Inaugurata una presenza nuova nella storia
L’intuito di Francesco
sull’incarnazione di Gesù
Elio
Guerriero
("Avvenire",
3/10/’07)
«Vorrei vedere con gli occhi
del corpo i disagi in cui si è trovato Gesù per la mancanza delle cose
necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul
fieno fra il bue e l’asinello». La richiesta rivolta da San
Francesco all’amico
Giovanni di Greccio si poneva in continuità con il desiderio che aveva spinto
il santo a recarsi pellegrino in Terra
Santa, andava al cuore del prologo del
Vangelo di Giovanni cercando la vicinanza con il corpo appena nato del Figlio di
Dio. Il santo percepiva difatti che l’incarnazione del Figlio non si era
conclusa con la morte di Gesù, ma avviava una forma nuova di presenza di Dio
nella storia per la quale i fedeli di ogni tempo possono accostarsi al Figlio,
contemplare la sua umiltà e la sua bellezza che si rispecchia sul volto di ogni
uomo.
L’intuizione di Francesco – la cui festa ricorre domani – era all’origine
del presepe, del tentativo tanto amato dai fedeli di conoscere le condizioni di
vita in cui Gesù venne nel mondo. Dal corpo del Bambino l’attenzione dei
fedeli si spostava alla vita quotidiana, ai pastori, al bue e all’asino, alla
vita dei più deboli, in ogni tempo bisognosi di cura e affetto. Secondo i
critici d’arte, il desiderio semplice e intenso di Francesco avviava il modo
nuovo del dipingere italico. Là dove l’iconografia bizantina poneva l’accento
sul trionfo di Cristo, sulla sua risurrezione e ascesa al cielo, l’arte
italica focalizzava la sua attenzione sull’umanità di Gesù e di quanti gli
erano vicini.
Nella Basilica superiore di Assisi come nella Cappella degli Scrovegni a Padova
Giotto mostra di aver compreso che dal corpo di Cristo si riversa su Francesco,
sui suoi discepoli, sugli animali e sul paesaggio una luce di trasfigurazione
che ricopre il creato, rendendolo nuovamente innocente, gradito a Dio. Lo
stupore di fronte a tanta bellezza aprì la via al Rinascimento quando gli
artisti ritraevano il corpo forte e attraente, ansioso di "cimento" e di libertà.
La peste e le guerre di religione costrinsero a guardare nuovamente a corpi
privi di ornamento e di beltà. San Vincenzo de’ Paoli organizzò l’aiuto
agli indigenti rivelando nello stesso tempo che ogni uomo è povero, affidato
alla misericordia di Dio. Nel 1800 la "rivoluzione industriale" dava forme e
contorni nuovi alla povertà che diveniva una questione dell’intera società.
La Chiesa elaborò allora la "dottrina sociale", soprattutto con i suoi santi
individuò nuove frontiere della solidarietà aperta ai malati e ai disabili. L’ultimo
traguardo ci avvicina alle problematiche dei nostri giorni. Obbedendo ad una
precisa chiamata dello Spirito, la beata
Madre Teresa di Calcutta
volle anzitutto proteggere e accompagnare la fragilità degli uomini al
tramonto. Con il trascorrere degli anni, tuttavia, l’attenzione della beata si
volse agli inizi della vita esposta a rischio per la possibilità del rifiuto.
Ella ha lasciato in eredità alla Chiesa un atteggiamento di protezione materna
verso l’inizio e la conclusione della vita, nei momenti di estrema fragilità
dell’uomo. La Chiesa si trova così sulla scia di San Francesco, riconoscendo
vicinanza e parentela tra il corpo di Gesù incarnato e il corpo di ogni uomo,
cui l’incarnazione del Figlio di Dio dona dignità non "alienabile" e speranza
di vita eterna.