Resa nota la
data ufficiale (16 aprile) di uscita del volume
che Benedetto XVI ha dedicato a Cristo.
Ecco alcune chiavi di lettura: i tre testi precedenti.
Elio
Guerriero
("Avvenire", 5/4/’07)
Al libro
su Gesù, di cui si
è avuta ieri qualche anticipazione, Benedetto
XVI è arrivato dopo
lunga preparazione. Partendo dalla liturgia, il suo sguardo si è
progressivamente volto verso Gesù nel tentativo di incontrare non solo il suo
messaggio e la sua predicazione, ma la sua persona. Il primo saggio di rilievo
è presente nel volume "Cantate al Signore un canto nuovo" (Jaca Book,
1996). L'opera aveva prevalente carattere liturgico, vi compariva, tuttavia, un
importante articolo che mirava a liberare il campo dalle immagini riduttive di
Gesù introdotte dal "liberalismo" di inizio secolo e da alcune
correnti teologiche contemporanee. Gesù il liberatore, il compagno di viaggio,
il povero tra i poveri. Sotto la forma accattivante questi titoli hanno il torto
di rinchiudere Gesù nel suo tempo, di ridurlo a un piccolo predicatore, quale
si poteva incontrare in Palestina sotto Tiberio e Ponzio Pilato. Ben oltre sono
le attese della fede espresse, ad esempio, dalla Lettera agli Ebrei: «Gesù
Cristo è lo stesso, ieri, oggi, nell'eternità» (13,8).
Come superare, allora, la distanza per divenire compagni di viaggio di Gesù,
entrare nella comunione con Dio e con il Padre che egli dice di essere venuto a
portare? In "Il Dio vicino" (San Paolo, 2003) il papa osserva che la
lettera agli Ebrei indica correttamente tre determinazioni di tempo. A dire il
vero l'eternità si colloca al di là del tempo ed è "coestensiva"
con il passato, il presente, il futuro. La prima e più ardua distanza è,
dunque, quella che separa gli uomini immersi nel tempo dal Dio eterno. Qui il
papa, parafrasando Sant'Agostino, può affermare che per questo collegamento
decisivo, il fedele non deve compiere un grande viaggio. Il Logos, il Figlio
eterno del Padre «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della
Vergine Maria». Il Figlio, dunque, non è solo nel compiere questo viaggio
dall'eternità al tempo. All'origine vi è il Padre di misericordia «che ha
tanto amato il mondo, che ha dato il suo figlio unigenito» (Gv 3,16). Collabora
con lui lo Spirito d'amore, il cui compito, nell'eternità come nella storia, è
quello di unire. Egli fa sì che, pur nel distacco dal Padre, il Figlio è unito
a Lui. Egli garantisce che il Gesù che viene nella storia è il Logos, il
Verbo, generato dal Padre dall'Eternità. Egli è la garanzia sicura che Gesù,
vissuto duemila anni fa, è vivo e presente nell'Eucarestia, entra in comunione
con i fedeli di oggi e di ogni tempo, accoglie le loro domande e le loro
sofferenze. Ma vi è un'altra persona, cui l'articolo del Credo fa riferimento,
è la Vergine Maria. Il saluto con il quale l'angelo si rivolge a Maria:
«Salve, piena di grazia, il Signore è con te» rimanda, secondo gli esegeti,
ad una promessa del profeta Sofonia (3,14). Con questo saluto Maria appare come
la figlia di Sion in persona, come il luogo della dimora, come la santa tenda,
su cui sta la nube della presenza di Dio. Fin qui la comunione con l'eternità.
Ad introdurre la comunione con il passato il papa ama ricordare un'altra
pericope dell'Antico Testamento: il sacrificio di Isacco, preceduto dal lento
peregrinare di Abramo e del figlio verso il monte Moira. Questo cammino che
sembra non finire mai prefigura il tempo della storia della salvezza, il tempo
dell'attesa dell'uomo, ma soprattutto dell'attesa di Dio. Egli attende la
riconoscenza dell'uomo ma riceve solo oltraggio e violenza (i vignaioli
perfidi). Alla fine sarà Dio stesso a offrire il Figlio come vittima di
sacrificio. L'agnello impigliato tra i rovi, che l'angelo ordina ad Abramo di
sacrificare è figura di Gesù Cristo che porta la corona di rovi della colpa
dell'uomo. Salendo il monte, Abramo aveva detto ad Isacco: «Dio provvederà».
In Gesù Cristo la promessa di Abramo si avvera alla lettera. Egli dona un
agnello che porta via i peccati del mondo. Gesù collega, dunque, il passato al
suo presente, egli porta a pienezza e completamento l'antica alleanza ed unisce
in concordia i due Testamenti. Nello Spirito d'amore, difatti, egli rinnova
l'alleanza con Dio e la estende a tutti i popoli e a tutte le persone che
accolgono il suo Vangelo di misericordia. È lo Spirito, dunque, che ancora una
volta permette ai fedeli di ogni tempo di vivere nel presente di Gesù, nella
sua comunione eucaristica, memoria del sacrificio della croce. Non è, tuttavia,
di poca importanza il fatto che sotto la croce vi siano Maria e Giovanni. Essi
assistono al colpo di lancia che apre il costato di Gesù, dal quale escono
sangue ed acqua, la Chiesa che con la sua struttura sacramentale ha il compito
di mantenere viva la comunione con il suo Signore. Prosegue Benedetto XVI: nel
Canone romano dopo la consacrazione appaiono dei nomi. Sono apostoli e
discepoli, vescovi e martiri che hanno il compito di trasmettere la
testimonianza e la comunione: «ciò che era fin da principio, ciò che noi
abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto coi nostri occhi… noi lo annunciamo
a voi» (1 Gv 1,1s.). Questo il collegamento con il presente.
A conclusione del percorso, tuttavia, il papa esorta a volgere nuovamente
l'attenzione all'eternità. A sostegno di questo percorso che ci riporta alla
comunione con Gesù e il Padre, Benedetto XVI cita ancora sant'Agostino:
«Mangia il pane dei forti, e tu non trasformerai me in te stesso, ma io
trasformerò te in me». ("In cammino verso Gesù"). L'Eucarestia,
dunque, introduce nel mondo di Dio, permette di incontrare nell'oggi della fede
il Figlio e il Padre nello spirito d'amore.
La comunione eucaristica, tuttavia, per essere autentica, apre anche alla
solidarietà con i disagiati e dilata all'infinito i confini della comunione. In
Cristo sono aboliti ogni sorta di barriere e viene istituita la comunione con i
fratelli di ogni luogo e di ogni tempo. La Chiesa riunita intorno all'Eucarestia
è il luogo della fraternità, il nuovo popolo di Dio che esercita una funzione
profetica e vicaria verso la comunità universale degli uomini con la missione,
la carità e la sofferenza.
A conclusione un accenno all'arte figurativa e alla musica. Commenta il Papa:
«quando il fedele dei primi secoli vedeva il buon pastore che si caricava sulle
spalle la pecorella smarrita, egli sapeva benissimo che quella pecorella era lui
che Gesù aveva raccolto con affetto e tenerezza. Quando la musica sacra fa
cantare parole accorate ma rasserena con la melodia, il fedele sa che questo è
possibile perché Cristo è Risorto e ci offre ogni giorno la sua comunione
d'amore».
Il volume di Benedetto XVI di cui ho sintetizzato le ultime frasi in questo
articolo, si intitola "Il
cammino verso Gesù".
Esso fa riferimento alla compagnia che il Signore offre a chi gli mette a
disposizione il suo amore, ma allude probabilmente anche alla grande opera su
Gesù, la cui pubblicazione è imminente.