condizioni di vita precarie e che nel Vangelo loro annunciato potranno
trovare non solo motivo di speranza ma anche forza e orientamento per una
risurrezione sociale».
Spunti approfonditi ieri dal vescovo di Novara, Renato
Corti, e da padre
Giampietro Brunet, segretario della
"Commissione presbiteriale italiana", autori di due relazioni
incentrate sulle caratteristiche del sacerdote diocesano inviato in missione. Se
Corti ha parlato della conformazione del "fidei donum" a Cristo
stesso, «prototipo» di missionario in quanto inviato dall’amore di Dio
Padre, padre Brunet ha sottolineato la necessità di concepire la missione come
un «orizzonte e un compito permanente per la "Chiesa-comunione"». In
questo senso «la missione non è esclusiva di pochi o addirittura
"delegabile": la Chiesa esiste proprio per portare il Vangelo». Un
compito al quale non possono sottrarsi le Chiese locali, che proprio nell’impeto
missionario scoprono di essere parte di un disegno universale. I lavori
proseguiranno oggi con gli interventi dell’arcivescovo di Potenza-Muro
Lucano-Marsico Nuovo Agostino Superbo, vicepresidente della "Cei", e
del vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Lanfranchi, per
concludersi domani con la relazione finale di Erio Castellucci, preside della
"Facoltà teologica" dell’Emilia Romagna.