Messaggio nella scelta del giorno

RITAGLI    La conversione, speranza offerta a tutti    DOCUMENTI

Stimmate di San Francesco (Gentile da Fabriano).

Elio Guerriero
("Avvenire", 17/6/’07)

Oggi Benedetto XVI si reca pellegrino ad Assisi. Ha scelto di andarci non nella festa liturgica di San Francesco, il 4 ottobre, ma nell'ottavo centenario della sua conversione. Nel 1205 Francesco aveva 23-24 anni. Era figlio di un ricco mercante, e operava egli stesso nella bottega paterna. Come san Paolo, o sant'Agostino, o Alessandro Manzoni, san Francesco ricondurrà la sua conversione ad un momento preciso, al momento dell'incontro con il lebbroso. In realtà, il tempo della ricerca durò circa tre anni. E in questo stato di inquietudine ebbe luogo l'esperienza di San Damiano. Vagando per i dintorni della sua città, il Santo si trovò a passare davanti a quella chiesetta. Entrò a pregare e il Crocifisso gli parlò: «Non vedi, Francesco, che la mia casa viene distrutta? Va', dunque, e riparala». Ora la conversione aveva trovato il suo contenuto spirituale: la sequela rigorosa di Cristo e la restaurazione della Chiesa.
Della vita di Francesco papa Ratzinger predilige due episodi: la celebrazione del Natale a Greccio e la concessione delle stimmate a La Verna. La festa di Natale suscitava nel Santo sentimenti di tenerezza verso il bambino Gesù. Il terreno di Greccio, dove Francesco si rifugiava, gli era stato messo a disposizione da un nobile signore di nome Giovanni. Ora questo nobile, proprio nella notte di Natale, ebbe una visione meravigliosa. Vide immobile, nella mangiatoia, un bambinello che fu svegliato dal sonno dalla vicinanza di Francesco. Commenta il nostro Papa: «Questa visione corrispondeva realmente a quanto stava avvenendo. Mediante Francesco il ricordo e la memoria di Gesù si risvegliavano nelle anime».
L'altro punto focale, che il Pontefice ha approfondito nello studio dell'amato san Bonaventura, è l'esperienza delle stigmate impresse nella carne di Francesco da un Serafino alato. Un mattino, all'avvicinarsi della festa dell'esaltazione della Croce, mentre pregava sul fianco della Verna, il Santo vide la figura di un serafino in croce. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, ma il vederlo sconfitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. E subito, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire i segni dei chiodi, come quelli che poco prima Francesco aveva osservato nell'immagine del Crocifisso ("Leggenda Maggiore"). Come san Bonaventura lascia intendere, il serafino rappresentava il Crocifisso. La forma dell'apparizione aveva tuttavia un significato suo proprio: le sei ali del serafino indicavano le sei tappe per accostarsi alla rivelazione e all'infinità dell'amore crocifisso. Fede, pensiero, meraviglia, contemplazione, rapimento e intelligenza sono i passaggi che nutrono come vampe d'amore e fiamme di carità.
Giungiamo così a quello che Benedetto XVI ritiene il vero e proprio nucleo dell'apparizione: la centralità di Cristo in croce nella vita cristiana. L'apparizione del "Serafino-Crocifisso", infatti, è sì diretta a Francesco, ma essa è paradigmatica per ogni cristiano. Rassomiglia alla teofania al Tabor dove Gesù rivela la sua divinità a Pietro, Giacomo e Giovanni.
L'incontro di oggi raggiungerà il suo apice nel pomeriggio quando il Papa incontrerà i giovani nel piazzale antistante la basilica di santa Maria degli Angeli. Ad essi egli proporrà la vicinanza a Cristo tenacemente perseguita da Francesco, la sua proposta di riforma della Chiesa, l'amore appassionato che lo spingeva alla missione. Nella visione di san Bonaventura, Francesco fu un nuovo Giovanni Battista che ai suoi contemporanei indicò una nuova venuta dell'Agnello di Dio. L'incontro di Assisi, nella memoria che la conversione è offerta a tutti, può divenire l'occasione di un nuovo incontro con Cristo, di un rinnovato splendore della bellezza del suo Vangelo.