Il pellegrinaggio del Papa nel santuario di Mariazell
Tappa preziosaElio
Guerriero
("Avvenire",
6/9/’07)
Sabato 8 Benedetto XVI si reca pellegrino a Mariazell in Stiria, il più famoso santuario mariano dell’Austria e dell’Europa centrale (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia). L’occasione è l’apertura delle celebrazioni dell’"850° anniversario" della fondazione del santuario, ma non è difficile vedere nel gesto del Papa il desiderio di rilanciare uno dei centri cattolici dell’area danubiana, lì dove la presenza cattolica è sempre stata particolarmente viva e legata alla identità nazionale di quei popoli. A metà strada tra Vienna e Graz, Mariazell venne fondata nel 1157 da un monaco di nome Magno, che, secondo la tradizione, recò con sé o incise egli stesso nel legno di tiglio una statua della Vergine che ha in grembo il bambino Gesù. All’apice del Medioevo, il tentativo di Magno prese consistenza nell’atmosfera culturale generata dall’umanesimo monastico, che univa attenzione alla tradizione all’apertura verso le nuove forme del sapere. Nel corso della storia numerosi furono i sovrani che si recarono pellegrini a Mariazell. Il primo, Enrico di Moravia, essendo stato guarito da una grave malattia per intercessione della Vergine, fece edificare la prima chiesa. Da allora la Vergine di Mariazell viene invocata come «Madre delle genti slave». A quasi due secoli di distanza, nel 1370, giunse pellegrino nel santuario della Stiria Luigi d’Angiò per ringraziare la Vergine per un’insperata vittoria contro i Turchi. A sua volta fece edificare una sontuosa cappella, attualmente posta al centro della Chiesa, in una sistemazione che ricorda quella della "Santa Casa" di Loreto. Come denota la facciata attuale del santuario con le caratteristiche torri barocche, Mariazell conobbe il periodo di massima fioritura nel 1600-1700. All’epoca l’intera corte imperiale si recava ogni anno al santuario per devozione verso la Vergine e per cementare l’unione sempre sfuggente della «felice Austria». La crisi iniziò con Giuseppe II (1741-1790) e proseguì poi con le guerre napoleoniche. Nel secolo scorso vi furono estesi periodi di isolamento imposti dalle dittature nazista e comunista. Negli ultimi decenni, tuttavia, Mariazell poté svolgere un ruolo significativo nella cosiddetta "Ostpolitik". Nel santuario, difatti, venne provvisoriamente sepolto nel 1975 il cardinale, già primate d’Ungheria, Joszef Mindszenty. Successivamente, nel 1991, la sua salma poté essere trasferita nella cattedrale di Esztergom e nell’occasione, la sede "primaziale" d’Ungheria strinse un legame di gemellaggio con il santuario austriaco. Il viaggio di fine settimana di Benedetto XVI a Mariazell consentirà al Papa di riprendere e sottolineare alcune linee guida del suo pontificato. L’umanesimo monastico, in cui prese forma il santuario, equivale per il Pontefice alla visione cristiana della vita che non è destinata a rimanere nel chiuso dei monasteri o delle sacrestie, ma vuole irradiare, penetrare di sé i cuori, il pensiero, l’agire privato e pubblico dei cristiani e delle nazioni. Con tenacia il Papa vuole riproporre questa sua visione al centro dell’Europa "scristianizzata", guardando verso est, a tutti quei popoli cui si accede dalla "porta" di Vienna. A essi Benedetto XVI vuole dimostrare che il cristianesimo non è solo "retaggio" storico, ma fonte viva e armonica, capace ancora di generare bellezza e concordia.