Tre grandi figure del nostro Avvento
Il senso del tempo.
E dell’attesa
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Il passaggio dell’anno
liturgico mette il credente di fronte al senso del tempo: i milioni di anni
della storia del cosmo e dell’umanità, l’estensione ridotta, ma per noi
più decisiva, della nostra vita. Un pensiero "patristico" ripreso da von
Balthasar mette in relazione il tempo con la Trinità di Dio: istituisce,
tuttavia, un legame particolare con il Figlio. La sua volontà di riconoscenza e
obbedienza al Padre fu all’origine della creazione e per essa il Verbo venne
nel mondo per riprendersi il creato e ripresentarlo al Padre in un gesto di
grata restituzione. La venuta del Figlio nella storia, secondo la Genesi, fu
promessa ad Adamo ed Eva, immettendo nel cuore dell’uomo un’attesa che si
ripresentava inestinguibile dopo ogni distruzione e sciagura. Qoèlet, come
tanti nostri contemporanei, dava voce alla frustrazione dell’uomo di fronte
alla ricerca di Dio che sembra nascondersi: «Egli ha messo la nozione dell’eternità
nel loro cuore, senza però che gli uomini possano capire l’opera compiuta da
Dio».
L’attesa è aspirazione del cuore che solo il dono generoso e gratuito di Dio
porta a compimento. All’inizio dell’Avvento tre figure specificano l’attesa
del credente: Isaia,
Giovanni Battista,
la Vergine Maria.
Isaia è il profeta messianico sopra ogni altro. I suoi vaticini si pongono a
metà strada tra il desiderio dell’uomo e la promessa di Dio: Colui che deve
venire – il bambino che deve nascere – è quanto di buono, bello e giusto l’uomo
può sognare. Il seme di eternità posto nel cuore dell’uomo in lui avrà una
risposta. La seconda figura è Giovanni Battista che grida nel deserto della
nostra vita. La sua figura ascetica annuncia l’imminenza della venuta e non
lascia scampo per chi si attarda: già è posta la scure alla radice degli
alberi, già è pronto il fuoco per l’albero che non porta frutto. Anche l’iconografia
cristiana al seguito delle descrizioni dei Vangeli suggerisce la perentorietà
di chi non ha tempo per gli agi della vita, la fretta di chi già intravede il
giudice con il ventilabro per secernere la pula dal grano. Ma non è la
severità a prevalere nella figura di Giovanni, bensì il suo dito puntato ad
indicare l’Agnello di Dio venuto a togliere il peccato dl mondo. L’ultima
figura è la Vergine Maria che alla domanda dell’angelo risponde con voce
pronta: «Ecco, io sono l’ancella del Signore». Ella non attende una persona
che ancora non ha un nome, ma come donna incinta un neonato da crescere ed
educare. Giovanni segnava la fine dell’attesa, come madre e discepola di suo
figlio Maria entra già nel tempo del compimento. Ella è "archetipo" della Chiesa
e modello di ogni cristiano chiamato ad attendere e far nascere il Bambino di
Betlemme nella sua vita. Diceva Angelo Silesio: «Se Cristo nasce mille volte a
Betlemme e non in te, tu rimani allora eternamente perduto». Diviene così
chiaro il significato dell’Avvento cristiano che ogni anno ripropone l’attesa
di Colui che è venuto e tuttavia deve continuamente nascere e crescere nella
vita del credente.
Ha scritto Benedetto
XVI: «Il Signore desidera sempre venire attraverso di noi.
E bussa alla porta del nostro cuore: "Sei disponibile a darmi la tua carne,
il tuo tempo, la tua vita?"».
Secondo la tradizione, la celebrazione dell’Avvento nelle famiglie è
accompagnata da un calendario, da una lampada, dalla stella di Natale. Sono
segni diretti anzitutto ai bambini, ma i credenti e tutti gli uomini sono
invitati a diventare come bambini per capire ed accogliere nella grotta il Dio
bambino.