"CONVEGNO COMUNICAZIONI SOCIALI"
Il
vescovo Brambilla: ![]()
quel «sì» alla verità che rende liberi
L’ausiliare
di Milano ha celebrato una Messa con i "convegnisti" in Sant’Ambrogio.
La "sfida": informare rispettando la libertà dell’utente.
Da
Milano, Annalisa Guglielmino
("Avvenire", 10/5/’08)
Anche Sant’Agostino
s’interrogò sul senso di quella "triplice" domanda di Gesù, cui
seguì per tre volte la risposta dell’Apostolo. Ed è da quella domanda che è
partita la riflessione di monsignor
Franco Giulio Brambilla.
Ai responsabili e ai collaboratori degli "Uffici
diocesani per le comunicazioni sociali",
raccolti nella Basilica milanese di Sant’Ambrogio per la Messa, il vescovo
ausiliare di Milano ieri ha riproposto la lettura del "passo
evangelico" come "paradigma" dell’azione informativa. Del
«conoscere la verità per arrivare alla libertà». I tre "sì" di
Pietro sono, infatti, «detti fino alla fine». E «man mano che cresce l’indice
di affermazione, aumenta l’indice di libertà», ha spiegato il teologo,
vicario ambrosiano per il "settore culturale". Il quale ha celebrato,
con la Messa di ieri pomeriggio, una "pausa" liturgica nel programma
del "Convegno nazionale" svoltosi in questi giorni alle porte della
città di Ambrogio (e di Agostino, che proprio qui vide "schiudersi"
il suo cammino di conversione). È intitolato «Lo sguardo quotidiano. I
cattolici, l’informazione, la realtà», il "Convegno". La pausa di
riflessione eucaristica guidata da monsignor Brambilla ha preso le mosse dal
"Vangelo di Giovanni" e dal "Capitolo 25" degli "Atti
degli Apostoli". «Due sguardi», appunto, li ha chiamati il vescovo.
Entrambi legati alla «possibilità di dire la verità».
Diversi per il fatto di essere un fatto «riportato» il passo che vede Paolo in
prigione per aver affermato la resurrezione di Gesù. Una "narrazione"
del perché Paolo sia in carcere, e un «resoconto», ha spiegato Brambilla, di
quello che Paolo ha detto. È invece «vissuto sulla pelle» l’altro passo.
Quello del "tu per tu" con Pietro dopo la resurrezione, un’esperienza
che ha visto il coinvolgimento dei discepoli. E Giovanni vi assiste
direttamente. «La piena informazione – ha commentato il vescovo – è quella
in cui la libertà dell’ascoltatore è coinvolta». L’informazione «più
oggettiva possibile è dunque forse quella che pone una domanda che dà da
pensare, da agire e fare».
«Pietro, mi ami tu?». Se nella risposta di Pietro all’inchiesta di Gesù c’è
l’investimento personale dell’Apostolo («Ti amo, Signore, tu lo sai»), la
vera domanda di Gesù è, per Brambilla: «Tu come ti decidi? Che ne fai di
te?». Il teologo ha suggerito che sono domande di questo tipo, ed è «un’informazione
di questo tipo, a lasciare aperto lo spazio per pensare e decidersi». Ai
"comunicatori" delle diocesi di tutta Italia ha professato
«gratitudine, già solo per il fatto che il vostro lavoro si
"arrischi" di arrivare fino a questo punto».
All’essere «amici dell’informazione». Quella che non si ferma alla domanda
«se Dio esista, ma che, se esiste, abbia il volto del Crocifisso risorto».
A questo «livello estremo – ha "chiosato" il vescovo ausiliare,
salutando gli operatori diocesani – l’informazione diventa libertà di
coscienza». E l’arcivescovo di Milano, il cardinale
Dionigi Tettamanzi, nel
saluto inviato il giorno prima al "Convegno" che termina stamani, lo
aveva definito «un’occasione preziosa per appassionarsi con rinnovato
entusiasmo a raccogliere la "sfida" di inventare il futuro, e di
continuare a scrivere pagine quotidiane di sapienza e serietà, con spirito di
servizio e nella "fierezza" dell’originalità di una intelligenza
ispirata dalla verità e amica della fede».