DIBATTITO

RITAGLI   I fisici di fronte al mistero di vita e morte   DIARIO

Francesco Grianti
("Avvenire", 4/11/’06)

Dalla legge di accrescimento dell'Entropia, la legge dell'ineluttabile aumento del Disordine all'interno di un sistema isolato, quale il nostro Universo, c'è sempre da trarre spunti ed informazioni al di là della Fisica stessa, come quando si riflette sulla morte. Ma dietro l'ovvietà degli eventi quotidiani gestiti dall'Entropia, che cerca sempre la via larga della maggior probabilità, stanno nascoste le grandi verità che si raggiungono per la via stretta e improbabile del sacrificio. La vera scienza (come sottolineava l'altro giorno su «Avvenire» Francesco D'Agostino replicando a un intervento di Edoardo Boncinelli sul «Corriere della sera»), è semplice nella sua profondità, ma bisogna coglierla dentro i segreti del suo cuore. Ciò che credo di aver capito, è che la vita non solo non è di questa terra ma neppure di tutto l'universo materiale che ci circonda. Nell'universo potremo cercare compagnia alla nostra solitudine, ma non troveremo mai la sorgente della vita. Mi permetto di fare questa asserzione, sicuramente pesante, specie per chi è materialista, perchè a suggerirmela non è la fisica dei neutrini ma proprio l'osservazione della fenomenologia ovvia di tutti i giorni. Una pentola di acqua calda che si raffredda e mai si scalda da sola, un cappuccino che spontaneamente mescola latte e caffè ma che non ricostituisce mai l'ordine iniziale del latte separato dal caffè, un qualsiasi elettrodomestico che prima o poi si rompe e che non si ripara autonomamente, la faccia della luna sempre più butterata dai meteoriti, Marte, Giove o Venere sconvolti da mille tempeste, insomma ovunque si volga lo sguardo sulla materia inanimata, la legge della crescita del disordine appare in tutta la sua evidenza. Anche il Sole muore perdendo ogni giorno una massa di 300 miliardi di tonnellate, tutto finisce e degrada nella materia inanimata senza mai darci alcuna parvenza di reversibilità, e quindi di speranza, che il poi sia più ordinato del prima. Se guardiamo invece la materia animata, un fiore che nasce, un bimbo che cresce, arriva la speranza di un domani che potrà essere migliore dell'oggi, ma cosa è successo a questa materia che in fondo è eguale all'altra? È successo che in essa è entrato questo mistero che si chiama vita che combatte il degrado entropico costruendo instancabilmente ordine pur sapendo che la materia sarà sempre oggetto del degrado entropico che la porterà alla morte. È la vita che si moltiplica e si perpetua nel tempo permeando materia diversa, materia che poi muore, ma senza che la vita sia mai soggetta alla legge entropica. Se la vita avesse una origine materiale, e cioè nascesse nelle viscere della materia stessa, essa non potrebbe non essere soggetta al degrado entropico come avviene per tutta la materia, ma essa stessa si estinguerebbe. Per questa osservazione la vita quindi non può avere una origine materiale, come molti esperimenti hanno mostrato, anche se sono giunti a produrre frammenti di molecole caratteristiche del Dna. «Il pane di Dio è colui che discende dal cielo e da la vita al mondo» (Giovanni 6-33). Ma il Dna non è la molecola della vita, come arrogantemente e comunemente si dice, il Dna è solo il programma con cui la vita plasma una determinata materia. L'evoluzione darwiniana modifica i programmi, i Dna, adattandoli all'ambiente, per meglio perpetuare la vita, ma la vita è e resta un soffio immateriale che esce dal tempo scandito dalla irreversibilità degli eventi entropici. «È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita» (Giovanni 6-63).