Messaggio nella scelta del giorno
La conversione, speranza offerta a tuttiOggi Benedetto
XVI si reca
pellegrino ad Assisi.
Ha scelto di andarci non nella festa liturgica di San Francesco, il 4 ottobre,
ma nell'ottavo centenario della sua conversione. Nel 1205 Francesco aveva 23-24
anni. Era figlio di un ricco mercante, e operava egli stesso nella bottega
paterna. Come san Paolo, o sant'Agostino, o Alessandro Manzoni, san
Francesco
ricondurrà la sua conversione ad un momento preciso, al momento dell'incontro
con il lebbroso. In realtà, il tempo della ricerca durò circa tre anni. E in
questo stato di inquietudine ebbe luogo l'esperienza di San Damiano. Vagando per
i dintorni della sua città, il Santo si trovò a passare davanti a quella
chiesetta. Entrò a pregare e il Crocifisso gli parlò: «Non vedi, Francesco,
che la mia casa viene distrutta? Va', dunque, e riparala». Ora la conversione
aveva trovato il suo contenuto spirituale: la sequela rigorosa di Cristo e la
restaurazione della Chiesa.
Della vita di Francesco papa Ratzinger predilige due episodi: la celebrazione
del Natale a Greccio e la concessione delle stimmate a La Verna. La festa di
Natale suscitava nel Santo sentimenti di tenerezza verso il bambino Gesù. Il
terreno di Greccio, dove Francesco si rifugiava, gli era stato messo a
disposizione da un nobile signore di nome Giovanni. Ora questo nobile, proprio
nella notte di Natale, ebbe una visione meravigliosa. Vide immobile, nella
mangiatoia, un bambinello che fu svegliato dal sonno dalla vicinanza di
Francesco. Commenta il nostro Papa: «Questa visione corrispondeva realmente a
quanto stava avvenendo. Mediante Francesco il ricordo e la memoria di Gesù si
risvegliavano nelle anime».
L'altro punto focale, che il Pontefice ha approfondito nello studio dell'amato
san Bonaventura, è l'esperienza delle stigmate impresse nella carne di
Francesco da un Serafino alato. Un mattino, all'avvicinarsi della festa
dell'esaltazione della Croce, mentre pregava sul fianco della Verna, il Santo
vide la figura di un serafino in croce. Provava letizia per l'atteggiamento
gentile, ma il vederlo sconfitto in croce gli trapassava l'anima con la spada
dolorosa della compassione. E subito, nelle sue mani e nei suoi piedi,
incominciarono ad apparire i segni dei chiodi, come quelli che poco prima
Francesco aveva osservato nell'immagine del Crocifisso ("Leggenda
Maggiore"). Come san Bonaventura lascia intendere, il serafino
rappresentava il Crocifisso. La forma dell'apparizione aveva tuttavia un
significato suo proprio: le sei ali del serafino indicavano le sei tappe per
accostarsi alla rivelazione e all'infinità dell'amore crocifisso. Fede,
pensiero, meraviglia, contemplazione, rapimento e intelligenza sono i passaggi
che nutrono come vampe d'amore e fiamme di carità.
Giungiamo così a quello che Benedetto XVI ritiene il vero e proprio nucleo
dell'apparizione: la centralità di Cristo in croce nella vita cristiana.
L'apparizione del "Serafino-Crocifisso", infatti, è sì diretta a
Francesco, ma essa è paradigmatica per ogni cristiano. Rassomiglia alla
teofania al Tabor dove Gesù rivela la sua divinità a Pietro, Giacomo e
Giovanni.
L'incontro di oggi raggiungerà il suo apice nel pomeriggio quando il Papa
incontrerà i giovani nel piazzale antistante la basilica di santa Maria degli
Angeli. Ad essi egli proporrà la vicinanza a Cristo tenacemente perseguita da
Francesco, la sua proposta di riforma della Chiesa, l'amore appassionato che lo
spingeva alla missione. Nella visione di san Bonaventura, Francesco fu un nuovo
Giovanni Battista che ai suoi contemporanei indicò una nuova venuta
dell'Agnello di Dio. L'incontro di Assisi, nella memoria che la conversione è
offerta a tutti, può divenire l'occasione di un nuovo incontro con Cristo, di
un rinnovato splendore della bellezza del suo Vangelo.