Papa Ratzinger e la Regola del grande monaco

RITAGLI    L'influsso di San Benedetto sul nuovo Conclave    DOCUMENTI

Elio Guerriero
("Avvenire", 4/7/’07)

Il "motu proprio" con il quale Benedetto XVI ha cambiato una precedente disposizione di Giovanni Paolo II relativa all’elezione del papa ha destato qualche sorpresa. In breve si tratta di questo: l’elezione del papa ha luogo con la maggioranza dei due terzi. Nel caso che gli elettori non riuscissero ad accordarsi dopo 34 scrutini, Giovanni Paolo II concedeva la possibilità di passare ad una maggioranza assoluta (la metà più uno); Benedetto XVI ordina di tornare all’antica prassi della maggioranza dei due terzi. L’attuale Pontefice giustifica questa decisione dicendo che, dopo la promulgazione della Costituzione apostolica del predecessore, giunsero diverse richieste "insigni per autorità" perchè si ritornasse alla norma tradizionale. Non so se il cardinale Ratzinger inviò a sua volta una richiesta. Mi sembra certo, invece, che la sua teologia lo porti con forza a sostenere la tesi della tradizione.
Scrivendo del primato del papa, il cardinal Ratzinger avviava la sua riflessione dal carattere personale della testimonianza. Al testimone Gesù Cristo corrispondono i testimoni che si compromettono con il loro nome. La confessione di fede di Cesarea è legata alla persona di Pietro al quale viene annunziata la passione e, successivamente, la testimonianza personale del martirio.
Il papa, di conseguenza, non è il capo di una fazione e neppure il rappresentante di una maggioranza ma riceve la forza con la quale svolge il suo incarico dall’amore, pronto al martirio, per Cristo.
Questa riflessione legata alla sequela ed imitazione di Cristo veniva completata da una considerazione sull’autorità e la responsabilità apostolica. I vescovi, chiamati a partecipare all’elezione del futuro pontefice, svolgono tale compito per la responsabilità conferita loro dal sacramento, non in quanto fanno parte di una maggioranza o minoranza. Ratzinger, inoltre, ricordava la raccomandazione di
San Benedetto: "Nell’elezione dell’abate si segua sempre il principio di nominare quello che avrà scelto di comune accordo tutta la comunità secondo il timore di Dio o anche una parte di essa, per quanto piccola, in base a un giudizio più solido".
San Benedetto, commentava l’attuale Pontefice, viene considerato il padre della democrazia. È lui che ha fatto conoscere in Occidente l’elezione democratica. Egli introduceva, tuttavia, due correttivi: lo sforzo di giungere ad una decisione concorde e la possibilità che vi sia una parte, numericamente più piccola, che abbia invece il consiglio più saggio. Papa Benedetto XVI non ha una soluzione tecnica per il superamento di eventuali intoppi nell’elezione democratica. Esorta, tuttavia, i cardinali ed altri elettori nella Chiesa a tenere in considerazione il richiamo di San Benedetto, ad avere cioè pazienza, a raccogliersi in preghiera, e attendere la voce dello Spirito.
La disposizione presa da Benedetto XVI riguarda una possibilità remota. Una votazione fino al 34° scrutinio non si è mai verificata nel secolo scorso e bisogna risalire fino all’elezione di Gregorio XVI (1831), quando il papa era ancora un regnante, per trovare un caso in cui si sarebbe potuta applicare la nuova norma.
Il Papa teologo, tuttavia, vuole evitare intralci allo Spirito di Cristo che è la vera guida della Chiesa. Scriveva il cardinale Ratzinger del suo Predecessore: "Si conosce meglio Giovanni Paolo II quando si è concelebrato con lui e ci si è lasciati attirare nell’intenso silenzio della sua preghiera". Nessun disaccordo con il Predecessore, dunque, solo il desiderio di modellare una Chiesa più attenta alla voce dello Spirito, più vicina al suo Maestro.